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Dallo scorso 16 marzo, a Roma, sono in vigore le sanzioni nella cosiddetta “zona 30”, che comprende le aree lungo l'intero perimetro del centro storico della capitale. Multe salate: si parte dai 42 euro e si può arrivare fino ai 3.382.
Si potranno perdere fino a 10 punti sulla patente, e il superamento della soglia oltre i 40 orari provoca la sospensione della patente per un periodo variabile. Sono una ventina le strade dove i romani potranno trovare controlli della velocità tramite autovelox mobili, con contestazione immediata della polizia locale. La misura includerà anche strade come via Vittorio Emanuele II e via del Teatro Marcello oltre il Traforo fra Via Nazionale e Via del Tritone.
Chiusa la fase informativa partita da gennaio, l’introduzione delle multe rappresenta la fase operativa del piano di regolazione della velocità nel centro storico già sperimentato in altre città, come Bologna, e che punta soprattutto alla diminuzione degli incidenti stradali.
I romani lo sanno, nelle ore diurne era già difficile superare i 30 chilometri l’ora: il traffico, i tanti semafori e gli incroci lo rendevano sostanzialmente impossibile. Moto e motorini riuscivano a farcela. Molto più facile che questi limiti si superino di sera. Del resto, come scrive RaiNews, anche lo studio di 13 pagine che il Campidoglio ha commissionato per giustificare la riduzione dei limiti di velocità, esamina proprio questi aspetti. “Su gran parte della rete - si legge - si viaggia già oggi a velocità inferiori a 30 km/h. Le eccezioni sono Corso Vittorio, Via Nazionale, Via dei Fori Imperiali (autorizzati), Via Veneto, Via Quirinale. E il maggiore beneficio si avrà in fascia notturna (22–06) e negli assi principali”. E poi il risvolto ambientale. Sempre nelle pagine prodotte dal Comune, il limite a 30 chilometri l’ora può ridurre del 19,6% le emissioni di ossidi di azoto (NOx), dello 0,8% di anidride carbonica (CO₂) e del 3,6% di monossido di carbonio (CO). Inoltre, la previsione è un calo del rumore di 2,1 decibel (-38% di intensità sonora).
Come detto dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, gli autovelox saranno quelli mobili e dovranno essere preceduti da un cartello di segnalazione e seguiti da una pattuglia che fermerà i trasgressori per una contestazione immediata della violazione del limite di velocità. Quasi metà delle strade nella Ztl presenta già oggi limite di 30 km/h (48%) per cui l’estensione di questo limite di fatto è solo per l’altra metà delle strade che compongono il centro.
Un gruppo di associazioni e cittadini ha presentato ricorso per annullare la delibera, scrive Romatoday il 14 marzo: depositato al Consiglio di Stato da una serie di associazioni con l’assistenza degli avvocati Augusto Sinagra e Angelo di Lorenzo. L’associazione “Le Partite Iva”, il “Comitato Tutela Parcheggi e Mobilità nel Lazio”, tassisti e cittadini “si uniscono contro le "eco-follie" che paralizzano la Capitale” si legge in una nota. Il ricorso contesta quella che appare “come una deriva ideologica ambientalista, approvata quasi nottetempo, che comprometterebbe i diritti fondamentali di chi vive e lavora nella Capitale”.
Secondo i ricorrenti, “il provvedimento rappresenta una grave violazione di legge, richiamando l'errore già commesso dal Comune di Bologna”. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, dopo la bocciatura al Tar della delibera che aveva istituito le zone 30, aveva contattato proprio il Comune di Roma per confrontarsi e capire come la Capitale aveva preparato i suoi provvedimenti per il centro.
A Bologna il Tar dell’Emilia-Romagna ha dichiarato illegittima l’ordinanza del sindaco Lepore perché prevedeva divieti generalizzati senza indicazioni strada per strada e basati su motivazioni considerate troppo generiche. Inoltre, mancava uno studio tecnico che giustificasse il provvedimento. Ebbene, se a Bologna si dicono pronti a rilanciare il piano perché tutte le richieste del Tar saranno esaudite entro marzo, va detto che la situazione di Roma sembrerebbe diversa: l’intervento riguarda solo il centro storico, un’area limitata e omogenea già inclusa nella Ztl; inoltre la delibera sulla zona 30 è stata accompagnata da uno studio di Roma Servizi per la Mobilità e dunque il provvedimento romano, secondo il Campidoglio, è visto come un intervento mirato e documentato, non come un divieto generalizzato.
RomaIT mette in luce che per chi lavora su strada il tema è un altro: ogni minuto in più pesa. Un tassista ragiona in corse, attese, turni. Un artigiano ragiona in consegne, appuntamenti, spostamenti. Una partita Iva che entra in centro fa i conti con accessi, tempi, margini economici sempre più ridotti. Ecco perché la protesta trova ascolto anche fuori dalle categorie direttamente coinvolte.
Il ricorso, continua RomaIT, apre anche una questione politica per il sindaco Gualtieri. Se la misura regge, l’amministrazione potrà sostenere di aver scelto una linea avanzata e coerente con le capitali europee che puntano sulla moderazione della velocità. Se invece il ricorso dovesse incrinare l’impianto, l’opposizione e le categorie ostili alla misura avrebbero un argomento fortissimo per contestare l’intera strategia romana sulla mobilità.
Abbiamo infine sentito sul tema l’amico Eugenio Blasetti, romano e animatore del gruppo Moto violente anni 60/90, che ci ha detto:
“Trenta chilometri orari sono proprio pochi. Sostengono che effettivamente a Bologna la misura sta dando grossi risultati nella riduzione degli incidenti e questa cosa è positiva. Certo è che spesso a Roma, specie nel centro, il traffico è talmente elevato che questo limite in realtà non cambia molto le cose. Faccio anche fatica, oggi, a criticare il sindaco: che per quanto riguarda le moto storiche all’inizio era stato draconiano nella loro esclusione e poi, dopo lunga battaglia combattuta col nostro Enrico Mormino, avvocato amministrativo che lo ha contrastato al TAR e al Consiglio di Stato, è tornato indietro. Ma insomma, se la zona trenta serve a limitare incidenti ci si può provare, per adesso è solo il centro poi vediamo…”