Yaneth: una giramondo in moto nel nome delle donne

Una donna, una moto, uno spirito da combattente: è la storia di Yaneth Alvarez, che porta nel mondo il suo messaggio a tutela delle donne contro la violenza di genere
8 marzo 2019

La moto come terapia contro la violenza, o anche come potente strumento per dimostrare come il desiderio di felicità e libertà sia comunque più forte dei sentimenti negativi che spesso dominano l’animo umano.

Maschile, soprattutto.

Yaneth Alvarez, biker colombiana che, da sola, in sella ad una Honda CB 500 F gira il mondo, ad ogni giro di ruota, confine superato, nuova città porta il suo messaggio contro la violenza sulle donne.
Alle spalle un’esperienza drammatica, purtroppo condivisa da migliaia di altre donne: non ci sono confini, né differenze di cultura, religione o razza, visto che ad ogni latitudine il maschio suole esercitare con la forza la sua (presunta) superiorità, che sovente nasconde debolezza invece che forza.

La storia di Yaneth inizia a Bogotà, Colombia, terra meravigliosa ma anche teatro di terribili vicende, come gli abusi sui bambini o le violenze sessuali sulle donne.
Poi, per colmo di ingiustizia, capita che sia l’abusato a portare il marchio di intoccabile, come fosse stata colpa sua l’aver subito violenza, mentre i colpevoli godono di incomprensibili complicità e di paradossali connivenze.

Accade che possano essere scusati per il loro comportamento, quando non proprio assolti.

In missione per un mondo migliore

Per chi ha conosciuto sulla sua pelle l’orrore, il carico degli incubi non si dissolve con gli anni, anzi diventa sempre più pesante: «Ad un certo punto - ci dice Yaneth - ho pensato di farla finita. Ma mio figlio mi ha fermato prima del passo senza ritorno: mi ha convinta a denunciare i miei aggressori, e da quel gesto liberatorio è poi nata l’idea del viaggio, per portare alle donne di tutto il mondo il messaggio che alla violenza possiamo opporci. Sono partita nel 2014, ed ho scoperto quanto meravigliosa sia la nostra Terra, malgrado la malvagità di alcuni che la abitano».

Senza pensare, all'inizio, di arrivare fin dove è oggi arrivata, Yaneth si è trovata via via a riempire il suo giubbino in pelle con le patch delle Nazioni attraversate, ovunque sventolando la sua bandiera a difesa delle donne.

In questo modo, ha acquisito, miglia dopo miglia, la consapevolezza di essere biker donna senza complessi, anzi: esibendo come un vezzo la coda di cavallo che ne orna il casco. 

Il messaggio di Yaneth non è complicato ma, anzi, terribilmente semplice da comprendere: «Una donna che subisce violenza, che viene ricattata ed indicata come una poco di buono, non deve vergognarsi o chinare la testa».

Dopo migliaia di chilometri, Yaneth ha cambiato il suo giudizio sugli uomini?

«Nel mio viaggio mi affido alla solidarietà tra motociclisti: la passione per le "due ruote" si trasforma in generosità infinita, con case che mi accolgono, tavole con un piatto caldo e tante persone sincere che ascoltano il mio messaggio e mi incoraggiano ad andare avanti. Nella vita è così: puoi incontrare santi o briganti, assassini o angeli. E se all’inizio mi sono imbattuta nei diavoli, poi sul mio cammino ci sono state solo belle persone».

Coraggiosa al punto da viaggiar da sola anche in luoghi poco sicuri, Yaneth forse racconterà in un libro i momenti più belli e quelli paurosi, oltre alle foto dei luoghi più incredibili dove ha portato le ruote della sua Honda; chi volesse saperne di più sul suo viaggio e seguirla nelle prossime tappe, la può incontrare sui canali social più seguiti, #enmotoporelmundo

 

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