Corleo, il cavallo robotico di Kawasaki si guiderà con il corpo e un giubbotto inerziale

Corleo, il cavallo robotico di Kawasaki si guiderà con il corpo e un giubbotto inerziale
Un nuovo brevetto Kawasaki svela nuovi dettagli sul Corleo: niente comandi tradizionali, il quadrupede robotico leggerà i movimenti del pilota attraverso sensori indossabili. E il progetto, previsto sul mercato nel 2035, diventa sempre meno fantascienza
19 agosto 2026

Quando Kawasaki Corleo fece la sua comparsa all’Expo 2025 di Osaka sembrava uno di quei concept costruiti soprattutto per mostrare come potrebbe essere la mobilità fra qualche decennio: quattro zampe, un pilota a cavalcioni, capacità di affrontare pietre, pendii e ostacoli che metterebbero in crisi qualunque veicolo a ruote.

Poi, però, Kawasaki ha cominciato a fare sul serio. Prima annunciando l'intenzione di sviluppare un prototipo operativo per l’Expo 2030 di Riyadh e una possibile commercializzazione attorno al 2035, quindi coinvolgendo anche Nvidia nello sviluppo dei sistemi di simulazione e intelligenza artificiale necessari a controllare il quadrupede. Ora arriva un ulteriore tassello: un brevetto depositato all'inizio del 2026 e pubblicato ad agosto che entra decisamente più nel dettaglio su come il Corleo potrebbe essere effettivamente utilizzato.

Il manubrio? Quasi un appiglio. Si guida con il corpo

La parte più interessante riguarda proprio il rapporto tra uomo e macchina. Già Kawasaki aveva spiegato che il Corleo sarebbe stato comandato spostando il peso del corpo ma il brevetto aggiunge un elemento fondamentale: il pilota dovrebbe indossare un capo dotato di sensori e piattaforme inerziali capaci di seguire continuamente posizione, inclinazione e spostamenti del suo baricentro. Una specie di giubbotto - o, più correttamente, di abbigliamento sensorizzato - attraverso il quale Corleo dovrebbe capire dove il suo cavaliere vuole andare.

Ci si inclina verso destra? Il sistema interpreta l’intenzione di cambiare direzione. Si modifica la posizione del corpo? Il software traduce il movimento in un comando. Il manubrio, quindi, perderebbe buona parte della funzione che conosciamo sulle moto per trasformarsi soprattutto in un punto d’appoggio.

Insomma, altro che ride-by-wire: qui rischiamo di entrare nell’era del ride-by-body.

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Quattro zampe, quattro "sospensioni"

Naturalmente la parte più complessa rimane quella che sta sotto il pilota. Le quattro zampe sono articolate e devono adattarsi indipendentemente alle asperità del terreno, con elementi elastici incaricati di assorbire gli urti e mantenere stabile il corpo del veicolo.

L’intelligenza artificiale dovrà contemporaneamente riconoscere ciò che si trova davanti al Corleo, stabilire dove appoggiare ciascuna zampa e interpretare i movimenti del pilota. Proprio questo è uno dei campi sui quali Kawasaki sta lavorando insieme a Nvidia nel nuovo centro robotico aperto in Silicon Valley: simulazione e AI serviranno ad allenare il sistema ad affrontare rocce, pendenze e ostacoli prima ancora di portarli nel mondo reale.

C'è anche posto per il passeggero

Le tavole del brevetto raccontano inoltre un Corleo sorprendentemente vicino, almeno nelle intenzioni, a un vero mezzo di trasporto. È prevista infatti anche la possibilità di ospitare due persone, con appoggi regolabili per pilota e passeggero, oltre a un piccolo vano destinato al trasporto degli oggetti.

Dettagli apparentemente secondari, ma che fanno capire quanto Kawasaki stia cercando di trasformare quello che inizialmente appariva come un esercizio di stile futuristico in qualcosa che, un giorno, potrebbe avere un impiego concreto.

D’altra parte la Casa di Akashi non parte da zero. Già nel 2022 aveva mostrato Bex, un robot quadrupede ispirato a uno stambecco, capace di trasportare una persona o un carico fino a 100 kg e perfino di utilizzare delle ruote sui terreni pianeggianti. Il Corleo può essere considerato un'evoluzione molto più sofisticata di quella ricerca.

Il cuore resta l'idrogeno

Curiosa anche la soluzione energetica. Corleo utilizza un generatore alimentato a idrogeno da 150 cm³, che produce l’energia elettrica destinata alle unità motrici delle quattro zampe. La bombola di idrogeno è collocata nella zona posteriore del veicolo.

È una scelta perfettamente coerente con il percorso tecnologico intrapreso ormai da anni da Kawasaki che ha sviluppato propulsori motociclistici a combustione interna alimentati a idrogeno, ha trasformato il quattro cilindri sovralimentato della Ninja H2 in un laboratorio viaggiante e nel 2024 ha effettuato a Suzuka una dimostrazione pubblica della sua moto alimentata a idrogeno.

Corleo percorre però una strada differente: l'idrogeno non alimenta direttamente le zampe, ma serve a generare l'energia con cui funzionano i motori elettrici del sistema robotico.

Il 2035 non è poi così lontano

Naturalmente tra le tavole di un brevetto e un quadrupede capace di portarci realmente in cima a una montagna c'è ancora parecchio lavoro. Controllare quattro arti meccanici mentre sostengono una o due persone su un terreno irregolare significa risolvere problemi di equilibrio, sicurezza, affidabilità, autonomia e velocità di risposta che una motocicletta semplicemente non ha.

Eppure il progetto continua ad acquisire concretezza. Kawasaki è passata dall’orizzonte iniziale della mobilità 2050 a un prototipo operativo previsto per il 2030 e a una possibile produzione commerciale nel 2035.

Una decina d’anni, nel mondo dell’industria, non sono poi molti.

E se veramente ci arriveremo, per andare in fuoristrada potrebbe non essere più necessario chiedersi quale enduro scegliere. La domanda sarà un'altra: moto o cavallo?

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