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L'analisi che vi propongo oggi gira sulla guerra dei prezzi tra Cina e il resto del mondo, guerra che si è già scatenata, ma che ne vedrà delle belle tra poco più di due settimane. A EICMA 2026. Prosegue infatti l'avanzata del "resto del mondo" ai danni di Europa, Giappone e America.
La riflessione nasce dal commento di Gabor66, che domanda - a ragione - perché mai un motore monocilindrico dovrebbe costare meno di un bicilindrico. Commento che nasceva al mio recente pezzo "La moto per fare tutto?" e che metteva in luce i pro della KTM 690 Rally. Compreso il prezzo finale (che io avevo invece messo nei difetti), giustificato da una componentistica di pregio.
Correttamente si evidenzia come il prezzo finale dipenda non tanto da una scelta meccanica, ma da come questa viene sviluppata. E poi dalla qualità di telaio, freni, sospensioni, cerchi, pacchetto elettronico.
In Italia d'altra parte le moto più vendute sono la BMW R1300GS e la Honda Africa Twin, che non sono certo cinesi a buon prezzo. La prima è l'emblema della moto teutonica ed è ancora oggi prodotta a Berlino, la seconda rappresenta lo stato dell'arte giapponese (con tanto di cambio a doppia frizione e di sospensioni elettroniche).
Quindi è vero che i cinesi hanno spesso prezzi stracciati, ma è altrettanto vero che si possa combattere questa lotta impari, puntando sull'alto di gamma. Anche se stiamo parlando di una monocilindrica, posto che oggi ha un motore che è lo stato dell'arte nel suo segmento.
Cosa ne dite? La sfida dei brand cinesi, sul prezzo e non solo, può essere accettata? Posto che la domanda è retorica, resta da capire che strategie hanno Europa e Giappone per rispondere a questo assalto.
Foto di Andreas Balaz