Mike Hailwood, 45 anni fa la morte

Mike Hailwood, 45 anni fa la morte
Per moltissimi è il più grande campione del motociclismo. Indimenticabile. Morì prematuramente il 23 marzo del 1981, a soli quarantuno anni, in un incidente stradale insieme alla figlia Michelle di nove anni. Tre anni prima era tornato a vincere al TT con la Ducati 900
24 marzo 2026

Quarantacinque anni fa, il 23 marzo del 1981, Mike Hailwood si spegneva in ospedale 40 ore dopo un drammatico incidente stradale. Aveva soltanto quarantuno anni, resta per molti il più grande del motociclismo con nove titoli mondiali su Honda e MV Agusta, quattordici successi al TT, cinquanta GP disputati in F1. E quel ritorno vincente al TT con la Ducati, nel ’78, che forse vale più di tutti quei titoli.

Maledetto quell’incidente stradale: era sabato sera 21 marzo 1981, Mike stava guidando la sua Rover sulla statale A435 presso Birmingham, con accanto i due figli David di 6 anni e Michelle di 9 anni: andavano a comprare fish and chips per cena. Dietro una curva cieca un autista di camion stava facendo una criminale inversione a U e Mike, pur tentando una manovra disperata, non riuscì a evitare l’impatto. David riportò ferite leggere mentre Michelle morì ed è sepolta con lui nel cimitero parrocchiale di Santa Maria Maddalena a Tanworth-in-Arden, nel Warwickshire. Oggi c’è soltanto David, la sua mamma Pauline è scomparsa nel giugno del 2020.

Mike Hailwood era di Great Milton, Oxford, era nato il 2 aprile 1940. Era quello che si dice un figlio di papà, perché era stato il padre, ricco commerciante della moto, a spingerlo alle corse fin da ragazzino. Eppure restò umile e il suo talento era autentico, tutti lo hanno riconosciuto. Era appassionato, coraggioso, vincente con tutte le moto, dalle piccole 125 fino alle 900. E’ uno dei Re del TT con quattordici successi e i suoi nove titoli mondiali li collezionò in sella alle Honda e alle MV Agusta, le moto più belle di sempre, nelle classi 250, 350 e 500 tra il 1961 e il ’67) con 76 GP vinti negli undici anni della sua carriera.

Quando la Honda nel ’68 si ritirò, allora Mike passò alle quattro ruote. E andò fortissimo anche con quelle: conquistò il titolo europeo di F2, poi passò in Formula 1 con Surtees e McLaren. Cinquanta partenze, senza vittorie; a Monza nel 1972 salvò Clay Regazzoni dal rogo della sua vettura, poi si arrese nel ’73 dopo il terribile incidente al Nurburgring nel 1974.

E’ conservata al museo Ducati la moto che per noi esprime al meglio la sua figura: la 900 SS del suo ritorno al TT. Nel giugno del 1978, già trentottenne e zoppicante, quasi per scherzo Mike decise di provarci ancora, dopo dieci anni senza moto. Chiese a Borgo Panigale una delle nuove bicilindriche 900 SS per correre sul Mountain la TT F1, in quegli anni valida come prova unica di un campionato mondiale a parte. La moto era perfetta, una speciale 864 da un centinaio di cavalli preparata a Bologna dalla famosa scuderia NCR di Nepoti e Caracchi e curata da Franco Farnè. Il nove volte campione del mondo era ancora velocissimo, si mise dietro Phil Read con la Honda quattro e vinse sull’isola per la penultima volta. L’anno dopo fece il bis con una Suzuki RG500 due tempi nel Senior TT. Una leggenda, Mike the bike.

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