Addio Alex Zanardi, il grande campione che ci ha insegnato a non mollare mai

Addio Alex Zanardi, il grande campione che ci ha insegnato a non mollare mai
E continueremo a non mollare. A 59 anni si è spento un uomo immenso, un pilota e un maestro di vita autentico che aveva dato al concetto di sfida tutta un'altra dimensione
2 maggio 2026

Alex Zanardi è morto il 1° maggio 2026 all'età di 59 anni. Ex pilota di Formula 1 e CART, campione paralimpico di handbike con quattro ori olimpici, ambasciatore BMW: una vita intera spesa a dimostrare che i limiti esistono solo nella testa. Era rimasto lontano dai riflettori dal 2020, dopo il terzo grande incidente di una vita costellata di tragedie e risurrezioni.

La famiglia ha comunicato la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta nella serata del 1° maggio 2026. «Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari», si legge nella nota ufficiale. Cinquantanove anni. Avrebbe compiuto il sessantesimo compleanno il 23 ottobre. Una vita che sembrava scritta apposta per mettere alla prova i limiti umani e per abbatterli uno dopo l'altro.

Chi si occupa di motori e di tutto ciò che gira su ruote lo ha incontrato almeno una volta, in pista o in paddock, e lo ricorda sempre allo stesso modo: con un sorriso che si sporca di lacrime. Perché quando se ne vanno le persone belle, lasciano un vuoto che non si riempie. E in questo caso il vuoto è davvero enorme perché tutti speravamo di rivederlo di nuovo, di sentire ancora una sua parola, di scorgere il suo sguardo fiero rialzarsi per l'ennesima volta. Alle volte, però, anche gli eroi ci lasciano. 

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Con le lacrime agli occhi

Apprendo la notizia della morte di Alex in una giornata di sole e di festa. Una contraddizione che mi strugge ancora di più e scrivo queste poche righe con gli occhi velati di lacrime. Non ho mai incontrato Alex Zanardi, ho solo sfiorato l'incontro in un paio di occasioni professionali e so che questo ora rimarrà per sempre un rammarico. Alex ci ha insegnato davvero tanto, forse molto più di quanto ci rendiamo conto e io mi auguro, spero, anzi ne sono sicuro, i suoi insegnamenti resteranno dentro di noi. 

Dal kartodromo alla Formula 1: un talento innegabile

Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Figlio di un idraulico e di una sarta, si trasferisce da piccolo a Castel Maggiore, dove nasce la sua grande passione per i motori. A 14 anni il padre gli regala il suo primo kart: è l'inizio di tutto. Dopo anni nei go-kart, debutta in Formula 1 nel 1991 con la Jordan, passando poi per Minardi, Lotus e Williams. Una carriera nel Circus mai decollata del tutto, a causa di monoposto poco competitive e di qualche episodio di esuberanza in pista che non lo rese mai popolarissimo tra i colleghi. Nel 1997 il passaggio alla Formula CART americana si rivelò la svolta: tre vittorie già al primo anno e due titoli mondiali consecutivi, nel 1997 e nel 1998. Era il vero Alex Zanardi, quello che finalmente aveva trovato la macchina e l'ambiente giusti.

Il Lausitzring, 15 settembre 2001: il giorno che cambiò tutto

Poi arrivò quel maledetto pomeriggio in Germania. A tredici giri dalla fine, uscendo dai box, Zanardi perse il controllo della vettura, forse per acqua e olio sulla traiettoria. La sua monoposto si intraversò in mezzo alla pista, proprio mentre sopraggiungeva ad alta velocità Alex Tagliani: l'impatto fu devastante e la Reynard Honda fu spezzata letteralmente in due, con Zanardi che perse entrambe le gambe e rischiò di morire dissanguato. Credo come molti di voi, ho ancora quelle terribili immagini davanti agli occhi. Dopo 16 operazioni chirurgiche e 7 arresti cardiaci, Zanardi riuscì a sopravvivere. Incredibile. Molti avrebbero chiuso lì, lui no. Ci insegnò il vero significato di risurrezione e quella che sembrava la fine divenne un nuovo inizio.

La rinascita: dalle protesi all'handbike, passando per le moto

Tornò a gareggiare in automobile con i comandi adattati. Vinse ancora: una gara del Mondiale turismo, poi il Campionato italiano Superturismo nel 2005. Ma non si fermò alle quattro ruote.

Nel 2009 arrivò anche il capitolo motociclette, vi ricordate? Io sì. Sul circuito di Monza, grazie all'iniziativa di Riders Italian Magazine e BMW Motorrad Italia, Zanardi tornò in sella a una BMW HP2 Sport equipaggiata con servocomandi appositamente sviluppati da Guidosimplex, che gli permettevano di gestire cambio e freni manualmente. Al termine della sessione dichiarò: «Ho vissuto una giornata fantastica che mi ha permesso di riassaporare sensazioni così belle, che non ricordavo. Se la HP2 Sport mi ha fatto divertire così tanto, non immagino quanto possa fare la S 1000 RR…» L'appetito, evidentemente, non gli mancava.

Poi scoprì l'handbike quasi per caso, grazie a un amico incontrato litigando per un parcheggio. Zanardi era fatto così, capace di trasformare in opportunità perfino una questione di stalli. Da lì, fu un'escalation inarrestabile: due ori paralimpici a Londra 2012, altri due a Rio 2016, otto titoli mondiali su strada, le maratone di New York e Roma.

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza sulle strade del senese, perse il controllo dell'handbike e si scontrò con un camion che procedeva in direzione opposta. Sottoposto a intervento neurochirurgico al Policlinico Le Scotte di Siena, rimase in gravi condizioni in terapia intensiva. Da allora, la famiglia aveva scelto il massimo riserbo. Dal 2020 le sue condizioni di salute erano rimaste avvolte nella riservatezza, mentre proseguiva la riabilitazione lontano dai riflettori.

Da quel momento non abbiamo più smesso di sperare in un suo ritorno.

Alex Zanardi non era solo un atleta. Vien da dire che non era neppure "solo un uomo". Alex è stato un eroe dei nostri giorni. Dimostrazione vivente che la forza di volontà, quella vera, non quella dei post motivazionali sui social, può spostare montagne. Ha dedicato tempo ed energie allo sviluppo di tecnologie innovative per protesi e carrozzine, contribuendo concretamente a migliorare la qualità della vita di molte persone con mobilità ridotta. Il suo contributo ha avuto un impatto reale sul mondo della riabilitazione e dell'accessibilità, le sue parole hanno dato coraggio, il suo esempio ha aperto menti e porte.

Lascia la moglie Daniela e il figlio Niccolò, ai quali va il nostro pensiero e abbraccio. Ma lascia anche tutti noi con un grande vuoto nel cuore e una domanda scomoda alla quale, guardandoci allo specchio, dovremo rispondere: di fronte alle nostre difficoltà quotidiane, cos'è che ci manca davvero?

Di certo ci mancherà la sua ironia, speriamo di trovare almeno un briciolo di tutta la sua forza.

Grazie, Alex.

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