Oggi per Giuseppe Pattoni sarebbero cento anni. Che bel tipo!

Oggi per Giuseppe Pattoni sarebbero cento anni. Che bel tipo!
Pep, come era noto, è scomparso nel ’99 ed era nato a Milano il 7 luglio del 1926. Ha lasciato il ricordo del tecnico infaticabile, geniale ed entusiasta che fondò la famosa Paton delle moto da corsa di Bergamonti, Gallina, Toracca, Ferrari, Scatola.... Ma era soprattutto un uomo affettuoso e ironico, impossibile da dimenticare
7 luglio 2026

Andavamo a trovarlo nella sua officina storica vicino ai Navigli, nel cortile di via Carlo Torre numero 43. Per guardare un po’ cosa stava combinando, quale nuovo motore avesse in mente, sicuri che ci saremmo anche divertiti. Perché Giuseppe Pattoni, l’aspetto pacioso di chi ama la buona tavola, era un tipo arguto e molto spiritoso. Poche battute ma memorabili, come sanno bene quelli che hanno lavorato di fianco a lui, come Adriano Friggione o Enzo Di Giovinazzo. Impossibile non volergli bene, tanto è vero che nel corso degli anni -lavoro e ancora lavoro alla ricerca del cavallo in più- ha sempre trovato amici/finanziatori felici di aiutarlo anche soltanto per il gusto di essere al suo fianco.

Oggi è sepolto nel cimitero di Baggio e la sua è una storia molto milanese. Era impegnato nel reparto corse della FB Mondial con Lino Tonti, aveva curato tra le altre la moto di Cecil Standford nella conquista del titolo mondiale della classe 250 nel 1957: tre Mondial classificate davanti alla schiera della MV, Provini secondo e poi Miller. Fu spiazzato pochi mesi dopo dal famoso patto di astensione: Gilera, Guzzi, Mondial e formalmente anche la MV Agusta si ritirarono dalle competizioni e allora lui, con Tonti, lui che senza le corse non sapeva vivere, ritirò il materiale rimasto nel magazzino del reparto corse. E nacque la Paton, da Pattoni e Tonti appunto.

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Pep amava la vita e la moto da corsa. Soprattutto amava la famiglia, appena possibile si è messo di fianco il figlio Roberto, appena possibile mollava l’officina e andava a prendere i nipotini all’asilo. Oggi Roberto fa consulenze per aziende motociclistiche e porta avanti il marchio CR&S con Sarti, la sua Moto3 ha fatto il terzo nel campionato, ora sta allestendo un prototipo mono a due tempi e una pre-Moto4, magari per il campionato spagnolo. Lui come il celebre papà: “Insisto a costruire le moto e non soltanto a modificarle”. La stirpe dei Pattoni c’è: Roberto ha due figli, Rebecca e Lorenzo che appena può lo aiuta. La sorella, Luciana, non c’è più ma c’è sua figlia Alessandra.

I suoi piloti

Roberto Gallina si fece notare vincendo l’italiano con la bicilindrica Paton 500 e portandola anche sul mondiale. Primissimi anni Settanta. “Mi pagava le spese e via, tutti contenti così. Lui era un grande appassionato, aveva mille idee ma pochi mezzi. Però aveva amici generosi: c’era quello con la macchina da 250 all’ora, una volta a Vallelunga ruppi il sabato mattina e la notte erano già di ritorno, tutti e due, Roma-Mi-Roma con il motore riparato. E vinsi la gara”.

Anche Armando Toracca andava forte con quella 500: al Mugello, quando nel ‘75 salì sulla MV nei primi test per sostituire Bonera, girò a un solo secondo dal suo miglior tempo con la Paton, poca roba, la moto milanese era scorrevole e si guidava bene. Il problema erano le gomme: “per risparmiare qualcosa Pattoni comprava quelle a miglior prezzo, senza guardare troppo alle sigle. Spesso erano dure come il legno…”. Ramon ricorda un Pep molto divertente. Tranne quando i motori si rompevano.

Virginio Ferrari conobbe Pattoni nel ’74, prima corse con la sua Hondina 500 da junior, poi tra i seniores nel ’75 con la 500 telaio Bimota, la più evoluta delle bicilindriche. Ha in mente Pep quando apriva i motori al banco, le braccia conserte: “Si dondolava gambe dritte e leggermente allargate, staccando un piede e poi l’altro da terra: “Se andem avanti insci, andem indrè”. Diceva a bassa voce. Andiamo indietro invece di andare avanti. La prima volta che lo vide gli disse: “Allora comincia a tagliarti i capelli”. Lui girò l’angolo, a 50 metri c’era un barbiere, taglio marines: “capelli tagliati!” Soltanto allora venne preso sul serio. 

Vittorio Scatola è l’unico pilota che ha vinto in sella alla 500 Paton a due tempi. E avrebbe potuto vincere molto di più, dice, senza le tante rotture meccaniche, sia nell’europeo sia nell’italiano. “Pattoni era appassionato come nessun altro ma il budget era all’osso, pochi ricambi e spesso da riciclare. Mi aveva notato nel’85 quando correvo con la mia RG, la prima volta a Monza, sulla pista junior, girai fortissimo. Ci siamo presi e ci siamo lasciati tante volte: la sua passione era un richiamo che superava le difficolta”.

Anche Roberto ricorda una battuta del papà: “Pep diceva che il vecchio motore a quattro tempi gli dava del lei, col suo rombo ‘Patun, Patun’. Mentre il nuovo due tempi gli dava irrispettosamente del tu: col suo squillante ‘Pepin, Pepin!”.

Una storia di corse

Il marchio Paton nasce nel 1958 quando Giuseppe e Lino Tonti, chiuso il Reparto Corse Mondial, rinunciano alla liquidazione in cambio del materiale racing rimasto sugli scaffali. Con un motore 125 modificato, doppio albero a camme in testa al posto del monoalbero, nasce la Paton-Mondial, poi solo Paton in obbedienza al famoso patto di astensione. Con quella 125 un giovanissimo Mike Hailwood è settimo al TT. Mike riapparirà davanti a Pattoni anni dopo: la sua Honda 500 ufficiale da GP non aveva un gran telaio, ne realizzarono uno Pep e Belletti, ma i nippo non ne vollero sapere.

Pep resta solo quando Tonti è assunto alla Bianchi, ma non si arrende: migliora il progetto e realizza il 250. La Paton BIC è terza al TT del 1962 con Alberto Pagani due anni dopo il debutto e viene poi sviluppata portando il motore fino ai 350 ed infine ai 500 cc. Distribuzione a cascata d’ingranaggi, quattro valvole per cilindro e cambio estraibile, quel bicilindrico era all’avanguardia. Pattoni e Gian Emilio Marchesani lavoravano allora nell’officina del pilota Giorgio Pianta (di giorno). E la sera si dedicavano alla Paton. Con la 500 nel 1967 Bergamonti è campione italiano davanti ad Ago e alla MV Agusta.

Gli anni 70 vedono la moto crescere in fretta: con il telaio Belletti, Gallina va forte nell’italiano, con il nuovo telaio Bimota nel ’73 è il turno di Toracca, poi Ferrari. Ma il quattro tempi non basta più: allora Pattoni, aiutato da amici e colleghi, progetta il primo quattro cilindri 2T: nel 1976 nasce il primo motore con cilindri a V e unico albero motore, una architettura geniale utilizzata successivamente dalle Honda per il quattro cilindri pluricampione del mondo.

La Paton V90 BM4, 4 cilindri a V di 90°, ha telaio Tamburini, ma la messa a punto del nuovo motore è complessa e allora Pattoni decide di dedicarsi allo sviluppo insieme al figlio Roberto. In pista si schierano una sola gara all’anno. Le successive evoluzioni: nel 1983 nasce la Paton C1 500 in collaborazione con il telaista Claudio Colombo, collaborazione duratura. Una moto competitiva, come dice il terzo posto di Vittorio Scatola nell’Europeo 500 del 1988. Quella stagione verrà ricordata per la prima emozionante vittoria di una Paton in una gara internazionale, ottenuta a Misano.

Le V cambiano: dai 90° si passa al 115°, ma infine si opta per un V di 70°, capostipite dell’ultima generazione di motori a 2 tempi. Qui interviene Oguma: inserire i carburatori all’interno del nuovo motore mette in difficoltà Pep e Roberto, ma il presidente della HRC regala loro una batteria di carburatori da 36 specifici per le Honda da Gran Premio.

Il nuovo modello debutta nel ’94, ma tre anni dopo, nonostante i promettenti risultati, IRTA e DORNA negano a Paton l’iscrizione al mondiale: basta con i piccoli costruttori, dopo 39 anni la Paton deve ufficialmente rinunciare. I due Pattoni, delusi e feriti, riappariranno in alcune wild card sobbarcandosi interamente i costi.

In ogni modo lo sviluppo della moto non si ferma, è coinvolto anche Luca Cadalora. Ma il 30 agosto del ’99, nel viaggio di ritorno da una sessione di test privati al Mugello in vista del GP d’Italia ad Imola, un malore stronca Giuseppe Pattoni. Roberto, pur scosso dalla scomparsa del papà, continua lo sviluppo della moto presentando la PG500 R che partecipa al Campionato del Mondo del 2000 con Paolo Tessari: il suo 15° posto nel GP di Germania sarà l’ultimo punto iridato mondiale nella storia della Paton.

Nel 2001 il francese Gimbert porta in pista l’evoluzione della PG500, la RC, ma ormai i tempi sono cambiati, l’arrivo delle MotoGP quattro tempi costringe Roberto a chiudere l’avventura di Paton. Nel 2014 viene presentata la moto stradale S1. Dal 2016 Paton – il marchio, i progetti e il team – vengono acquistati da Advanced Group, titolare del marchio SC-Project

La Paton S1-R Lightweight Race, motorizzata con il bicilindrico 650 Kawasaki secondo le regole della categoria Lightweight TT ed equipaggiata con le migliori componenti disponibili, è oggi un punto di riferimento tra le special destinate alle gare. La Paton ha trionfato per la prima volta al TT nel 2017 con Michael Rutter e ha raggiunto un’ulteriore gloria nel 2018, quando Michael Dunlop ha ottenuto la sua diciottesima vittoria al TT, portando Paton a dominare la classifica con cinque moto nelle prime sei posizioni.