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Tutto è iniziato per caso lungo le rive del fiume, all'altezza di piazza Batthyány, nel cuore di Budapest. Alcuni passanti hanno notato un pezzo di metallo arrugginito, simile alla forcella di una moto, che spuntava tra il fango e le rocce lasciate scoperte dal ritiro delle acque.
La segnalazione ha fatto scattare l'intervento degli esperti del Museo e Istituto di Storia Militare ungherese e, giunti sul posto, i tecnici hanno avviato gli scavi e confermato la natura eccezionale del reperto: sotto la melma si nascondeva una motocicletta militare tedesca risalente alla Seconda Guerra Mondiale, rimasta in condizioni di conservazione sorprendenti nonostante i quasi ottant'anni trascorsi sott'acqua.
Il veicolo recuperato è una rara DKW NZ 350-1 (foto Volksbund) un modello del 1944 sviluppato per rispondere alle necessità dell'esercito tedesco durante le fasi finali del conflitto. Questa moto rappresenta una testimonianza tangibile della profonda crisi in cui versava l'industria bellica del Terzo Reich. A causa della gravissima carenza di alluminio, destinato in via prioritaria all'aviazione, gli ingegneri dovettero riprogettare il mezzo al risparmio.
Il blocco da 346 cc, un monocilindrico a due tempi da 11 cavalli con cambio a quattro marce, fu realizzato interamente in ghisa.
Si trattava di un mezzo eccezionalmente pesante ed essenziale, privo di qualsiasi comfort e concepito unicamente per resistere alla spietata usura del fronte.
I lavori di recupero hanno rivelato che la moto non era sola. Attorno alla DKW gli specialisti hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale d'epoca sommerso. Tra i detriti sono emerse mine anticarro, bombe a mano e granate, munizioni da fanteria (sia tedesche che sovietiche), schegge di proiettili d'artiglieria,
Secondo gli archeologi militari è molto probabile che quel tratto di fiume sia stato utilizzato come una fossa di scarico d'emergenza durante o subito dopo il drammatico e sanguinoso Assedio di Budapest.
L'ipotesi più accreditata è che i soldati tedeschi, ormai messi alle strette e vicini alla resa, abbiano gettato nel Danubio i propri equipaggiamenti nel disperato tentativo di non lasciarli nelle mani dell'Armata Rossa in avanzata.
Mentre gli ordigni pericolosi sono stati messi in sicurezza, la motocicletta e gli altri reperti sono stati trasferiti nei laboratori del Museo di Storia Militare dove inizierà a breve un lungo processo di pulizia e restauro conservativo, con l'obiettivo finale di esporre al pubblico questo incredibile spaccato di storia riemerso dal fango!