La moto nel Danubio ci racconta l'assedio di Budapest: ecco la storia riemersa

La moto nel Danubio ci racconta l'assedio di Budapest: ecco la storia riemersa
Il reparto di appartenenza, la cronologia dei fatti, l'identità dei due soldati ritrovati accanto al telaio: lo storico militare ungherese Norbert Számvéber ricostruisce il contesto della DKW NZ 350-1 recuperata dal fondale del fiume
24 agosto 2026

Alcuni giorni fa ci siamo occupati della curiosa moto militare riemersa da un Danubio in secca. Ora siamo in grado di raccontarvi la sua storia grazie allo storico militare ungherese Norbert Számvéber, che ha esaminato i contrassegni ancora leggibili sul telaio e sui componenti recuperati insieme alla DKW NZ 350-1 e ricostruito per Euronews le vicende dell'epoca.

Secondo Számvéber, la motocicletta sarebbe entrata in servizio nel settembre 1944 all'interno del Pionier-Bataillon (mot.) Feldherrnhalle, il battaglione pionieri motorizzato della omonima divisione tedesca. Pochi giorni dopo, tra fine settembre e i primi di ottobre 1944, il reparto venne rinominato Panzer-Pionier-Bataillon Feldherrnhalle, ma i veicoli già in dotazione, moto compresa, mantennero i vecchi contrassegni. Non fu una svista: secondo lo storico, in quelle settimane concitate mancava semplicemente il tempo materiale per riverniciare ogni mezzo del reparto. Un dettaglio minimo, ma che permette oggi di datare con buona precisione l'ingresso in servizio della moto, a pochi mesi dalla fine della guerra.

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L'assedio che Hitler non voleva concludere

Il contesto in cui la DKW finì sul fondale è quello dell'assedio di Budapest, uno degli scontri urbani più lunghi e sanguinosi del fronte orientale. Számvéber ricorda che, dopo l'abbandono della testa di ponte di Pest il 18 gennaio 1945, il lungofiume dal lato di Buda fu difeso da reparti ormai logorati della 22ª divisione di cavalleria volontaria delle SS. Il comando tedesco, secondo la ricostruzione dello storico, non aveva alcuna intenzione di cedere la città: Budapest doveva fungere da esca per trattenere l'Armata Rossa e guadagnare tempo utile a difendere il distretto industriale bellico di Vienna, oltre a restare un possibile punto di partenza per un'offensiva verso nord-est a cui la stessa Feldherrnhalle avrebbe dovuto partecipare. Un piano che, nei fatti, funzionò: l'assedio si protrasse fino al 13 febbraio 1945, con perdite pesantissime tra le truppe e la popolazione civile, mentre le milizie delle Croci Frecciate terrorizzavano gli abitanti dell'ultimo ghetto rimasto in Europa.

Due soldati senza nome, ottant'anni dopo

Accanto al telaio della moto erano già emersi, come raccontato nel primo articolo, mine anticarro, munizioni e i resti di due militari tedeschi. Il fango del porto di piazza Batthyány, mescolato a residui di gasolio, ha conservato in modo sorprendente anche le piastrine di riconoscimento, tanto da rendere ancora leggibili lettere e numeri. Il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l'organizzazione tedesca che si occupa della cura delle tombe di guerra, ha avviato le procedure di identificazione, che dovranno però ricevere conferma ufficiale dal Bundesarchiv, l'archivio federale tedesco. Una delle piastrine risulterebbe appartenere a un soldato della Wehrmacht, l'altra a un membro delle Waffen-SS: resta da chiarire se corrispondano davvero ai due corpi ritrovati sotto la moto. Se l'identificazione andrà a buon fine, i due caduti riceveranno finalmente una sepoltura definitiva nel cimitero di guerra di Budaörs, alle porte di Budapest, dove riposano già oltre 16.000 soldati tedeschi.

Come sottolinea Számvéber, il valore di questo ritrovamento va oltre l'aspetto documentale: la moto e i reperti che la accompagnano confermano sul piano dell'archeologia dei conflitti dati già emersi da altre fonti negli ultimi decenni e ci restituiscono un contatto diretto con una delle pagine più dure della guerra in Ungheria. Insomma, non si tratta di un semplice ferro vecchio riemerso dal fango, perché con questa DKW a riemergere è stata la storia.

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