Intervista

Riders dedica un numero monografico a Valentino Rossi

- Una speciale edizione monografica di Riders Magazine in edicola per celebrare il campione di Tavullia e i primi dieci anni della VR46. Tante interviste esclusive e storie inedite, quella principale è un lunga chiacchierata intima con Valentino Rossi firmata da Moreno Pisto
Riders dedica un numero monografico a Valentino Rossi

E' in edicola un numero speciale del mensile Riders Magazine, interamente dedicato a Valentino Rossi.
The Yellow Issue” si articola su 100 pagine ricche di contenuti esclusivi: interviste, servizi, reportage e molte storie inedite.
Il numero è cosi suddiviso: la storia della VR46, dal 2007 a oggi; i personaggi principali di questa fantastica storia; un reportage da Tavullia; un’intervista a Valentino; un reportage dall’azienda; l’Academy; il Ranch; il mondo Racing, dal team Yamaha MotoGP, allo Sky Racing Team VR46, al Monza Rally Show.
Cuore di questa speciale edizione è appunto la lunga intervista di Valentino Rossi firmata da Moreno Pisto, direttore del magazine milanese. Questi alcuni dei passaggi più interessanti.

A proposito del Sic

«Con lui – racconta Valentino - eravamo molto amici, stavamo insieme quasi tutti i giorni, almeno cinque, sei giorni a settimana. Quasi sempre, finito l’allenamento, andavamo a cena a casa di Carlo (Casabianca, il preparatore atletico), con il Sic che portava il sushi e che ne mangiava il doppio di noi e noi che lo mandavamo affanculo. Era bello. Essere anche coinvolto nell’incidente è stata una cosa devastante. Difficile da superare personalmente, ma non ho mai pensato di smettere. Mi è dispiaciuto però essere lì. Magari se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato un po’ più facile, ecco. Però con il tempo passa tutto e quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Alla fine è andata così e non ci si può fare niente».
«Sono andato avanti per amore. Sennò avrei già smesso. Perché una situazione come quella dell’incidente di Marco non la superi. Ero già grande, avevo vinto dei Mondiali, potevo dire basta. Ho cercato di dividere le due cose, il dolore e quello che si deve fare per superare. Poi ho pensato alla carriera, che volevo continuare, volevo tornare in Yamaha e tornare a vincere».

 

 

Sulla MotoGP e Marc Márquez

Quando vedremo lo Sky Racing Team VR46 in MotoGP?
«È un’idea che c’è. Sarebbe bello…».
L’avversario da battere sarà sempre Márquez?
«È impressionante quello che fa Márquez, anche perché non cade più...».
Elettronica o cosa?
«L’anno scorso si è salvato talmente tante volte che non può più essere un caso. Per prima cosa, secondo me lui si è adoperato per migliorare questa tecnica. Il suo stile di guida lo aiuta. Non so se sia naturale o ci abbia lavorato. Lui mette il suo corpo fra la moto e l’asfalto, usandolo come un “piozzo” per non cadere. Prima di lui non era mai successo. Secondo me non è l’elettronica, ma la moto. A Pedrosa quando gli succede cade. È la moto, secondo me, che è fatta in un modo che quando la ruota davanti si chiude continua comunque ad appoggiare. Questo succedeva anche prima di Márquez. A Stoner, per esempio. Pensiamo anche all’incidente del Sic, con la moto che ha continuato a curvare... Un’altra moto, tipo la nostra, se chiude davanti la ruota tocca la carena e non la tiri più su. La Honda, magari per il motore a V, tende a rimanere appoggiata per terra. Quindi a Márquez è successo una volta, due, tre e alla fine si è inventato un modo per ritirarla su».

Su una eventuale famiglia

Anni fa, proprio a Riders, avevi detto che preferivi avere una figlia piuttosto che un figlio. Ma sei ancora di questa idea?
«No. Certo, si parla di niente, perché in un modo o nell’altro è bello uguale. Però adesso, se potessi decidere, mi piacerebbe avere un bambino. Perché avrei più cose in comune da condividere».

 


Gli altri articoli del numero speciale contengono gli aneddoti di Alberto "Alby" Tebaldi e  Uccio, amici prima, assistente, e adesso responsabili dell’azienda e dell’Academy, sulla storia di VR46. Una foto dell’iconico simulatore, un excursus dettagliato sull’Academy, il racconto dei progetti di beneficenza di Valentino e del fan club, mai svelati fino ad ora, moltissimi incontri con i protagonisti, il team, i famigliari, e importanti collaboratori di sempre, tra cui Carlo Casabianca, il suo preparatore atletico che non aveva mai rilasciato un’intervista come questa.

Nell’editoriale che presenta il numero, Moreno Pisto scrive: «Questo non è solo un inno al motociclismo, ma è un inno alla vita. Quello che Valentino trasmette è amore. Non amore per la moto. Amore, punto. Amore per ciò che si ama fare. Valentino ha vinto tutto, ha guadagnato un’infinità, potrebbe fare quello che vuole come vuole quando vuole. Eppure...Eppure è lì che corre, rischia, si mette continuamente alla prova, vince, perde, gestisce un’azienda, coltiva giovani piloti, si riprende da scandali, tragedie umane, infortuni senza perdere mai, mai, mai l’entusiasmo e la grinta per rischiare una volta di più, essere competitivo una volta di più, provarci una volta di più. Cos’è questo se non leggenda, mito, romanzo? Cos’è questo se non amore, amore per ciò che si ama e si fa? In ogni riga scoprirete qualcosa, ogni articolo aggiunge un pezzo al puzzle, che messo insieme svelerà perché Valentino è uno dei più grandi di tutti i tempi. Ed eccola qui la parola giusta per questo Riders: irripetibile».

 

  • bobjerri, Genova (GE)

    non ricordo chi l'ha scritto ma concordo: in Italia si perdona tutto tranne il successo.
  • Francino83, Senigallia (AN)

    Sta a vedere le acidità di stomaco eh..
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