Michele Pirro: “La CRT è un progetto tutto da scoprire e da provare”

Michele Pirro: “La CRT è un progetto tutto da scoprire e da provare”
Giovanni Zamagni
Un passaggio, dalla Moto2 alla MotoGP in sella ad una CRT, che per il pilota pugliese rappresenta una sfida e un rischio. Una decisione difficile maturata grazie alla fiducia di Gresini | G. Zamagni
6 dicembre 2011

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L’immagine di Michele Pirro sul gradino più alto del podio di Valencia mette i brividi ancora oggi, nonostante, ormai, sia passato un mese. “E’ stato un fine settimana incredibile – ricorda Michele -, particolare, stranissimo: ero partito da casa con la convinzione di dedicare qualcosa di importante a Marco Simoncelli. Si sono sommate tante coincidenze ma, in gara, non ho fatto più fatica rispetto ad altri GP: ho semplicemente dato il massimo, come sempre”.

Il risultato, però, è stato straordinario, dopo una stagione nella quale Pirro era comunque stato buon protagonista con due podi (terzo a Silverstone oltre al successo di Valencia), nono in campionato, primo tra i piloti in sella a una Moriwaki. Eppure, Michele, 25 anni da San Giovanni Rotondo (il paese di Padre Pio) ha rischiato di rimanere a piedi. “Mi sarebbe piaciuto continuare in Moto2, perché dopo un anno di esperienza sono convinto che nel 2012 avrei potuto fare bene: quest’anno ho sofferto nelle piste nuove, la moto non era troppo competitiva e anch’io ho fatto qualche errore. Purtroppo, però, non c’è stata la possibilità di andare avanti nella stessa categoria: ho avuto altre offerte, ma nessuna al livello del team Gresini”.

Alla fine, Michele ha accettato di correre con Fausto in MotoGP con una CRT, con motore derivato da quello della Honda CBR1000 e ciclistica realizzata dalla FTR. Una proposta sicuramente interessante in prospettiva futura, ma poco allettante nell’immediato. “In effetti – ammette – non ero convintissimo: ho anche pensato di fare solo il poliziotto (Pirro ha iniziato il corso un mese fa e lo concluderà fra un anno, nda). Per arrivare fin qui ho fatto tanti sacrifici e non vorrei bruciarmi velocemente. Poi, però, Fausto mi ha convinto e lo ringrazio dell’opportunità: continuo con lo stesso gruppo e mi sono fidato di Gresini, anche se, al momento, è un progetto tutto da scoprire e da provare. Fausto crede in me e per questo sono tranquillo. In Moto2 sarei partito con ben altre prospettive, qui bisogna inventarsi tutto”.

Per tutto questo Pirro ci ha pensato su un bel po’, prima di accettare il salto di categoria.
“Ho iniziato a correre quando avevo poco più di 14 anni e da allora, in qualsiasi campionato abbia partecipato, ho vinto almeno una gara. Nel 2012 non sarà possibile, ma la CRT, stando a quello che si dice, sarà il futuro e quindi prendo il prossimo anno come un investimento: dovrò cercare di imparare la nuova categoria e dare indicazioni per lo sviluppo della moto. Mi dovrò impegnare al 150%, quindi ancora più del normale, cercando di ripagare la stima di Gresini”.

Per Michele è stato difficilissimo affermarsi, mettersi in mostra, perché, a differenza di molti suoi colleghi, papà (ha un minimarket) e mamma non hanno mai frequentato l’ambiente e in Puglia non ci sono strutture per il motociclismo: ecco perché si è dovuto trasferire in Romagna. “Ho sempre fatto tutto da solo – sottolinea con giusto orgoglio – ma in tutte le categorie nelle quali ho corso ho sempre conquistato almeno un GP: non sono in tanti a esserci riusciti! In Moto2 il mezzo fa una grande differenza: Marquez è fortissimo, ma anche lui, se non avesse avuto alle spalle la Repsol e Alzamora (l’ex iridato spagnolo, oggi manager di Marquez, nda) non sarebbe emerso. Come del resto anch’io non avrei vinto a Valencia se non avessi avuto il team Gresini”.

Il neo pilota della MotoGP dà un giudizio sulla categoria di mezzo.
“La Moto2 è sicuramente molto selettiva, due o tre decimi fanno una grande differenza: per questo devi essere molto preciso nella guida. Sicuramente è molto formativa dal punto di vista della competizione, ma sotto il profilo tecnico ho dei dubbi. Ho il rimpianto di non aver mai guidato una 250: quella era una moto sicuramente impegnativa, mentre la Moto2 è troppo facile, perché ha telaio e freni da MotoGP, ma un motore con appena 130 cavalli. Ce ne vorrebbero molti di più per fare la selezione”.

Ma la Moto2 ormai appartiene al passato, il futuro per Michele Pirro è la CRT. Una sfida difficile e impegnativa, ma sicuramente alla sua portata.
 

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