Rally-Raid. Addio “Dansan”

Rally-Raid. Addio “Dansan”
Tragedia all’Africa Eco Race. Daniele Santini ci lascia in un incidente stradale. Amico, straordinario competente, figura chiave nell’evoluzione del MotoRally, appassionato a fondo scala
31 gennaio 2026

Dakhla, Marocco, 31 Gennaio. L’interruttore scatta ancora. Del destino, del caso, del “piano”, non lo so. E non è mai così importante come le conseguenze che produce. L’interruttore è scattato e Daniele Santini se n’è andato in cielo. “Dansan”, lo avevo conosciuto con quel nome evocativo e per molto tempo ho seguitato a non sapere come si chiamava davvero. Anche questo non era importante. Lo era la figura che si stagliava dietro al nome o a quel nickname sintetico.

Un incidente stradale a 300 chilometri da Dakhla, meta della giornata di riposo di Africa Eco Race, l’evento che Daniele stava seguendo. Attorno alle 11 di ieri mattina, sulla strada, pare con un camioncino, un pick-up o un “ape” locale. Ma non so, le informazioni sono pressoché nulle, ancora. È intervenuta la Polizia, l’ambulanza e se l’è portato via. Ma era già, andato via. Dansan era in moto, sulla strada delle Assistenze. La dinamica non c’è ancora. Non servirà a molto, non ce lo restituirà.

Dansan era una bellissima persona. Non posso dire un grande amico perché la nostra frequentazione era particolare, ma un amico, sì. È che ci vedevamo poco ma eravamo in contatto pressoché perenne sugli eventi che seguivamo. Lo avevo conosciuto tanti anni fa, in Sardegna, ricordo perfettamente il momento e l’effetto. Il Club SuperTénéré, quel sorriso lievemente sornione, l’attenzione e la curiosità negli occhi. Discretissimo, super gentile sempre. Un iper appassionato, s’era visto subito. Era una delle voci dell’evoluzione del MotoRally, Antonio Assirelli l’aveva voluto nel suo Gruppo, l’aggiornamento costante di SoloEnduro.

La nostra intesa era whatsapp. Ci scambiavamo interrogativi, risposte, pareri. La “corrispondenza” diventava fittissima durante le grandi gare. Ultima la Dakar appena finita. Passavamo la giornata a scambiarci le impressioni, a decifrare quei momenti di blackout delle informazioni che richiedono di capire attraverso l’esperienza. Era uno scambio continuo. Poi venivano i commenti. Sull’”errore” di Brabec ci abbiamo passato un giorno. Era bravissimo, arguto e competente, precisissimo. Sapeva il fatto suo e lo mostrava con discrezione, come una parte “normale” della sua vita. Ti parlava della speciale e della canna fumaria da pulire, del Pilota e della legna da tagliare a casa.

L’ultimo messaggio gliel’ho mandato ieri mattina, più o meno a quell’ora. L’ha ricevuto. Non l’ha mai letto. Non lo leggerà. Non dal telefonino. Io son qui che stento a crederci, non riesco ad assuefarmi alle legnate di queste notizie. Mi stringo idealmente al cuore dei suoi cari, degli amici, di tutti gli appassionati. Certo, ci mancherà, era uno di noi.

© Immagini. ASO Media

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