MotoGP, Davide Tardozzi: "22 Sprint? Un po' borderline. Marc Marquez ha avuto il coraggio di parlare"

Il team manager invita a riflettere sul calendario e sullo stress a cui sono sottoposti i piloti, poi difende il 93 dalle critiche sulla questione Qatar: "Mi infastidisce che sia stata buttata la croce addosso a Marc"
26 ottobre 2026

La quantità di gare in calendario e le preoccupazioni dei piloti per il GP del Qatar sono stati due dei temi affrontati da Davide Tardozzi ai microfoni di Sky nella domenica di Phillip Island.

Il team manager Ducati ha espresso dubbi sul numero di Sprint previste durante la stagione, sottolineando le conseguenze che un calendario così impegnativo può avere sulla salute dei piloti e ha sottolineato come la presenza di numerosi appuntamenti ravvicinati possa aumentare lo stress fisico dei piloti, rendendo più complicata anche la gestione degli infortuni.

Un tema tornato d'attualità dopo la caduta di Jorge Martin nella Sprint australiana: "Indipendentemente da chi può vincere o perdere, va salvaguardata l'incolumità dei piloti. Fare 44 gare con dei filotti di tre gare, dove, come è purtroppo successo a Jorge Martin ieri, un infortunio potrebbe compromettere un campionato. Mi fa piacere sentire che potrebbe essere a Sepang. C'è da pensare allo spettacolo e dare Sprint, qualifiche e gare al pubblico, ma poi questi piloti vengono stressati anche troppo"

Tardozzi ritiene quindi necessario un confronto sul formato del campionato al termine della stagione, pur riconoscendo gli sforzi degli organizzatori per offrire uno spettacolo sempre più ricco: "Io credo che alla fine di quest'anno bisognerebbe fare delle riflessioni su questo calendario. È chiaro che da quando ci sono le Sprint, negli ultimi tre anni soprattutto, gli infortuni sono cresciuti e le assenze in griglia sono aumentate. Per cui è sicuramente più spettacolo, ma è stress per i piloti. Ci sono delle situazioni dove i piloti devono fare marketing, spettacolo, dedicare tempo agli spettatori qui in circuito, ma bisogna considerare lo stress che questi ragazzi hanno. Secondo me questa cosa delle 22 Sprint è un po' borderline. So che gli organizzatori stanno facendo di tutto per portare pubblico e dare uno spettacolo televisivo all'altezza, ma ribadisco che bisognerebbe pensare anche all'incolumità dei piloti"

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"Marquez è l'unico che ha avuto il coraggio di parlare"

L'altro argomento affrontato riguarda il GP del Qatar e le preoccupazioni espresse dai piloti sulle condizioni di sicurezza. In particolare, Tardozzi ha voluto difendere Marc Marquez, sostenendo che lo spagnolo sia stato criticato per aver dato voce a richieste condivise anche da altri colleghi, che però non avrebbero avuto il coraggio di esporsi davanti agli organizzatori: "Marc è la persona più carismatica, per cui tanti piloti che fuori esprimono delle opinioni anche molto, molto più decise di quelle di Marc, poi quando sono in un'assemblea davanti agli organizzatori stanno zitti. Questo lascia un po' il tempo che trova. Si butta la croce addosso a Marc perché è l'unico che porta la voce di tutti gli altri piloti, che ha il coraggio di parlare rispetto ad altri piloti che, come dico e ripeto, dicono cose peggiori di lui"

Il team manager Ducati ha poi chiarito quale fosse, secondo lui, la reale posizione del 93: "Marc è stato abbastanza intelligente da dire 'cerchiamo di mediare alla cosa, di portare delle situazioni che possono garantirci che ci siano tutte le caratteristiche per cui noi possiamo andare in sicurezza'. È questo che ha chiesto. Ripeto che ci sono altri che hanno detto cose peggiori e che poi non hanno avuto il coraggio di dirle. Mi infastidisce il fatto che ho letto che sia stata buttata la croce addosso a Marc come se fosse lui quello che non vuole andare in Qatar, non è così"

La richiesta, ha ribadito Tardozzi, riguardava le garanzie organizzative e la possibilità di intervenire in caso di emergenza: "Semplicemente Marc ha chiesto, come tanti altri, di avere un piano di sicurezza a livello organizzativo, né più né meno. Non ha detto 'non voglio andare'. Certo che ci sono delle situazioni che possono far pensare che sarebbe meglio non andare, poi lui ha detto che nel momento in cui ci sono delle garanzie che se succede qualcosa non ci sono problemi, andiamo"

Infine, Tardozzi ha ricordato che le decisioni devono necessariamente coinvolgere le squadre, essendo queste ultime ad avere un rapporto contrattuale diretto con gli organizzatori: "Il contratto con l'organizzatore ce l'ha il team. I piloti sono, passami il termine, stipendiati e dipendenti del team, quindi l'organizzatore, al di là di sentire la voce dei piloti giustamente, si deve rifare poi nelle decisioni con il team"

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