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In pochi si sono accorti di un dettaglio insolito durante il weekend in Thailandia. Alcuni piloti, tra cui Pecco Bagnaia, erano in pista con caschi diversi dai soliti con cui corrono, ma questo è passato quasi inosservato perché le livree sono rimaste praticamente identiche e solo osservando con attenzione la forma della calotta o alcuni particolari (come l'assenza del logo) si poteva intuire che qualcosa fosse diverso.
Nessuna rottura contrattuale e nessun cambio di sponsor improvviso, ma una questione regolamentare legata alla nuova omologazione per i caschi FIM 2. Tra i casi più evidenti oltre a quello di Francesco Bagnaia ci sono stati anche Enea Bastianini e Diogo Moreira.
Bagnaia, legato a Suomy, ha utilizzato un casco riconducibile ad Alpinestars. Bastianini, sponsorizzato da KYT, ha girato a Buriram con un modello che soprattutto dalla calotta, pare essere un Arai, mentre Moreira, anch’egli associato a KYT, è sceso in pista con quelo che pare essere uno Shark. In tutti i casi il motivo è lo stesso: i modelli previsti dai contratti non risultavano ancora ufficialmente registrati come FIM 2.
Da questa stagione la FIM impone l’utilizzo esclusivo di caschi omologati secondo il nuovo standard. Se un modello non ha completato l’intero iter di certificazione e registrazione, non può essere utilizzato in pista.
La FIM 2 introduce test più severi, con particolare attenzione alle accelerazioni rotazionali, oggi considerate tra i principali fattori nelle lesioni cerebrali traumatiche. Inoltre cambiano le prove d’impatto, si abbassano alcuni limiti di forza trasmessa, test più severi per il sistema di bloccaggio delle visiere e diventa obbligatorio l’utilizzo di un codice QR univoco che registra ogni casco: dopo una caduta significativa, il dispositivo viene contrassegnato come “crashed” e non può più essere riutilizzato.