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Dal 2027 la MotoGP cambierà profondamente, non soltanto per l'arrivo delle 850 cc e degli pneumatici Pirelli, ma anche per un format del weekend completamente rivisto, che prevede due sessioni di qualifiche distinte per determinare le griglie della Sprint e della gara domenicale.
Una novità che ha già diviso i piloti. Da una parte c'è chi accoglie positivamente la possibilità di avere due qualifiche separate, evitando che un errore comprometta entrambe le gare. Dall'altra chi teme un ulteriore aumento dello stress e dei rischi, in un calendario che conta già 22 Gran Premi e 44 gare complessive.
Il nuovo programma prevede una qualifica dedicata alla Sprint il venerdì, con tutti i piloti in pista per 15 minuti. Il sabato, invece, si disputeranno le qualifiche per la gara lunga, con una Q1 aperta a tutti e una Q2 riservata ai dodici più veloci. Saranno inoltre ridotte alcune sessioni di prove libere ed eliminato il Warm Up della domenica, sostituito dalla possibilità di effettuare più giri di ricognizione prima della partenza.
Complessivamente, il tempo delle sessioni passerà dagli attuali 175 a 150 minuti, con una riduzione di 25 minuti a weekend, escluse Sprint e gara. Il tempo dedicato alle prove libere e al Warm Up scenderà invece da 145 a 105 minuti: 40 in meno, parzialmente compensati dai 15 minuti aggiuntivi di qualifiche.
Ma cosa ne pensano i piloti? Alcune reazioni raccolte nel paddock di Mandalika raccontano posizioni molto diverse, anche sulla possibilità di far sentire la propria voce nelle decisioni che riguardano il futuro della categoria e torna il tema della presenza dei piloti alla Safety Commission.
Pedro Acosta è tra i più contrari al nuovo format, soprattutto per l'ulteriore aumento delle sessioni in cui i piloti dovranno spingere al limite: "Non importa quello che pensiamo, perché tanto non possiamo scegliere. Sarà un anno davvero duro. Sapete già quanto stress affronta un pilota della MotoGP durante un weekend. Ci sono già tante sessioni in cui dobbiamo prenderci dei rischi, come le pre-qualifiche, le qualifiche, le Sprint e la gara principale. Abbiamo 22 Gran Premi e 44 gare"
Secondo il pilota KTM, sarebbe stato preferibile ridurre il numero delle Sprint anziché aggiungere altre qualifiche, soprattutto considerando gli infortuni che hanno già coinvolto buona parte della griglia: "Non sono contento, ma non abbiamo altra scelta. Stiamo già rischiando molto, non guidiamo automobili e dovremmo tenerne conto. Bisognerebbe eliminare le sessioni più pericolose, non aggiungerne altre. Credo che disputare le Sprint nella metà dei Gran Premi sarebbe accettabile e le renderebbe più interessanti. Se continuiamo così, le carriere dei piloti si accorceranno"
Una preoccupazione condivisa anche da Marc Marquez, che in conferenza stampa ha sottolineato come il nuovo programma richiederà ancora più impegno ai piloti: "Sono i team e l'organizzazione a decidere, quindi o lo accetti o lo lasci, le cose stanno così. Sarebbe interessante capire quale sia l'obiettivo principale di questo cambiamento, perché per il pilota significa più intensità, più impegno, e credo che il programma attuale sia già sufficiente"
Quando gli è stato chiesto cosa pensasse dell'osservazione di Acosta sulle carriere accorciate, Marquez non ha esitato: "Ha assolutamente ragione. La mia carriera è quasi finita, ma ha ragione, è vero"
Di opinione diversa Pecco Bagnaia, che considera le due qualifiche un miglioramento rispetto all'attuale sistema, nel quale un errore può compromettere entrambe le partenze: "Chiedevamo da sempre di avere due qualifiche per le due partenze, invece di una sola. Quindi per me è una buona cosa"
Il pilota Ducati, però, vorrebbe mantenere il Warm Up domenicale, soprattutto in vista dell'arrivo delle nuove moto e delle Pirelli: "Credo che non si possa affrontare una gara senza aver fatto qualche giro prima. Dobbiamo capire meglio anche gli pneumatici, perché avremo gomme nuove, moto nuove, meno tempo in pista per lavorare e più tempo dedicato ai time attack"
Sulla stessa linea Luca Marini, favorevole alle qualifiche separate ma contrario all'eliminazione del Warm Up, che considera importante per verificare la moto prima della gara. Il pilota Honda ha inoltre evidenziato le difficoltà che il minor tempo a disposizione potrebbe creare a chi cambierà squadra o costruttore.
Uno dei più convinti del cambiamento è però Marco Bezzecchi, che vede nelle due qualifiche una possibilità: "Mi piace abbastanza, sono curioso di vedere come sarà. Sarà tosto sicuro da un punto di vista fisico, bello avere due qualifiche differenti, a volte ci sta che tu possa avere un brutto venerdì. Ora con due qualifiche diverse non si rovineranno due gare con una qualifica"
Più cauto Jorge Martin, che riconosce il possibile vantaggio del nuovo format in termini di spettacolo, ma sottolinea le conseguenze per i piloti: "Personalmente penso che sarà duro ed esigente per i piloti, ma non c'è nulla che possiamo fare al riguardo. Penso che quello attuale sia molto buono, molto completo. È chiaro che si cerca di attirare più fan, ed è possibile che ci riescano, ma per i piloti c'è più rischio e, quindi, sarà più duro. Vedremo come si gestirà"
Fabio Di Giannantonio, invece, non si considera né favorevole né contrario. Uno dei problemi sottolineati dal romano non è tanto il nuovo format, quanto la differenza nel tempo a disposizione in pista per prepararsi alla stagione:
"Speravo che si trovasse un modo per farci guidare un po' meno al limite, però allo stesso tempo va benissimo anche così. Il punto su cui molte persone non stanno mettendo abbastanza attenzione è che stiamo arrivando alla prossima stagione con un'organizzazione dei test molto più sregolata e con concessioni davvero strane per tanti piloti. Io farò quattro giorni di test per cambiare moto, team e gomme, mentre magari ci saranno rookie che avranno fatto dieci giorni di test e parteciperanno anche allo Shakedown"
Oltre alle opinioni sul format, è emerso anche il tema della rappresentanza dei piloti. Bagnaia ha raccontato che gli organizzatori avevano chiesto un parere sulle modifiche durante la Safety Commission a Motegi, ma alla riunione erano presenti soltanto quattro piloti.
"Eravamo quattro piloti e siamo stati tutti d'accordo sul nuovo format. Abbiamo chiesto soltanto di aggiungere il Warm Up e ci è stato detto che avrebbero dovuto parlarne con i team"
Pecco ha poi sottolineato la scarsa partecipazione dei colleghi: "Di solito non vengono. Non vengono mai, neanche quando ci sono cose importanti da chiedere"
Di Giannantonio ha spiegato invece perché ha smesso di partecipare alle riunioni, pur precisando che il problema non nasceva da contrasti tra i piloti: "Ho smesso di andare alla Safety Commission perché ho visto che era difficile ottenere dei progressi sulle cose che cercavamo di chiedere. Ma non perché ci scannassimo tra di noi, assolutamente. Non è semplicemente una questione di piloti che chiedono una cosa e organizzazione che ne fa un'altra. Ci sono tantissimi elementi in mezzo che non sempre vengono presi in considerazione"
Il pilota VR46 ha poi ricordato il tentativo, mai concretizzato, di creare un'associazione che potesse rappresentare i piloti: "Sicuramente un giorno avremo una voce più importante. Siamo stati abbastanza vicini a creare una sorta di associazione dei piloti, ma diversi piloti hanno posto degli ostacoli alla sua realizzazione. Quando ho visto questa situazione, ho deciso di investire più tempo sul mio fisico e sul lavoro all'interno del box"