Moto.it Talk con Andrea Buzzoni di Triumph Italia - RIVEDI LA DIRETTA

- Nelle parole del suo top manager, passato, presente e futuro della filiale italiana del colosso britannico, in una fase "rivoluzionaria" della sua esistenza

La nuova sede, i nuovi spazi espositivi e ora anche il primo vero store online, punto di riferimento assoluto dell'ecosistema Triumph e dell'intero comparto più in generale.

Sono state davvero tanto le cose successe ultimamente dalle parti della filiale nostrana del gruppo britannico. Abbastanza per fermarsi un attimo e voler fare il punto con Andrea Buzzoni, dal marzo 2019 nuovo Amministratore Delegato e Direttore Generale dell'azienda. Che abbiamo appunto intervistato con i nostri Andrea Perfetti e Maurizio Gissi.

A partire, appunto, da Triumph First - così si chiama la nuova piattaforma - che, per quanto sia già di per sé straordinaria, è appunto soltanto uno dei tasselli di un puzzle che da 15 mesi a questa parte sta prendendo forma a suon di idee e di progetti innovativi, a loro volta frutto di una rivoluzione nella struttura e nella composizione della squadra. Di elementi, insomma, ce ne sono in quantità per parlare della nuova età dell'oro di Triumph Italia, che fa subito tornare alla memoria gli anni '90 quando parte dell'innovazione a livello globale partiva proprio dal quartier generale milanese.

Questi, per sommi capi, i temi che trovate nell'intervista video in alto. Si inizia proprio con Triumph First che è una anteprima europea nel mondo moto e auto dei processi di vendita online. E si passa subito a qualche anticipazione sulle novità 2021 e 2022. Fra queste un paio di modelli disegnati ancora da Rodolfo Frascoli che ha firmato lo stile delle ultime Tiger 900. Buzzoni ci racconta che il lockdown ha confermato come la moto, oggi più che mai, è un bene irrinunciabile.

Per quanto riguarda la crescita commerciale, quella vera si basa sulla qualità: “noi siamo focalizzati principalmente su questo perché è ciò che crea valore nel lungo periodo. Triumph è cresciuta anche oltre il mercato, guadagnando una posizione tra i player mondiali".
Tocchiamo poi la questione della produzione fuori dall'Europa: Triumph è stata tra i primi a delocalizzare in Thailandia, seguita poi da molti altri grandi produttori, sia per ragioni di opportunità produttiva, ma anche per avere una maggiore vicinanza con i mercati asiatici, oggi tra i più recettivi. Uno dei prossimi step è costruire appunto moto di cilindrata più bassa (si tratterebbe di una fascia 250-700 cc) con un ruolo strategico per l'Occidente, avvicinando i giovani, e sui mercati asiatici e sudamericani una funzione più tattica, di volumi e quindi economie di scala e profitti. Per questo è stata siglato un accordo industriale con l'indiana Bajaj Auto.
I nuovi modelli 2021? La Speed Triple non è più un mistero, una moto molto competitiva sul mercato sebbene non sia più "giovanissima"; arriverà anche la sostituta della Tiger 1200, entro i prossimi 18 mesi: “avrà un carisma estetico impressionante e la possibilità di eccellere come leader della categoria per prestazioni, tecnologia e caratteristiche tecniche”.
L'assenza di Eicma darà una nuova, ulteriore grande spinta all'innovazione. Si parla poi di gamma prodotto, della nuova Rocket III che sarà anche una sorta di testimonial della qualità costruttiva e delle finiture di Triumph.

L'ingresso nella Moto2 come fornitrice dei motori ha per Triumph una la valenza in termini di immagine: la sportività è un valore per un brand per la sua capacità di comunicare in modo diretto.
La cosa curiosa è che non è stata Triumph a cercare Dorna, bensì la Commissione tecnica che ha analizzato tutti i motori esistenti nel mondo per arrivare alla conclusione che il migliore fosse il tre cilindri Triumph.

  • ettorino2, Ancona (AN)

    Triumph sta sbagliando su tutta la linea.
    Le motociclette "retro-style" (tipo Bonneville e Scrambler... ma anche Truxton) che erano il suo core-business, sono state di fatto SNATURATE con l'adozione del motore raffreddato ad acqua che la stragrande maggioranza degli ex possessori Triumph (ma anche i nuovi) hanno bellamente ignorato a favore di altri marchi, Moto Guzzi e recentemente Royal Enfield su tutti.
    Peraltro il marchio indo-britannico Enfield sta recentemente vivendo un vero e proprio boom di vendite, negli Usa nella "madrepatria" UK in particolare.

    Tornassero quelli di Triumph a fare mezzi meno ipertecnologici e privi di personalità, e forse le vendite potrebbero tornare a livelli accettabili.
    Ora come ora mi sembra, Triumph, un marchio che brancola nel buio....
    Per quanto durerà?
  • kkk24, Casale Monferrato (AL)

    Interessante talk, grazie moto.it.

    Mi presento, di mestiere sono essenzialmente un commerciale e motociclista da oltre 30 anni, strada, viaggi ed endurista, a corto e largo raggio. Al momento ho 3 moto in garage, una Ducati per il turismo, una Ktm per lo sterro ed - appunto - una Triumph, una Bonneville T100 che mi "segue" dal 2008, direi per amore.

    Alcune mie personali considerazioni su Triumph. E' vero, la mia Triumph è la motocicletta più affidabile e ben fatta, nella sua semplicità, che io abbia mai avuto. E' altrettanto vero che - come dice Buzzoni - Triumph in Italia potrebbe avere spazi commerciali - leggasi "di vendite" - ben maggiori. E' altrettanto vero che il ridimensionamento della rete di concessionari vista negli ultimi anni non giova, ma ben vengano iniziative di e-commerce innovative, la strada, pre e post Covid, è quella.

    Tuttavia, la mia sensazione, supportata da una personale community di "Triumph Riders" che frequento (di persona e digitalmente, nel lontano 2010 fondammo anche un piccolo forum con qualche centinaio di iscritti) è che al marchio manchi quella "spinta" alla... Talamo, che un tempo ne fece le fortune. Le special di serie, le moto volute fortemente da Triumph Italia e poi diventate dei best seller, lo stare sulla "cresta dell'onda" per dare al motociclista esattamente quello che vuole in un dato momento, le moto inequivocabilmente, inevitabilmente e pazzamente "british" alla faccia di tutto e tutti... ecco tutto questo "hype" manca oggi a Triumph.

    Oggi il marchio Triumph è percepito - perlomeno in Italia - come una minestra riscaldata (a torto) lato gamma cosiddetta modern classic e naked (che hanno fatto le fortune del marchio) ed una alternativa esotica e di ripiego alle best seller tedesche ed italiane. A discapito di qualità (reale e percepita) e prezzo. A questo punto non c'è rete di vendita e prodotto che tengano, manca quella spinta "emozionale" che fa la differenza.

    So benissimo che non è facile, che i tempi sono cambiati, che la visione deve essere globale e la comunicazione anche, ma se l'Italia può ancora fare numeri, ecco il modo di farli è questo: meno consumatori, più motociclisti.

    Saluti "ignoranti, maleducati e socialmente scorretti" a tutti, per chi coglie la citazione.
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