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MotoGP 2019. Bernardelle: "Il rettilineo del Mugello non si tocca"

- Il nostro Ing. Bernardelle rimette nelle mani dei piloti la responsabilità di gestire il gas sul dosso del Mugello. Ma rilancia sulla sicurezza: "pensiamo al peso piuttosto"
MotoGP 2019. Bernardelle: Il rettilineo del Mugello non si tocca

Dopo aver raccolto le dichiarazioni dei piloti, abbiamo chiesto anche al nostro Ing. Bernardelle cosa ne pensa del dibattito che accompagna da qualche anno in famigerato dosso del rettilineo del Mugello. Giulio già ne aveva parlato nella puntata dei "Segreti della pista", ma visto l'interesse suscitato abbiamo approfondito l'argomento.

 

Il rettilineo del Mugello oltre ad essere molto lungo segue ancora la morfologia della zona sulla quale il tracciato è stato costruito e sulla quale non si è mai intervenuti in modo significativo. Se si scorre indietro negli anni, si potrà vedere che sono state adeguate più che altro le vie di fuga mentre la pista è da sempre appoggiata sulle splendide colline toscane alle quali si devono le notevoli differenze altimetriche del tracciato. E’ il bello di questa come di tutte le piste antiche, i cui tracciati venivano disegnati copiando quello che offriva il territorio, senza pesanti interventi di adattamento. Personalmente, ritengo che, al netto delle vie di fuga che sono assolutamente un requisito di sicurezza indispensabile soprattutto per i tracciati dedicati alle moto, sia giusto così e quindi non sono assolutamente favorevole ad interventi di modifica pesante.

Lo scollinamento di quello che è uno dei rettilinei più famosi del Mondiale MotoGP metteva già un certo grado di soggezione ai piloti quando si correva con le 500 a 2 tempi da 190CV a fine anni ’90; allora le moto migliori al Mugello passavano di poco i 310km/h… Adesso con le MotoGP da 280CV che passano a 350km/h ai piloti transitare lì farà ancora più impressione. E’ chiaro che se la crescita delle prestazioni motoristiche dovesse proseguire ancora in modo significativo diventerà sempre più difficile transitare su questo punto della pista in pieno. Non ritengo però che per questo ci debba essere un intervento di modifica della pista toscana. Sta ai piloti la gestione della velocità, come in qualsiasi altro punto di ogni tracciato.

Ne approfitto, invece, per suggerire di spostare la discussione su un altro argomento che incide molto di più sulla sicurezza dei piloti. A mio avviso sarebbe necessario intervenire a livello regolamentare per diminuire il peso minimo ammesso per le moto in gara: nonostante tutto il progresso che c’è stato in termini di sicurezza, l’impatto della moto con il pilota resta la cosa più pericolosa che si può verificare in caso di incidente. Le MotoGP attuali sono molto più veloci di qualche anno fa, sia in curva che in rettilineo, per questo se fossero più leggere potrebbero risultare ancora meno pericolose per i piloti.

  • Onelli, Genova (GE)

    Sono d'accordo con l'ingegnere, ma non ne condivido la soluzione di "gestione della velocità" da parte dei piloti.
    Il problema è che 350km/h in moto sono troppi. Punto.
    Qualunque pista diventerà insicura, qualunque via di fuga diventerà troppo corta.
    Spianate il dosso? Ci arriveranno a 360, e poi a 370; prima o poi qualcosa succede.
    Vanno ridimensionati i motori e vietate le appendici aerodinamiche affetta-piloti.

    Sul peso non vedo tanta differenza, se ti cadono addosso 120kg anziché 150kg i danni sono comunque gravi; energia cinetica e peso sono direttamente proporzionali, l'energia cinetica varia col quadrato della velocità, quindi meglio diminuire la velocità...
  • Lorenzo Lorenzini, Firenze (FI)

    Pelare il gas sul rettilineo quando sei in bagarre a 350km/h? mmm... mi sembra un po' irrealistico e comunque pericolosamente sul filo del rasoio. Se si vuole rimanere in una condizione di minima sicurezza (sennò perché non andiamo tutti al TT?), visto anche che al Mugello ci corrono (per divertirsi e non per rischiare la vita!) piloti non professionisti con moto sempre più veloci, o modifichi lo scollino (che non significa modificare il tracciato) o riduci, come spesso fatto, le prestazioni delle moto. Non capisco perché il motociclismo come l'alpinismo debba essere considerata un'attività in cui è scontato dover rischiare la vita: il pilota non credo proprio ci aspiri; il pubblico che lo fa è morbosamente malato.
    Per quanto riguarda la riduzione del peso, da ingegnere, sinceramente capisco poco il senso della proposta: a parte la lievitazione dei costi, si migliora la frenata, ma aumenti la velocità massima, quella in percorrenza e anche la capacità di decollare sullo scollino se non aumenti la deportanza; che poi in un urto 10kg in meno su 150kg siano meno letali di 10km/h è molto discutibile (l'energia cinetica va col quadrato della velocità, mentre è lineare con la massa)
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