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Per il GP del Giappone a Motegi, Honda ha voluto ripescare dal suo glorioso passato i colori di una moto storica: le RC213-V di Luca Marini e Somkiat Chantra hanno grafica e colori della mitica RC181, la 500 guidata dal grande Mike Hailwood nel 1966 e nel 1967. Quella fu la prima pietra della casa giapponese nella mezzolitro motomondiale. E anche se la 181 sfiorò soltanto, ma non riuscì a conquistare, il titolo piloti più prestigioso nel 1966 né nel 1967, ugualmente colpì gli appassionati per il livello tecnologico esibito.
Già, perché Honda allora si batteva in tutte le classi, dalla 50 alla 125, dalla 250 alla 350 e alla 500. Soltanto i sidecar non avevano Honda sulla griglia. E in quel 1966 la casa dell’ala conquistò tutti i titoli costruttori, proprio tutti, compreso quello della 500. I campioni di quell’anno furono il tedesco Hans-Georg Anscheidt nella 50 con la Suzuki, lo svizzero Luigi Taveri in 125 con la Honda RC 149 a cinque cilindri; poi Mike Hailwood che dominò la 250 con la favolosa RC166 a sei cilindri e (con meno margine) anche la 350 con il quattro cilindri della RC173. Giacomo Agostini conquistò il suo primo titolo con la 500 MV.
La RC181 aveva cilindrata di 489,9 cc, naturalmente quattro cilindri con distribuzione a doppio albero a camme in testa con 16 valvole; nel 1966 del debutto vinse cinque gare su nove, tre con Mike e due con Jim Redman. Nella seconda stagione ne vinse altre cinque: la RC181 vinse dieci gare su diciannove disputate. Nel secondo anno però non andò tanto diversamente: Hailwood non riuscì a battere Ago e la MV Agusta, concluse la stagione a pari punti con Mino ma con un podio in meno e fu soltanto il vicecampione.
Di quella RC181 Mike non era soddisfatto: il motore dava tanta potenza sì - 85 CV il primo anno e poi 93 CV - e anche una bella erogazione, però consumava tanto e, soprattutto, la moto mancava a livello ciclistico. Era molto in difficoltà. Non funzionavano gli ammortizzatori ed era un disastro il telaio, al punto che il campione cercò di far realizzare in Europa telai alternativi. In Italia si rivolse a Giuseppe Pattoni, che aveva ben conosciuto in gioventù ai tempi della Mondial, e il tecnico costruì con Belletti un telaio adeguato. Ma Honda si arrabbiò con Mike, Soichiro non avrebbe accettato quella umiliazione: quel telaio non si vide mai in pista.
Perché poi quella RC181, nonostante fosse molto impegnativa da guidare, vinse subito, fin dal primo Gran Premio disputato: nel GP della Germania Ovest ad Hockenheim, apertura della stagione, trionfò con quella moto il rhodesiano Jim Redman, e con un margine di addirittura 26 secondi su Ago e la MV Agusta. Erano anni mitici per la Honda, che voleva farsi conoscere nel mondo con la forza della sua tecnologia. Centrato l’obiettivo, la Honda si ritirò dal mondiale alla fine del 1967 per concentrarsi sulla F1.