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Spielberg. Austria, 21 Settembre 2026. A Millwaukee hanno conservato i carter e rivoltato come un calzino il resto di una Road Glide per farne un’arma micidiale, una declinazione di autentica di Moto da corsa. Non come le altre, non facile, a vederla e sentirla inquietante, ma tremendamente performante. Soprattutto emozionante. Ai box, sulla griglia e alle staccate, sulle tribune, il messaggio è passato avanti e indietro tra attori e spettatori. Oggi la H-D Baggers World Cup è un presupposto, un “cambiare la musica” che ha convinto. Ecco perché il progetto andrà avanti per altre due stagioni con una opzione per un futuro ancora più lontano. Più Team, più Piloti, più Gare. Ai Gran Premi si vedono sempre più cuffie antirumore, ma quando si scatena l’inferno della Baggers le si toglie, lo spettacolo, il concerto dal vivo “ha preso”. Immaginate ora un raddoppio di quell’inferno di tuoni…
Sei week end e dodici gare, debutto in America, poi i circuiti icona della vecchia Europa da esplorare. La H-D Road Glide Factory Race Specs è una Moto “atipica” (tra virgolette perché è dir poco) totalmente dedicata e sviluppata ad hoc. Piste, pubblico e passione. In America aveva funzionato, il seme aveva attecchito. Poteva voler dire che sarebbe successa la stessa cosa anche nell’”occidente motociclistico? No, assolutamente no. Anzi, poteva essere più prevedibile il contrario. E invece ha funzionato. Alla grande!
Non senza le riluttanze della prima ora, per lo più “teoriche” e incentrate sull’opportunità di inserire una Serie così “strana” nel contesto della massima espressione della velocità motociclistica su pista. La verità è che le Harley-Davidson hanno portato “musica nuova” nei GP, esaltando, amplificando, facendo conoscere e capire ai centomila degli appuntamenti del Mondiale dove può arrivare il sommesso po-ta-to po-ta-to delle H-D abitualmente legato ai saliscendi di San Francisco o agli orizzonti irraggiungibili delle Interstate.
L’incidente. Red Bull Ring. Gara 1. Archie McDonald parte benissimo, il bestione #69 si invola. Il messaggio dovrebbe essere chiaro. Ma vallo a far capire a un Pilota, anzi a due. Iannone e Granado non ci stanno. Il brasiliano infila l’italiano, Andrea forza l’interno per restituire il favore a Eric. Un po’ troppo forzata, quella manovra? Difficile dirlo, i parametri della corsa con la Harley, oltre 200 cavalli, oltre 220 Nm, anche oltre 270 chilogrammi, non stanno in una relazione fisica “tradizionale”. Fatto sta che vanno in terra tutti e due, tagliano la curva e si perdono scivolando sulla ghiaia, le Road Glide carambolando oltre con un’energia cinetica apparentemente inesauribile. È il thriller del Gran Finale. Andrea si rialza, si gira e va verso Eric. Sembra vada a scusarsi, ma l’impulso rallenta, sembra ripensarci, non è convinto di doverlo fare.
Eric va in ebollizione, impreca in brasiliano, un sicuro “vai encher o saco da…” ma pare ripensarci, mitigarsi anche lui, non è convinto. Stai a vedere che è proprio quel che si definisce un “incidente di gara”. Gutierrez passerà al comando di Gara 1, McDonald ci mette due giri e poi i conti gli tornano: portiamo a casa il risultato, e stasera festa. Gutierrez, McDonald, la new entry Joe Rispoli con Rascal, nell’ordine, il Mondiale non si decide lì, ma possibilmente sì, a quel punto. Ad Archie bastano 4 punti, Granado è comunque tagliato fuori.
Parliamoci chiaro. Andrea Iannone era verosimilmente tagliato fuori dalla lotta per il Titolo sin dall’inizio. E probabilmente il Titolo non era il pensiero felice originario dell’operazione. Non puoi iniziare quando gli altri hanno già fatto due gare, non conosci nulla, e pretendere di sbaragliare il campo. Può succedere se gli avversari sono delle schiappe, e allora ecco che Max Verstappen può permettersi di rimontare 100 kart in 14 giri a Silverstone. Però quello è cinema, entertainment. La Baggers è roba vera e il “cinema” che Iannone ha portato nella World Cup è “docufilm”, talento, bravura e “ferocia” contro avversari tosti, campioni magari sconosciuti nel giro della MotoGp ma collaudati.
Ma non c’è dubbio che le Gare vinte da Andrea sono solo una parte del forte contributo dell’ex fenomeno MotoGP. Con le tre vittorie Iannone deve comunque essere considerato il più vincente, più del McDonald Campione che si è imposto due volte, più dell’Oscar Gutierrez, secondo nel Mondiale, che ha vinto anche lui tre volte ma perde nella “media”, due gare in più dell’italiano. E poi, comunque sia e sia andata, Iannone ha portato nella Serie un’autenticità appassionata che è risultata una delle componenti emotive più forti della già riuscita formula H-D World Baggers Cup.
Granado va a vincere la gara della “staffa”, l’ultima della prima stagione come se fosse l’unica. L’adrenalina “avanzata” dall’incidente di Gara 1 è sufficiente per un effetto booster non sedabile. L’altra faccia della… gara è ragionier McDonald ventenne da Jindera, Nuovo Galles del Sud, Australia, cui i punti dell’ottavo posto bastano a chiudere il dossier. In effetti se solo si guarda un attimo alla circostanza che si è venuta a creare, c’è poco da immaginare di diverso. Granado se ne va, Iannone è condannato da un Long Lap per l’”incidente” di Gara 1, Gutierrez colleziona l’ennesimo P2, gara e generale. McDonald fiuta nell’aria interferenze di tensione, si lascia sfilare fermando il pallottoliere alla cifra della sicurezza. Per Gara 2 e per il Campionato.
S’è detto “storie di Sport e di Vita”, all’inizio. Non era un modo per far click con titolo o sottotitolo. A Marzo di quest’anno Archie McDonald viene in Europa e si installa a Maiorca. È nel Joe Rascal Racing Team, il “piano” è la H-D Baggers World Cup. A fine mese vince la gara inaugurale negli USA, al COTA. Il 21 Aprile suo fratello Toby, il suo tifoso numero 1, si toglie la vita. Aveva 22 anni. Scott e Miranda, i genitori, Archie e Tabitha, la sorella, vivono l’esperienza più innaturale e devastante che si possa immaginare. La famiglia decide di andare avanti. Archie ha un obiettivo, adesso una missione.
Archie e suo fratello maggiore Toby iniziano insieme nel cortile di casa, incoraggiati dal padre Scott. Cinque titoli australiani sulla terra poi la pista dell'Oceania Junior Cup, Supersport 300 e Yamaha R3 Cup. Nel 2021 è quarto nella Supersport 300 australiana. Si va in Europa, R3 Cup nel 2022, quinto FIM JuniorGP Superstock 600 nel 2023. Nel 2024 la Supersport australiana, Maiorca diventa la sua base operativa. Infine la H-D Bagnare World Cup.
Archie Vince a Austin, Texas, cade a Assen, si rialza e vince ancora a Silverstone. È sempre lì, equilibrio maturo di aggressività e gestione, cosa che non ha saputo fare Oscar Gutierrez, molte volte velocissimo ma troppe volte in terra, e nemmeno Eric Granado, chirurgico nelle pole, preciso negli obiettivi e leader a metà stagione, ma non così costante (“incidente” a parte, che non conta). Archie è bravo, sì, un talento, sta sulla Road Glide e sembra spartire il compito del controllo tra le sue braccia e la stabilità pachidermica e strabiliante della “Bestia”. In ogni caso presente a sé stesso in ogni momento cruciale del Campionato.
“È stata una stagione davvero emotivamente forte. Vincere la gara d'apertura e veder morire mio fratello. Non avrei mai pensato di vivere qualcosa del genere. Dire addio a lui, dire addio alla mia famiglia e andare via da casa per continuare ad allenarmi e inseguire questo sogno... è un tale sollievo ora che ha ripagato. Mi dispiace tanto per la mia famiglia e i miei amici che ho lasciato in Australia per concentrarmi su questo obiettivo. Ora festeggerò con loro e continuerò a elaborare il lutto, perché finora l'ho messo in un buco in fondo alla mia mente.
Dedico tutto questo completamente a Toby. Ti amo e mi manchi tantissimo, e tengo le braccia spalancate per chiunque ne abbia bisogno. Quello che la mia famiglia ha attraversato non è un'esperienza normale, ma averlo sulla parte posteriore della mia moto con me in quegli ultimi giri è stato il miglior peso extra che potessi chiedere in qualsiasi gara."
Alla festa finale del Red Bull Ring manca Filippo Rovelli, l’”altro italiano” capace di esaltarsi scatenando l’entusiasmo del Mugello e di stare con i migliori. È sesto assoluto al termine della prima stagione H-DBWC. Rovelli è impegnato a casa. Comunque, far festa alla fine della prima stagione è stata una buona idea. C’erano motivi in abbondanza e una festa è sempre sinonimo di un momento di bilancio… positivo. In questo caso mooolto positivo. Harley-Davidson ha fatto centro con la Baggers World Cup. Non era scontato, e strada facendo si sono aggiunti altri elementi, anche non previsti, che confortano e arricchiscono di altri e importanti atout una formula per certi versi largamente innovativa.
A EICMA 2025 se ne sente parlare, a Febbraio l’annuncio ufficiale del programma, proprio in Austria, investimenti, lavoro e prospettive importanti. La stagione è volata, adesso c’è da mantenere l’impegno. E progredire, oltre Piloti, Team e Gare, magari cercando una migliore integrazione all’interno dei Gran premi evento, magari lasciando immaginare una Road Glide “BWC Replica” che divora chilometri sulle quelle strade del Mondo che l’hanno consacrata regina di un modo di pensare e vivere la Moto. Bello far tutto questo con il conforto del successo.
© Immagini Harley-Davidson, H-D Bagger World Cup
FIM Harley-Davidson Baggers World Cup
Classifica finale
1. Archie McDonald (AUS) – 202 points
2. Oscar Gutiérrez (SPA) – 193 points
3. Eric Granado (BRA) – 192 points
4. Andrea Iannone (ITA) – 157 points
5. Jake Lewis (USA) – 117 points
6. Filippo Rovelli (ITA) – 99 points
7. Travis Wyman (USA) – 83 points
8. Jordi Torres (SPA) – 77 points
9. Maxwell Toth (USA) – 62 points
10. Dimas Ekky Pratama (INA) – 60 points
11. Cory West (USA) – 56 points
12. Bradley Smith (GBR) – 36 points
13. Kyle Wyman (USA) – 29 points
14. James Rispoli (USA) – 29 points
15. Cody Wyman (USA) – 26 points
16. Max Flinders (USA) – 14 points