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Il celebre lungomare dell’Avana, il Malecon, si è trasformato giovedì 2 aprile in un palcoscenico di mobilità alternativa. Centinaia di cittadini hanno risposto alla chiamata per una manifestazione che ha visto sfilare un variegato mosaico di mezzi a due e tre ruote. Non si è trattato di un raduno motoristico tradizionale, ma di una protesta corale contro l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti, che negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto le forniture di petrolio all’isola, mettendo a dura prova il sistema dei trasporti e la rete elettrica nazionale.
La parata ha evidenziato il volto attuale della mobilità cubana, dove la necessità aguzza l’ingegno. Tra i partecipanti spiccavano numerose biciclette e motociclette d’epoca, ma la vera novità è stata la massiccia presenza di scooter elettrici e piccoli tricicli a batteria. Questi mezzi, sempre più diffusi nelle città cubane per ovviare alla scarsità di benzina, sono diventati i protagonisti assoluti della sfilata. Al grido di "Sì a Cuba, no al bloqueo", i manifestanti sono transitati davanti all'Ambasciata degli Stati Uniti, diretti verso il centro della città, sotto lo sguardo delle autorità governative, tra cui il presidente Miguel Díaz-Canel.
Le testimonianze raccolte tra i partecipanti descrivono una quotidianità segnata da blackout prolungati e difficoltà negli spostamenti, fattori che hanno spinto molti residenti a optare per mezzi elettrici o a pedali per garantire la propria autonomia minima. Studenti e lavoratori hanno sottolineato come la scelta della bicicletta o dello scooter non sia solo una questione di efficienza logistica, ma anche un atto di presenza civile in un contesto di forte pressione economica.
L’evento si è svolto in una settimana cruciale per il comparto energetico dell'isola, segnata dall'arrivo di una nave cisterna russa carica di greggio e dalla promessa di nuovi rifornimenti nel breve periodo. Nonostante la prospettiva di un parziale sollievo, il settore dei trasporti cubano resta in una fase di profonda transizione. La parata dell’Avana ha confermato che, in assenza di idrocarburi, le due ruote, siano esse spinte dai muscoli o da motori elettrici, rappresentano oggi l'ossatura portante della mobilità dell'isola, trasformandosi da semplici strumenti di trasporto a vettori di un preciso messaggio politico e sociale.