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Sachsenring - Matteo Bertelle chiude terzo e torna sul podio dopo una rimonta costruita giro dopo giro e con il sorpasso finale in volata su Morelli per appena 7 millesimi.
Un podio dal sapore speciale dopo quello ottenuto a Le Mans, perché arrivato sull’asciutto e a conferma della sua competitività seppur consapevole dei limiti dati dal peso nella categoria.
Ecco le sue parole dopo la gara:
Un podio in cui ci hai soprattutto creduto...
“Sì, è stata una gara veramente tosta perché, veramente, non finiva mai. Forse tutti i sorpassi che abbiamo fatto all’inizio hanno compromesso un po’ la gestione delle gomme e me le hanno fatte stressare un po’ di più, perché il mio obiettivo era gestirli al massimo. Quando sono riuscito ad arrivare sul gruppetto di Morelli e Salmela ho aspettato la fine e ho provato a vedere se riuscivo a portare a casa il terzo posto. Sono molto contento, anche ieri mattina avevamo provato il passo e non era andata male, però effettivamente Quiles e Brian avevano dimostrato di avere qualcosa in più. Ero veloce anch’io all’inizio della gara, ma anche gli altri volevano stare davanti e quindi ho dovuto un po’ battagliare. Sono veramente contento e devo dedicare questo podio a tutta la squadra e a tutte le persone che mi hanno aiutato a non mollare mai. Secondo me questa è una cosa molto importante, non mollare mai e provare a crederci. Cerchiamo di continuare su questo livello, anche se sarà difficile. La Moto3 è una categoria veramente tosta e anche strana, devi rientrare in certi limiti per poter essere veloce. Se pesi già 3-4 kg in più non dico che puoi fare a meno di partire, però..."
Ma nel 2028 vorresti essere ancora in Moto3 o vorresti cambiare categoria?
“Sinceramente mi piacerebbe passare subito in una categoria dove la moto è più grande, perché la Moto3 mi sta diventando un po’ piccola. Anche perché quando sono a casa non voglio stressarmi solamente con gli allenamenti per rimanere il più leggero possibile. Mi piacerebbe allenarmi per bene e crescere”
Che sapore ha questo podio rispetto a quello di Le Mans?
“Me lo godo molto di più perché l’ho fatto sull’asciutto. Non vedevo l’ora di rifarlo in queste condizioni, perché dopo Le Mans secondo me si è parlato un po’ troppo del fatto che fosse stato solo sull’acqua. È vero che aveva piovuto, ma pioveva per tutti. Questa categoria è stressante perché il peso e l’allenamento fanno la differenza, devi essere perfetto in ogni dettaglio ed è una cosa incredibile. Però finalmente anche qui siamo stati capaci di essere veloci e competitivi, quindi grazie alla squadra”
Poi proprio al Sachsenring avevi un conto in sospeso...
“È stato bello, brutto, bello, brutto. Nel 2022 mi sono distrutto, nel 2021 avevo vinto alla Rookies Cup, nel 2023 sono caduto, nel 2024 sono partito dalla pitlane, l’anno scorso non ne parliamo, ero a casa. Quest’anno invece sono su uno dei tre gradini del podio e sono contento”
Per mantenere un ritmo da primi 10/5, per te il peso è una grossa zavorra?
“Sì, è una cosa che soffro veramente tanto, soprattutto dopo l’infortunio che ho avuto. Non so cosa sia successo al mio corpo, però l’anno scorso appena rientrato ero 65 kg e anche quest’anno ero sui 64-65. Adesso per essere 61-62 kg devo praticamente non mangiare. Quando vado in moto soffro tanto, dopo ogni turno devo fare molti massaggi perché i muscoli ne risentono. Se non mangi non dai energia ai muscoli, quindi è una cosa sofferta, però è così: bisogna soffrire prima di avere delle soddisfazioni”
Che tipo di dieta devi seguire?
“Non mangiare, la dieta è quella. O meglio, mangiare il meno possibile, gestire bene i carboidrati e prenderli solamente prima della gara. È questo e soffri”
Pensi che la situazione per il tuo futuro possa sbloccarsi prima di Silverstone?
“Non lo so sinceramente. È un mondo difficile, pieno di aspettative. Se fai bene ti vogliono tutti, ma appena fai una gara dove non soddisfi le aspettative, diciamo che tirano giù l'acqua. Io ci spero, ci credo e sto lavorando dando veramente tutto. Spero davvero con il cuore”
Continua:
“Il limite della Moto3 è che ogni singola cosa fa la differenza. Anche prendendo come esempio il mio compagno di squadra Esteban, che ha la stessa moto: essendo un po’ più piccolo riesce semplicemente a guadagnare qualcosa nei cambi di direzione e nelle accelerazioni. Non è una differenza enorme, però ogni piccola cosa curva dopo curva alla fine del giro conta”
Abbiamo visto un bell’abbraccio con Pecco Bagnaia mentre rientravi...
“Mi ha fatto super piacere. In passato mi è capitato di andare spesso al ranch tante volte e si è instaurato un bel rapporto con tutti loro. Sono contento e spero anche di riuscire ad allenarmi insieme a loro, sarebbe molto bello”
E invece com’è il rapporto tra i piloti italiani in Moto3?
“Per esempio con Carraro abitiamo a 30 km di distanza e ci alleniamo anche insieme. Cerco di avere un rapporto normalissimo con tutti, ovviamente non è che siamo amici, però cerco sempre di mantenere il rispetto. Alla fine quando abbassiamo la visiera ci guardiamo molto in faccia”
Secondo te questa rivalità è normale o gli italiani potrebbero aiutarsi di più?
“No, secondo me ognuno deve pensare a sé stesso. Questo è uno sport individuale: se non ci pensi tu, gli altri non è che ti spingono ad andare più forte. È così”