Van Veen OCR 1000: il mito Wankel all'asta a Las Vegas

Van Veen OCR 1000: il mito Wankel all'asta a Las Vegas
Una superbike con motore Wankel rotativo da 100 cavalli, rara e tecnicamente audace, va all'asta a Las Vegas tra i lotti più affascinanti della Mecum Auctions, attirando appassionati e collezionisti da tutto il mondo
5 gennaio 2026

La Van Veen OCR 1000 nasce da un’idea di Henk van Veen, importatore olandese delle moto Kreidler e figura molto attiva nel motociclismo sportivo europeo. Nel 1974 la moto viene presentata per la prima volta al pubblico, suscitando grande interesse grazie alla combinazione tra motore rotativo e prestazioni da vera superbike, una scelta estremamente rara per l’epoca.
Purtroppo, nonostante l’entusiasmo iniziale e le specifiche tecniche all’avanguardia, l’OCR 1000 non raggiunge mai il successo commerciale. Tutta la produzione, realizzata nella piccola fabbrica di Duderstadt, in Germania, si limita a circa 38 esemplari costruiti tra il 1976 e il 1981.

Il vero protagonista di questa moto è il motore Wankel a due rotori fornito dall’allora joint venture Comotor, nata dalla collaborazione tra NSU/Audi e Citroën. Il propulsore, con due camere da circa 498 cc ciascuna, sviluppa circa 100 cavalli a 6.500 giri, accompagnati da una curva di coppia particolarmente piena e uniforme: oltre 135 Nm già a 3.000 giri, numeri impressionanti per gli anni Settanta.
La sigla OCR sta infatti per Oil Cooled Rotors, ovvero rotori raffreddati ad olio, in aggiunta al tradizionale raffreddamento ad acqua del motore. In origine progettato per applicazioni automobilistiche come la Citroën GS Birotor, il motore venne adattato per l’uso motociclistico; per l’OCR 1000 fu inoltre sviluppata una trasmissione con cambio a quattro rapporti e trasmissione finale a cardano.

La OCR 1000 era altrettanto sofisticata anche dal punto di vista ciclistico. Dotata di telaio a doppia culla in acciaio, sospensioni Koni, cerchi in lega leggera e freni a disco, la moto rifletteva l’ambizione di Van Veen di competere con le migliori superbike dell’epoca.
Con un peso a secco vicino ai 292 chili e un serbatoio da 22 litri, la Van Veen non era certo leggera, ma offriva comunque prestazioni di assoluto rilievo, con una velocità massima superiore ai 200 chilometri orari e accelerazioni che, per gli standard dell’epoca, erano da riferimento.

Il prezzo originale della OCR 1000 era molto elevato: all’epoca si aggirava tra i 24.000 e i 28.000 marchi tedeschi, una cifra tutt’altro che popolare. Negli anni recenti, in occasione di un tentativo di rilancio, dieci ulteriori esemplari sarebbero stati assemblati utilizzando parti di magazzino residue, con prezzi di listino ipotizzati in oltre 85.000 euro ciascuno.
Oggi, la sopravvivenza di esemplari originali rende la Van Veen uno dei pezzi da collezione più ricercati del mercato mondiale delle moto classiche, con valori che possono variare sensibilmente in base alle condizioni e alla documentazione storica.

Il 31 gennaio 2026 uno di questi rari esemplari, un modello del 1978 in livrea originale nero-verde, sarà battuto all’asta da Mecum Auctions a Las Vegas, con possibilità di partecipazione anche online. La moto, con poco meno di 9.000 chilometri dichiarati, proviene dalla rinomata Rotary Recycle Collection di Cleveland e rappresenta un’occasione unica per appassionati di meccanica fuori dal comune.

Il motore Wankel, inventato dall’ingegnere tedesco Felix Wankel, è stato sperimentato in pochi modelli di serie: oltre alla Van Veen, anche Hercules W-2000, Suzuki RE-5 e alcune versioni Norton rappresentano esempi significativi di moto equipaggiate con questa tecnologia.
A differenza dei propulsori tradizionali, il Wankel non utilizza pistoni che si muovono nei cilindri, ma un rotore triangolare che ruota all’interno di una camera dalla forma particolare. Durante questa rotazione continua si susseguono tutte le fasi del ciclo di funzionamento - aspirazione, compressione, combustione e scarico - garantendo un’erogazione estremamente fluida, priva delle vibrazioni tipiche dei motori a pistoni e caratterizzata da una spinta costante.

Questa architettura permetteva alla OCR 1000 di offrire prestazioni di livello superbike, ma con un carattere completamente diverso rispetto alle concorrenti dell’epoca. L’accelerazione era progressiva, potente e silenziosa, quasi automobilistica, contribuendo a rendere la moto un oggetto unico nel panorama motociclistico degli anni Settanta.

Naturalmente, il motore Wankel presentava anche dei limiti. Consumi elevati, complessità di manutenzione e difficoltà nel rispettare le normative sulle emissioni ne hanno sempre limitato la diffusione su larga scala. Tuttavia, proprio questi aspetti contribuiscono oggi al fascino della Van Veen OCR 1000: una moto nata senza compromessi, capace di osare dove quasi nessun altro costruttore aveva avuto il coraggio di spingersi.

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