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Jim Farley, CEO di Ford Motor Company, benché si occupi di quattro (o più) ruote ha sollevato un polverone nel mondo delle due ruote con dichiarazioni che suonano come un campanello d'allarme per Harley-Davidson. Durante una recente intervista, il manager ha espresso preoccupazione per il futuro della Casa motociclistica di Milwaukee, altra bandiera americana, suggerendo che senza cambiamenti profondi la sopravvivenza stessa del brand potrebbe essere a rischio.
Ok, ricevere dall'esterno moniti di questo tipo non fa mai troppo piacere, per cui immaginiamo che nel Wisconsin non l'abbiano presa benissimo. Ma al di là del galateo, le parole di Farley non vanno sottovalutate: arrivano da chi guida una delle Big Three di Detroit e - ci auguriamo tutti - conosce bene le dinamiche di un'industria americana in trasformazione. Il paragone con quanto sta accadendo nel settore automotive è inevitabile, dove l'elettrificazione e il ricambio generazionale stanno ridisegnando gli equilibri consolidati. Ma nelle moto è e sarà la stessa cosa?
Il punto più critico sollevato dal CEO Ford riguarda qualcosa che conosciamo bene e che purtroppo non riguarda soltanto Harley-Davidson, ma di certo in particolar modo la Casa americana. Mi riferisco alla demografia della clientela: l'età media degli acquirenti continua a salire, attestandosi ben oltre i 50 anni, mentre il brand fatica ad attrarre le nuove generazioni. Un problema che non è solo di immagine: senza un ricambio generazionale, il mercato si restringe progressivamente.
Farley ha evidenziato come la fedeltà al marchio - storicamente il punto di forza di H-D - rischi di trasformarsi in una trappola se non accompagnata da strategie per conquistare motociclisti più giovani. Le nuove generazioni cercano esperienze diverse, sono più sensibili alla sostenibilità ambientale e meno legate ai codici culturali tradizionali del motociclismo americano.
La risposta di Harley-Davidson alla transizione elettrica è stata LiveWire, prima come modello poi come brand separato. Una mossa che doveva rappresentare il ponte verso il futuro, ma che secondo Farley non sarebbe sufficiente. La divisione elettrica ha mostrato risultati commerciali deludenti e continua a bruciare risorse senza trovare una reale penetrazione di mercato.
Il CEO Ford - la cui azienda ha investito miliardi nell'elettrificazione con risultati contrastanti - conosce bene le difficoltà di questa transizione. Nel settore delle due ruote, dove il peso e l'autonomia sono ancora più critici, le sfide tecniche ed economiche si moltiplicano. E mentre competitor asiatici avanzano rapidamente, Harley sembra ancora alla ricerca di una propria identità nel mondo elettrico.
L'altra critica implicita nelle dichiarazioni di Farley riguarda la gamma prodotti. Harley-Davidson rimane fortemente concentrata sulle cruiser e sulle touring di grossa cilindrata, segmenti maturi dove la crescita è limitata. I timidi tentativi di espansione con la piattaforma Revolution Max che ha portato alla Pan America (e avrebbe dovuto portare alla naked Bronx) sembra non siano riusciti a creare nuovi solidi pilastri commerciali. La Pan America 1250, pur tecnicamente valida e seppur sia riuscita a ricavarsi un posticino al sole, deve competere ogni giorno in un segmento competitivo dominato da BMW, KTM e Ducati, mentre i progetti per moto più piccole e accessibili sono stati ripetutamente posticipati o cancellati. Una strategia conservativa che, secondo l'analisi di Farley, potrebbe rivelarsi fatale in un mercato che premia chi sa reinventarsi.
Le dichiarazioni di Farley assumono particolare rilevanza considerando che tra pochissimi giorni, il 15 gennaio 2026, Harley-Davidson presenterà la gamma 2026. Oltre ai consueti aggiornamenti model year, negli ultimi mesi si sono fatte più insistenti le voci su possibili novità in particolare in ambito entry-level. Da tempo si vocifera di una moto accessibile per cilindrata e prezzo destinata ad allargare la gamma verso il basso, un segmento che potrebbe finalmente aprire le porte a quella clientela giovane che tanto manca nelle statistiche di vendita e che, riteniamo, possa subire ancora la fascinazione per il marchio americano. D'altra parte abbiamo già visto la Casa avviare partnership in India e in Cina per cercare di entrare nei mercati asiatici. Ci ricordiamo, però, come andò qualche anno fa quando pensò di realizzare, sempre in India, la Street 750 diventata rapidamente una delle Harley meno considerate di sempre: troppo grossa e costosa per i mercati asiatici e troppo poco per quelli occidentali. Allora però c'erano ancora le Sportster 883 e 1200 e i tempi sono cambiati. Chissà, forse oggi una moto come la Street 750 riceverebbe un'accoglienza diversa.
Ad ogni modo, sarà il prossimo 15 gennaio l'occasione in cui Milwaukee dimostrerà di aver raccolto i caldi consigli che arrivano da più parti? Una moto accessibile, sia come prezzo che come caratteristiche tecniche, ma con il fascino di una Vera Harley-Davidson potrebbe rappresentare quella svolta strategica che Farley ritiene indispensabile.