Sanrivatti, la supercar che si guida come in sella a una moto. Ma funzionerà davvero? E soprattutto perché?

Sanrivatti, la supercar che si guida come in sella a una moto. Ma funzionerà davvero? E soprattutto perché?
Sono molti gli interrogativi suscitati dal bizzarro concept di una hypercar realizzato dalla misteriosa startup olandese Sanrivatti che proprio per la sua curiosità fa parlare di sé. Potevamo non ficcarci il naso?
30 giugno 2026

Il mondo delle due ruote e quello delle quattro si incrociano spesso, di solito sul fronte di motori, materiali o elettronica. Quello che raramente viene "preso in prestito" dalle moto è invece l'ergonomia di guida, cioè il modo in cui il pilota si posiziona rispetto al mezzo. Sanrivatti, costruttore di hypercar olandese ancora agli esordi di cui ignoravamo l'esistenza e fondato dall'uruguaiano Santiago Sanchez Rivero, ha trovato il modo di far parlar di sé proprio sovvertendo questa regola. La startup olandese ha coniato infatti la "Apex Position", una postura che, almeno nei disegni piuttosto sommari, ricorda quella di un pilota di moto in sella a una sportiva.

L'idea di base è semplice da spiegare, meno da realizzare. Nelle moderne hypercar la potenza è cresciuta a ritmi vertiginosi, ma secondo Sanrivatti si è persa per strada parte della connessione fisica tra pilota e mezzo. Invece di inseguire altri cavalli o un'aerodinamica sempre più estrema, l'azienda olandese punta tutto su un ripensamento radicale di dove e come siede il guidatore.

Con l'Apex Position, il pilota viene spostato più in avanti, vicino all'asse anteriore, con una postura più proiettata "in avanti" rispetto a quella di una supercar tradizionale, più simile a quella che si assume su una moto sportiva. Secondo Sanrivatti, questo dovrebbe migliorare la visibilità in curva, rendere più semplice posizionare l'auto con precisione e permettere di percepire meglio cosa sta facendo il telaio sotto di sé. Il rovescio della medaglia, piuttosto evidente, è che il pilota si troverebbe molto più vicino al muso dell'auto in caso di impatto frontale. Ma siamo certi che il dottor Sanchez abbia già preso in considerazione questo dettaglio.

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Al momento di questa Sanrivatti non esiste un prototipo funzionante, solo bozzetti e render generati al computer. Peraltro neppure così dettagliati. Il progetto è stato presentato come concetto, non come auto pronta per la strada e tutte le promesse sulla maggiore connessione tra uomo e macchina restano per ora tutte da dimostrare su asfalto. La accogliamo dunque come uno stimolo di riflessione e non come una novità tecnica.

E allora ci uniamo alla riflessione che pare stia animando la stampa specializzata forse colpita dal caldo di questi giorni o annoiata dai soliti discorsi e anche noi diciamo la nostra. Ci sembra chiaro che imitare la postura di un motociclista non equivalga e replicarne l'esperienza, specie se attorno hai un abitacolo e un telaio che termina su quattro ruote. Qui non c'è la necessità di spostare il peso del corpo per affrontare la curva, dunque perché mai dovrei avere la necessità di posizionarmi in un modo così palesemente scomodo? Come dovrebbe concretamente migliorare la mia esperienza di guida ritrovarmi accucciato dietro ad un parabrezza? 

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Forse chi cerca un'esperienza di guida più vicina a quella fisica e più connessa tipica di una moto, in fondo, ha una soluzione molto più semplice davanti a sé: comprarsi una moto. 

Per giunta spenderebbe sicuramente meno di una hypercar, anche se, va detto, di questa ipotetica auto non sappiamo proprio nulla in quanto non esiste. Certo avere attorno a sé un involucro dovrebbe garantirci più protezione dalle intemperie e dagli impatti e non è la prima volta che vediamo delle moto completamente carenate come fossero delle auto. Penso ad esempio alla Monoracer Cabin Motorcycle: quello sì, è un progetto funzionante e non una speculazione filosofica. Non ha avuto grande successo e nessuno se lo aspettava ma almeno cerca di unire i pregi dell'auto con quelli della moto e non i punti critici di entrambe. E fatto che dà ancora più onore non è un bozzetto ma un prodotto industrializzato e commercializzato. 

I più maliziosi potrebbero pensare che questa presunta Sanrivatti non avesse altri argomenti per ottenere visibilità: nessuno studio aerodinamico particolare o di un motore innovativo. Persino il cuore stesso della loro proposta, questa posizione Apex, non è dettagliata e viene lasciata come una suggestione, con un disegno persino un po' naive. Per fortuna che noi non siamo maliziosi e quindi la prendiamo come tale, una suggestione che ci lascia perlomeno scettici.