Addio a Francesco Guccini, che non aveva la patente ma amava i motori

Addio a Francesco Guccini, che non aveva la patente ma amava i motori
Aveva 86 anni, era un gigante della canzone d’autore e un romanziere. Colto e antidivo, ha scritto canzoni senza tempo che hanno unito tante generazioni. Non aveva la patente, ma amava i motori e anni fa andò al MotorShow per parlare di sicurezza stradale
7 agosto 2026

Francesco Guccini era nato a Modena il 14 giugno 1940. L’Italia era appena entrata nella Seconda Guerra Mondiale e suo padre Ferruccio venne chiamato alle armi, rifiutò la fedeltà al nazismo, finì per due anni in un campo di concentramento in Germania. Da allora la famiglia Guccini si spostò sull'Appennino, a Pavana, a cui Francesco dedicherà il primo romanzo. Soltanto nel 1960, diventato cronista della Gazzetta di Modena, si occuperà di musica: accadde che intervistò Domenico Modugno, vincitore del Festival di Sanremo. Dopo l'incontro, scrisse la sua prima canzone: L'Antisociale. Intanto studiava per diventare Magistrato, senza poi laurearsi. Non pensava affatto di diventare un musicista, tutto nacque quasi per caso: dopo il primo disco pensava che sarebbe finito tutto, poi arrivò il secondo, il terzo, il quarto con un certo successo.

Il celebre cantautore e intellettuale emiliano aveva 86 anni. Pur essendo un emiliano doc, i motori non sono stati centrali nella sua vita ma c’erano: sul palco del suo concerto più celebre eseguì il brano Autogrill, che era la storia di un amore mai nato in un'area di servizio. Non aveva la patente, ma nel 2014 capitò al Motor Show di Bologna: fu la Polizia di Stato ad invitarlo, tramite il collega giornalista Marino Bartoletti, che è un appassionato di musica leggera e ha seguito per anni i motori. Si fece un dibattito, legato principalmente al tema della sicurezza stradale e il cantautore rivelò di non essere in possesso della patente di guida, di non averci mai pensato. In compenso, come ricorda la Gazzetta dello Sport, nel 2024 Guccini ha ricevuto la Patente di "matto onorario" di Gubbio e, fra le righe di uno dei suoi celebri romanzi (Dizionario delle cose perdute) rievoca un avventuroso viaggio giovanile da Bologna a Trieste, quando ancora l'autostrada non c’era tutta: in quattro in una Fiat 500, con le chitarre nel bagagliaio.

Pavana è una piccola frazione di Sambuca Pistoiese, nella provincia toscana ma a soli 90 chilometri a sud di Modena, dove Francesco era nato. L’artista è sempre vissuto lì, nel borgo dove è mancato nelle prime ore di mercoledì 6 agosto. Cantautore e anche attore, ha prestato il suo volto in 17 opere, tra film e documentari; è stato intellettuale e scrittore, era nota la sua passione per i fumetti. In carriera ha pubblicato 18 album in studio, firmando (ed eseguendo) brani celebri come Auschwitz, Dio è morto (portato al successo nel 1967 da I Nomadi), L'avvelenata e La Locomotiva. Ha collaborato, fra gli altri, con Caterina Caselli, con l'Equipe 84 e con Luciano Ligabue che, in occasione del suo esordio alla regia, lo ha voluto nel cast di Radiofreccia.

Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni con Loriano Macchiavelli a un nuovo libro, che uscirà postumo agli inizi di settembre e si intitolerà “Calde le pere. Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla” e sarà pubblicato come gli altri dall'editore Giunti. Sappiamo che anche questo libro parte un po’ come partiva "Vola Golondrina", l'ultimo giallo scritto con Macchiavelli: l’ambientazione storica è quella e se là c'era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini, qui invece c'è una ragazza in bicicletta.

Vola Golondrina iniziava da Montefosco, paese dell’Appennino Tosco-Emiliano, pochi giorni prima delle elezioni del 18 aprile 1948. Il silenzio notturno era rotto dal frastuono di una moto, lanciata lungo la strada principale. Un motociclista misterioso lanciava volantini e intanto cantava a squarciagola con un accento straniero. E l’episodio si ripeteva per diverse notti fino a che, in una casa abbandonata, veniva trovato il cadavere di un uomo ucciso barbaramente accanto alla sua motocicletta: era una vecchia Guzzi GT 17, col sidecar. Gli appassionati sanno che la GT 17 era una Moto Guzzi prodotta dal 1932 al 1939, la prima moto progettata per il Regio Esercito, con telaio elastico. Era una 500 con il suo cilindro orizzontale, circa 13 cavalli a 4.000 giri e molto affidabile. Fu impiegata durante la Seconda guerra mondiale e da quel modello derivò anche il motocarro Guzzi 32.

Ma intanto anche Francesco Guccini se n’è andato. Con la sua erre arrotata, la musica colta e il suo impegno politico ha ispirato la nostra generazione e ha conquistato anche tante generazioni successive. Una figura artistica ed etica di altissimo livello.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese