Schuberth. Dentro la fabbrica dei caschi

Antonio Privitera
  • di Antonio Privitera
Siamo stati invitati a dare un'occhiata alla fabbrica dove nascono i caschi Schuberth, compreso il nuovo C5. Ecco com'è andata
  • Antonio Privitera
  • di Antonio Privitera
16 maggio 2022

Siamo volati a Magdeburgo per conoscere più da vicino una delle aziende di caschi con una maggiore heritage: nata nel 1922, Schuberth ha pionieristicamente introdotto il primo casco modulare (flip-up) nel 1998 con il Concept, trovandosi poi ad affiancare in Formula 1 un tale Michael Schumacher e, in tempi più recenti, Max Verstappen campione nel 2021. Piccola appendice: se vi risulta difficile trovare a prima vista il marchio “Schuberth” sui caschi indossati dai campioni delle quattro ruote – c'è, ma è sulla parte posteriore - è perché, ci hanno confidato in Schuberth, i loro caschi F1 non vengono scelti in base a sponsorizzazioni ma esclusivamente per la loro sicurezza.

La nostra visita alla fabbrica e sede centrale di Schuberth ci ha permesso di verificare il livello tecnologico delle produzione (anche se per interi reparti non ci è stato concesso di filmare o fare fotografie per ragioni di segretezza industriale) e possiamo certamente confermarvi che se i caschi della casa tedesca hanno prezzi “premium” è perché la qualità dei materiali e delle lavorazioni spesso di cura artigianale è “premium”.

Tutto il processo di produzione di un casco Schuberth è guidato dai 350 esperti in forza alla sede di Magdeburgo, le uniche parti non fabbricate in Germania sono gli interni e le parti in fibra di carbonio provenienti dall'Italia, dalla Schuberth Performance (era la Teca25, acquisita nel 2014). I reparti di test, camera climatica, galleria del vento interni alla sede centrale sono i fiori all'occhiello di una produzione che fa della costante alta qualità il suo punto di forza.

La gamma di caschi moto Schuberth
La gamma di caschi moto Schuberth

L'attività di Schuberth si divide in diverse business unit: sicurezza industriale (quindi caschi per i cantieri edili, per esempio), protezioni per le forze armate (Schuberth già nel 1956 forniva caschi all'esercito tedesco), caschi per pompieri e, ovviamente il settore moto e quello auto, distinti tra loro. In totale vengono prodotti circa 600.000 caschi all'anno che vengono poi esportati in 55 paesi e, in ambito moto, la punta di diamante è costituita dal nuovo C5: il flip-up omologato J/P, ovvero sia come jet che come integrale, con la recente e selettiva omologazione ECE-R 22.06 e che trovate descritto nei dettagli e provato dal nostro Maurizio Vettor nel suo Recensito; anche noi abbiamo avuto modo di testarlo in un lungo giro a valle della visita alla fabbrica Schuberth.

Ovviamente non si può che confermare tutto quanto già detto da Maurizio riguardo l'eccellente comfort e la scarsa rumorosità, con la soggettiva valutazione della più che valida scelta di un cinturino appena più avanzato rispetto a quanto siamo abituati e l'ottima resa del sistema di interfono integrato Sena, garante di ricezione perfetta anche in modalità Mesh, insensibile ai campi magnetici generati ad esempio dalle numerose turbine eoliche che abbiamo incontrato lungo il nostro giro e dall'acustica interna azzeccata. Tra l'altro, chi scrive ha indossato il C5 durante un intenso test di pneumatici di 2 giorni in Spagna, per oltre 6 ore al giorno trovando un ottimo bilanciamento del peso e senza riscontrare a sera alcun indolenzimento.

 

Nel video trovate anche l'intervista al Direttore Generale della Business Uniti Moto Matteo Schieppati, che ci ha guidato nella visita dentro la fabbrica e a cui abbiamo rivolto qualche domanda senza trascurare la possibilità che le future moto elettriche possano o meno cambiare l'approccio alla progettazione dei caschi per motociclisti.

 

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