l'analisi

MotoGP 2021. Le evoluzioni tecniche viste ai test di Misano [GALLERY]

- Il nostro ing. Bernardelle osserva le innovazioni che le varie case hanno portato a Misano nei due giorni di test dopo il GP di San Marino, individuando gli obiettivi. Dal prototipo Honda alle ali Ducati, ai telai. C’è un rinnovato fermento che fa bene all’ambiente

Era dall’inverno 2019-2020 che non si vedevano così tante novità tecniche, tutte insieme, come è successo nei giorni scorsi durante il test ufficiale di Misano. Anche questo è un segnale: nonostante tutto lo sconquasso che sta ancora causando la pandemia, si sta tornando a poco a poco alla normalità.

All’inizio della scorsa stagione i costruttori, in accordo con Dorna, avevano fissato un periodo di due anni a sviluppo bloccato per quanto riguarda i motori, e a sviluppo decisamente limitato per il piano aerodinamico. Questo periodo finirà con la stagione in corso: così a Misano le Case hanno iniziato a far testare, anche ai piloti titolari, le prime configurazioni delle moto che vedremo in pista il prossimo anno.

Ci sono alcune cose da mettere in evidenza, riguardo a quanto si è visto a Misano, ma prima di tutto vorrei fare un accenno a… un elemento che non si è visto.

Niente nuovo anteriore Michelin

Fino a poco tempo fa si pensava che al test di Misano avremmo visto al debutto la nuova Michelin anteriore per il 2022, invece nulla, come del resto aveva rivelato Giovanni Zamagni durante la puntata di DopoGP lunedì scorso. La situazione gomme per il 2022 non cambierà, a parte qualche logica evoluzione di mescola, e questo rende definitivo, almeno a mio avviso e per le prossime stagioni, il cambiamento generazionale a cui stiamo assistendo quest’anno: è la consacrazione del nuovo stile di guida dei giovani Mir, Quartararo, Bagnaia, Martin, Bastianini, stile molto più adatto a sfruttare appieno le gomme francesi.

Chi vorrà andare forte in MotoGP dovrà fare i conti con questi ragazzi velocissimi, e le difficoltà che sta incontrando uno come Marc Marquez per tornare definitivamente al vertice (al netto dei suoi guai fisici non ancora risolti) la dice lunga su quanto sia cresciuta la prestazione nelle ultime due stagioni. Chi sperava che Michelin avrebbe potuto sviluppare una anteriore solida, simile alla vecchia Bridgestone, sarà rimasto deluso. E i piloti che non sapranno evolvere il loro stile di guida saranno forzatamente esclusi dalle posizioni di vertice.

Il prototipo RC213V

Come era logico aspettarsi non sono trapelate notizie riguardo alle evoluzioni motoristiche portate in pista, così la novità che ha colpito di più è stato il prototipo della Honda RC213V. Ricordo che nel 2015 quando Ducati aveva mostrato per la prima volta la nuova moto, alcuni in casa Honda sorridevano sottolineando come il layout motore fosse stato ripreso dalla loro MotoGP. Cosa avranno detto adesso a Borgo Panigale, vedendo quanto i tecnici Honda si sono rifatti alle rosse bolognesi delle ultime due o tre stagioni per disegnare il prototipo visto a Misano? In effetti, nelle corse le soluzioni tecniche si rincorrono e a Bologna devono essere contenti: molte delle soluzioni Ducati degli ultimi anni sono diventate esempi da seguire, il prototipo Honda non è che una delle evidenze più eclatanti al riguardo.

Il codone della nuova RC213V riprende infatti la soluzione dei collettori di scarico spostati completamente sul lato destro (cosa che era già stata fatta anche da Aprilia un anno e mezzo fa) e questo permette anche a Honda di poter “giocare” con la sistemazione delle masse da posizionare dietro la sella del pilota e molto probabilmente anche all’interno del puntale inferiore della carenatura, per regolare a dovere il tensore d’inerzia del veicolo.

Si sono viste anche numerose evoluzioni Honda di carattere aerodinamico: varie profilature di cupolino, con profili alari di diversa forma e di effetto deportante più o meno elevato. La tendenza è quella di allungare il musetto sopra la ruota anteriore. La forma della bocca dell’airbox è quella trapezoidale simile a Yamaha e Ducati.

Nuove ali sulla Ducati e ancora…

Ancora, abbiamo visto in casa Ducati nuovi cupolini e nuove soluzioni per le ali. Miller ha portato in pista una carenatura dotata addirittura di quattro profili separati per lato, e si è vista pure una nuova fiancata decisamente più rastremata.

Nuove fiancate anche per la Suzuki, utili per migliorare l’estrazione dell’aria calda dalla zona dei radiatori, e una nuova carenatura per KTM, con soluzioni riprese da quanto già visto su Honda e Ducati. In Aprilia abbiamo verificato il nuovo cupolino, dotato di un profilo alare che mi è sembrato a carico ridotto rispetto a quello utilizzato fino ad oggi.

Yamaha, Honda, Suzuki hanno portato in pista anche dei nuovi telai. Per quanto si è potuto vedere, in questo campo le evoluzioni sono di piccola entità e probabilmente quasi completamente legate a questioni di carattere strutturale, alla ricerca del miglior compromesso per la rigidità. Suzuki ha provato una soluzione già vista in passato, cioè i travoni del telaio rivestiti in carbonio. In questo caso l’evoluzione dovrebbe portare ad irrigidire la parte anteriore del telaio.

Sono certo che le moto evolveranno ancora parecchio in vista del prossimo inverno. Questo test dovrebbe essere servito soltanto per definire se la direzione di sviluppo seguita in ogni settore è gradita ai piloti ufficiali. Si è visto un grande fermento tecnico in MotoGP e questo non può che essere un segnale positivo per tutto l’ambiente.

  • Valentino.Masini, Cesena (FC)

    Piccola provocazione?
    Sono abbastanza in la con gli anni per ricordare che da quando i giapponesi sono comparsi sulla scena mondiale, ho sempre sentito il solito ritornallo della copiatura.
    Premesso che i giapponesi sono arrivati sulla scena mondiale oltre 50 anni dopo i costruttori europei e statunitensi quando tutto era gia stato sperimentato a cominciare dalle ruote, sulle moto 2 con quella davanti sterzante, loro ci hanno fatto smettere di correre e sopratutto di produrre, salvo rarissimi casi da lodare ovviamente.
    Bisognerebbe avere bene in mente questo semplice concetto, fra l'altro applicabile a tanti altri settori produttivi e non solo nei confronti del Giappone.

    Valentino Masini
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