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Quando a ottobre scorso avevamo raccontato la storia di Damon Motorcycles — tre cause legali simultanee, 13 dipendenti rimasti, azioni a un centesimo di dollaro e zero motociclette consegnate in cinque anni — avevamo scritto che era difficile immaginare un lieto fine. Da Damon ci hanno contattato, hanno cercato di chiarire e di rassicurarci che non era così e che anzi una ripresa del business era prossima. Ci siamo persino incontrati per parlarne a tu per tu. A quanto pare, quel lieto fine però non era difficile: era impossibile.
A cinque mesi di distanza, sia RideApart sia il portale canadese Betakit riportano l'ennesimo, e probabilmente definitivo, aggiornamento sulla vicenda: il CEO, il CFO e l'unico membro rimasto nel consiglio di amministrazione si sono tutti dimessi nel giro di poche settimane.
L'esodo del consiglio d'amministrazione ha avuto inizio a inizio febbraio 2026, quando Bal Bhullar, Chief Financial Officer, ha lasciato per primo. A seguire, Dominique Kwong — co-fondatore e ideatore tornato alla guida dell'azienda a dicembre 2024 per sostituire l'ex CEO Jay Giraud, ormai coinvolto in una battaglia legale con la stessa Damon — ha aggiornato il suo profilo LinkedIn dichiarandosi fuori dall'azienda. Infine se n'è andato anche Karan Sodhi, unico membro rimasto nel board.
Il sito ufficiale di Damon riflette, impietoso, questa situazione: nessun membro del consiglio di amministrazione è elencato. Come dipendenti attivi risultano solo due nomi: Rob Chartier, VP of Cloud and Information Systems, e Kurt Risic, VP of Vehicle Dynamics & Integration e General Manager per la Bay Area.
Come CFO ad interim è stato nominato Dino Mariutti, figura storica dell'azienda — era entrato nel team fin dal 2017 come responsabile delle relazioni con l'Europa, aveva fatto parte del board tra il 2020 e il 2021, poi aveva lasciato nel 2024 ed era ritornato assieme a Dominique del quale condivideva la visione. Era stato lui a tentare di rassicurarci qualche mese fa e siamo in attesa possa farlo nuovamente.
Ricapitolando, attualmente entrambi i co-fondatori sono fuori: Jay Giraud è uscito a dicembre 2024 (e ha intentato causa alla società), Dominique Kwong si è dimesso a febbraio 2026. Il team di ingegneria che aveva sviluppato i prototipi non esiste più. Non c'è alcun impianto produttivo. Di quei 13 dipendenti che erano rimasti in ottobre, almeno altri tre se ne sono andati. Gli investitori hanno smesso di credere nel progetto. E circa 3.000 prenotazioni — per un valore nominale di circa 100 milioni di dollari — sono ancora tecnicamente aperte, con clienti in attesa di capire se e come riavranno i loro soldi.
La storia di Damon Motorcycles è purtroppo quella classica di una startup tecnologica che si propone come una rivoluzione, raccoglie decine di milioni di finanziamenti, promette il futuro e sparisce prima di averlo costruito, gettando un'ombra su tutte le startup che invece lavorano magari con meno clamore per costruire davvero quel futuro. Casi come questo non fanno altro che alimentare la diffidenza verso i progetti innovativi e alternativi. La HyperSport — 200 cv, 320 km/h, ergonomia adattiva, intelligenza artificiale di bordo — non è mai diventata un prodotto, è rimasta (forse) un bel prototipo. Però va sottolineato come questa avventura imprenditoriale sia riuscita laddove gli altri non riescono: nel farsi conoscere, nell'ottenere visibilità grazie al clamore dei dati dichiarati e soprattutto nel raccogliere - e far sparire - una notevole quantità di denaro. Sono settantacinque i milioni di dollari raccolti, mica male per un'azienda di motociclette che non ha mai consegnato una sola motocicletta. E ora ci sono cause legali in corso, le azioni hanno perso valore e adesso nemmeno un vertice aziendale a cui fare riferimento.
Per i 3.000 clienti che hanno prenotato una HyperSport o una HyperFighter, l'unica priorità concreta ora è ottenere il rimborso del deposito prima che l'azienda arrivi — se non ci è già — a una dichiarazione formale di insolvenza. Avremmo voluto scrivere un articolo in cui dicevamo che ci eravamo sbagliati, che le mirabolanti caratteristiche tecniche di queste moto venivano confermate dalla prova su strada. Avremmo voluto raccontare davvero quel lieto fine difficile da immaginare e invece dobbiamo dire che la nostra cattiva prima impressione, il nostro scetticismo iniziale ha trovato conferma in questo triste epilogo.