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Il titolo mondiale di Kimi Antonelli, arrivato a Città del Messico con un terzo posto che ha chiuso la partita con quattro gare d’anticipo, ha scatenato una valanga di messaggi anche nel paddock della MotoGP. A vent’anni e 68 giorni il pilota bolognese di Casalecchio di Reno è il più giovane campione della storia della Formula 1, record che apparteneva a Sebastian Vettel, e ha riportato l’Italia sul tetto del mondo 73 anni dopo Alberto Ascari.
In prima fila tra chi lo ha celebrato c’è Valentino Rossi, che in collegamento con Sky Sport ha parlato di grande emozione e di uno di quei momenti in cui si ricorda dove si era. Il Dottore segue Kimi fin dai tempi dei kart, ci si rivede in alcuni aspetti e lo considera capace di diventare uno dei più forti di sempre, sottolineando quanto sia stata impressionante la differenza fatta sul compagno di squadra George Russell. Non è un legame nuovo: già nel 2024 Antonelli frequentava il paddock di Misano, scendeva in griglia con i piloti della VR46 Academy e definiva i centauri della MotoGP dei matti, per la velocità che riescono a tirare fuori su due ruote.
Marco Bezzecchi, amico di Antonelli, ha promesso un abbraccio appena possibile, elogiando la freddezza con cui il bolognese ha retto la pressione a Monza. Ad Automoto.it il pilota Aprilia ha aggiunto di essere rimasto colpito dalla maturità con cui Kimi ha gestito la stagione, e dal contrasto tra l’aria spensierata e la concentrazione assoluta. Bez sogna uno scambio di mezzi in pista, sulla scia di quello tra Rossi e Hamilton, e lascerebbe volentieri guidare Albarosa, la sua RS-GP26, a chi era già salito in sella nel box di Misano l’anno scorso.
Sulla stessa linea Nicolò Bulega, neocampione Superbike e dal 2027 in MotoGP con VR46, convinto che la capacità di gestire la pressione si abbia dentro fin dalla nascita. I due hanno già parlato di un battesimo a due ruote per Kimi, magari con una moto a noleggio in un kartodromo. Alla vigilia, dal media day di Sepang, anche Pecco Bagnaia aveva mandato il suo messaggio, ammirando la maturità di un ragazzo con l’età di suo fratello e parlando di un’occasione enorme per l’Italia.
La stagione che ha convinto tutti, del resto, è stata da fuoriclasse: la prima vittoria a Shanghai, con una pole trasformata in una gara quasi perfetta, poi il filotto con Suzuka, Miami, Montreal e Montecarlo, fino al trionfo di Monza. Partito 19° per una penalità sulla power unit, ripartito 12° dopo la bandiera rossa e autore del sorpasso su Russell a tre giri dal termine, Kimi è diventato il primo italiano a vincere il GP d’Italia dopo 60 anni, il più giovane di sempre sul circuito brianzolo. Un coro che conferma quanto il legame tra due e quattro ruote, nel 2026, sia più forte che mai.