SBK. Genesio Bevilacqua ci ha lasciati

SBK. Genesio Bevilacqua ci ha lasciati
Grande appassionato di moto e di competizioni, Genesio era malato da tempo, ma nessuno si aspettava un peggioramento così grave. Ha scritto pagine indimenticabili della SBK ed è stato l’ultimo privato ad aver vinto il titolo mondiale
14 gennaio 2026

La notizia mi è arrivata all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. eHo sperato che si trattasse di un errore, rifiutando di accettare una realtà che mi è stata però confermata da una telefonata di quello che era da sempre il suo braccio destro: Moreno Coppola.

Si è sentito male in casa, lo hanno portato subito in ospedale, ma non ce l’ha fatta. Se ne è andato così un personaggio a volte controverso, ma di gran carattere, che ha scritto pagine importanti nella storia del mondiale Superbike e che ha realizzato il sogno di vincere il titolo mondiale con una squadra privata.

Ho avuto la fortuna di far parte del Team Althea con le mansioni di ufficio stampa nei suoi primi anni di partecipazione al mondiale Superbike, ed ho quindi vissuto la nascita di quella che sarebbe poi diventato il Team campione del mondo nel 2011 con Carlos Checa. Genesio ha compiuto l’impresa di portare sul tetto del mondo una squadra privata Ducati, proprio nell’anno nel quale l’azienda di Borgo Panigale aveva abbandonato il mondiale delle derivate per concentrarsi soltanto sulla MotoGP. E’ riuscito a restituire la gioia di correre ad un campione come lo spagnolo e a valorizzare le grandi capacità dei “ragazzi di Colleferro”, i tecnici capeggiati da Moreno ed Adriano Coppola. Il tutto continuando a dirigere la propria azienda a Civita Castellana, quell’Althea Ceramiche che lui stesso aveva creato e portato in pochi anni a primeggiare nel mondo, proprio come ha fatto con il suo team.

Per spiegare l’imprenditore, ma soprattutto l’uomo Genesio dovrei scrivere mille pagine, tanti sono i ricordi che mi tornano alla mente. Dalla prima vittoria di Checa nel 2010 a Phillip Island, che festeggiai salendo in piedi su un tavolo della sala stampa, sino al podio di Magny Cours del 2011 quando al pilota spagnolo venne consegnato il trofeo di campione del mondo ed al suo fianco c’era l’uomo che lo aveva convinto a rinunciare all’idea del ritiro e che faceva fatica a trattenere le lacrime. Assieme alla squadra anche io ero sotto quel podio e le gocce di champagne lanciato da Carlos si mischiarono alle nostre lacrime di gioia e di commozione, per un’impresa che venne poi descritta dal libro scritto a quattro mani da Genesio e dal compianto Claudio Porrozzi ed intitolato “Il nostro giro migliore”.

Nello stesso anno la squadra italiana vinse anche la Superstock 1000 FIM Cup con il giovane Davide Giugliano, un altro pilota che Bevilacqua aveva rigenerato e ripescato dal dimenticatoio, per portarlo poi in SBK nel 2012.

I piloti che hanno corso per lui sono stati tanti, e tutti con una storia particolare. Fu il primo a credere in Alessandro Delbianco, tanto da farlo debuttare in SBK nel 2019, fece correre nella EVO Nicolò Canepa, bissò il successo nella Stock 1000 con Raffaele De Rosa nel 2016 con una BMW. Anche se la sua moto preferita era la Ducati, le sue squadre hanno corso anche con Aprilia, BMW e Honda, mentre dal 2022 ad oggi il Team Althea ha partecipato al mondiale Supersport e Moreno mi ha assicurato che anche quest’anno l’attività proseguirà nella stessa categoria, con i due piloti italiani Leonardo Taccini e Alessandro Zaccone.

La mia amicizia con Genesio ha vissuto alti e bassi perché a volte i nostri caratteri si sono scontrati. Per due volte ho smesso di far parte delle sue squadre e per due volte siamo tornati a lavorare insieme, perché in fondo la nostra passione era la stessa e la stima reciproca non è mai venuta meno. Era bello confrontarsi con lui sui temi della Superbike ed i suoi commenti non erano mai banali. L’ho intervistato l’ultima volta nel marzo dello scorso anno e se volete potete rivedere l’intervista attraverso questo link: https://www.moto.it/superbike/sbk-genesio-bevilacqua-un-team-ducati-per-rea-ci-pensero-video.html

Nel suo cuore oltre alla squadra ed alla sua azienda al primo posto c’era ovviamente la sua famiglia, i suoi quattro figli ed il suo nipotino, nato lo scorso anno. Ma un posto particolare era occupato anche da Paolo Pileri e da “Moto dei Miti” forse la sua creatura più bella, l’incredibile collezione di moto che non voleva venisse chiamata “museo”, in quanto si vantava giustamente del fatto che tutte le moto che la compongono sono funzionanti. Negli anni la collezione è stata ampliata ed aveva trovato la propria bellissima sede all’interno dell’azienda Althea, in un capannone particolare, vicino a quello che ospita il Team.

E che le moto fossero perfettamente funzionanti Genesio ce lo dimostrava ogni qual volta organizzava una giornata di prove in qualche autodromo. Indimenticabile per me quella vissuta anni fa a Magione, quando scesero in pista tra le altre la Ducati MotoGP n.65 ex Capirossi e la Suzuki Gamma 500 campione del mondo 1981 con Marco Lucchinelli, che per l’occasione venne guidata da Roberto Gallina.

Per quanto riguarda Pileri, Genesio ricordava spesso come l’ex pilota ternano fosse stato il suo maestro, e come i suoi insegnamenti lo avessero portato alla creazione del team Althea ed al suo impegno nelle competizioni.

Ultima ma non ultima va ricordata la sua carriera di pilota amatoriale, ovviamente con moto Ducati, perché il cuore di Genesio era grande e rosso di passione.

 

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