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Non so a voi, ma a me il video con il quale il Pertamina Enduro VR46 Racing Team ha annunciato l’ingaggio di Nicolò Bulega per il prossimo anno non è piaciuto.
Io ovviamente sono “di parte”, nel senso che lavoro da quasi venti anni in Superbike, sono legato da sempre a questo campionato, al suo paddock e a chi ci lavora, piloti compresi, ma la frase pronunciata da Nicolò al termine del video mi sembra irriguardosa ed ingrata.
“Adesso basta coi giochi, andiamo a fare le corse”. Certo, perché in questi ultimi anni il giovane pilota della Ducati non ha corso, ha giocato.
Ha iniziato a “giocare” nel 2022, quando la Moto2 lo aveva di fatto scartato. E’ venuto a “giocare” in Supersport, grazie al Team Aruba.it che al contrario di quanto era successo nell’altro paddock credeva in lui, ed è passato sopra il suo recente passato ed i suoi risultati in Moto2. Credeva (e crede) nel pilota e nell’uomo.
Per farlo “giocare” la squadra di Stefano Cecconi gli ha messo a disposizione una Panigale V2 competitiva, ciò nonostante il romagnolo chiuse il campionato solo al quarto posto, staccato di 256 punti dal vincitore Dominique Aegerter, con 9 podi e nessuna vittoria.
Ma la squadra italiana, che aveva scommesso su di lui, ha continuato a credere nel suo potenziale e a farlo “giocare”, e l’anno successivo è stata ripagata con il titolo mondiale Supersport, con 16 vittorie e 21 podi.
Nicolò si era finalmente gettato alle spalle gli anni difficili della Moto2, era tornato a credere in sé stesso, “coccolato” dal team Aruba e seguito come un figlio dal suo manager Alberto Martinelli, il primo a credere nella Supersport. Il paddock della GP che prima lo avevo portato alle stelle nominandolo “il nuovo Valentino Rossi” e poi lo aveva gettato via, etichettandolo come “bollito”, era ormai solo un lontano ricordo, e per lui si aprivano le porte della Superbike.
Nella classe regina delle derivate il ritrovato pilota italiano ha “giocato” subito molto bene, senza risentire del passaggio dalla Supersport. Non ha vinto il titolo, che è andato a Toprak Razgatlioglu, ma ha chiuso secondo, a 43 punti dal fenomeno turco, con 6 vittorie e 24 podi. Ormai nessuno ricordava più i suoi anni bui. L’ambiente della Superbike, decisamente più “umano” rispetto a quello della GP, gli aveva permesso di tornare ad essere sé stesso, capace di esprimere il suo grande talento. Non era più una delle tante speranze deluse del motociclismo, ma una realtà, un campione affermato, in grado di lottare per il titolo mondiale.
Il 2025 è passato alla storia per la fantastica sfida tra lui e Toprak, che si è conclusa soltanto nell’ultima decisiva gara di Jerez a favore del pilota della BMW, ma che di fatto ha consacrato il ventiseienne pilota italiano tra i top rider della categoria, che poteva strizzare l’occhio alla MotoGP.
Quello che è successo quest’anno lo sappiamo: un dominio senza precedenti, record su record, 26 vittorie ed un secondo posto (sino ad ora) su 27 gare ed un titolo che dovrebbe arrivare già a Cremona, a due round dal termine della stagione.
Mai come quest’anno Nicolò Bulega ha “giocato”, nel senso che è tornato a divertirsi in moto, a vincere e a mostrare al mondo il suo talento sopraffino. Se ora è un campione completo, se è riuscito a maturare come uomo e come pilota, lo deve al suo grande impegno, ai sacrifici fatti, ma anche ad un ambiente che gli ha permesso di "giocare" di crescere senza pressioni. Lo deve a tutti i componenti del Team Aruba.it che lo hanno protetto, seguito, aiutato e consigliato con professionalità ed affetto.
Sono stati proprio dei gran bei “giochi” e ci auguriamo che Nicolò possa ripeterli anche in MotoGP, dove fa le corse.