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Questa è la storia di un viaggio che comincia, come molte volte accade, una sera di una giornata qualunque trascorsa davanti ad una birra: due amici che si conoscono da sempre sentono l’esigenza di uscire un po’ dagli schemi della vita ordinaria per respirare una boccata d’aria pura e invertire temporaneamente l’ordine di priorità delle cose. Ecco allora riemergere il desiderio di realizzare un sogno di quando erano piccoli. Un sogno di bambino, appunto, quello di mettersi in viaggio verso una meta lontana, leggendaria, rappresentativa, per riorganizzare le idee, per riflettere sul senso vero delle cose e cercare quelle risposte che, certamente, sarebbero poi arrivate chissà dove lungo la strada.
La strada di un’avventura che noi, i due amici che si conoscono da sempre, abbiamo deciso di percorrere a modo nostro. In moto, in due su una moto lontana forse anni luce dal concetto di viaggio: una Triumph Scrambler spedita dall’altro capo del mondo un mese prima del nostro arrivo per raggiungere il mito del Sud dei Sud dividendo la sella, con tutti i bagagli, senza tappe programmate, senza navigatori GPS, senza assistenza, senza prenotazioni ma con tenda e sacchi a pelo per poter fronteggiare ogni evenienza.
La strada di una terra lontana, appunto: la Patagonia. La strada verso una meta dal nome importante, Capo Horn.
La strada contraria agli avvertimenti di chi ha più volte provato a farci desistere, contraria a tutti quelli che ci dicevano che eravamo incoscienti, contraria a chi ci ricordava come al lavoro sarebbe stato impossibile ricavarci il tempo necessario per farlo o che la moto dovevamo prenderla in loco perché spedirla dall’Italia sarebbe costato troppo e poi tanto non sarebbe mai arrivata a destinazione, che non sarebbe uscita dal porto, che avremmo avuto problemi con i documenti, rotto qualcosa, perso qualcosa, sbagliato qualcosa. Contraria a tutti quelli che ci ricordavano in continuazione che ci eravamo messi in testa qualcosa che davvero andava oltre le nostre possibilità. Tutto vero, forse, ma quella e solo quella era la strada che volevamo percorrere in quel preciso frangente di vita, mettendo a frutto tutto quello che avevamo imparato nei 30 anni precedenti, con tutte le nostre energie.
La strada di 10.200 Km in 30 giorni, di tratte fino a 800 km al giorno e di 3.500 km di off-road, di pioggia battente, di vento gelido a 100 km/h, di caldo asfissiante nel deserto, di sterrati, rocce, curve, ghiacciai. La strada percorsa a cavallo tra le leggendarie Ruta40 e Carretera Austral con tutte le loro insidie, tra l’Argentina ed il Chile, attraverso le Ande, costeggiando l’Atlantico ma con un tuffo nel Pacifico.
La strada di un viaggio di pinguini, di polvere, di terra del fuoco e del fuoco accanto alla tenda, di chilometri che sembrano infiniti ma vorresti non finissero mai, di dogane, di documenti, di fiumi, di vette innevate, di papas fritas, di incontri quotidiani, di bottiglie di benzina, di imbuti di carta, di cedimenti, di saldature rimediate, di tramonti col vento in faccia, di traghetti col mare mosso, di arcobaleni dopo la tempesta, di viaggiatori, di arrivi di notte, di partenze mai troppo presto, di jungla, di camion che spostano l’aria, di camion che alzano secchiate di acqua, di sorrisi di gente autentica, di salmoni allamati ad una lenza arrotolata ad un barattolo ma poi scappati, di raggi spezzati, di cerchi rotti, di gente armata di maestria e generosità che ti fa ripartire, di gomme bucate, di lezioni di vita, di accoglienza, di sfide continue, di montagne, di paesini lontani, di 3 regole imparate lungo il cammino, di bruscolini passati al semaforo, di ripio, di motociclisti che ci si saluta sempre quando ci si incrocia, di tremendi leon, di maghi del precarico e maghi dei raggi, di orizzonti infiniti ma sai che tanto da qualche parte si arriverà sempre, di sassi, di tanti sassi, di monta e smonta il carico e tira le cinghie e molla le cinghie, di 150 km imprevisti alle 10 di sera dopo 10 ore di viaggio, di pezzi di ricambio da trovare, di cene alla bud spencer, di bife de chorizo e vino, di stazioni di servizio, di case accoglienti, di soste ogni 130 massimo 150 km che fa male il culo, di piccole barche con grandi equipaggi di 2 persone, di fari, di cambi gomma nel deserto, di ghiacciai, di pampas, di animali che attraversano la strada, di contrattazioni, di timbri e di firme, di file, di uffici, di marmitte perse per strada, di mate accanto al fuoco, di portapacchi rotti, di gente che ci ha raccolto lungo il cammino, di foto che per forza si deve fare, di merluzzi negri, di bagni in laghi e fiumi, di oceani, di calore della gente, di stupore continuo, di una tanica verde che senza di quella eravamo nella merda per davvero, di carezze alla moto che ti prego facci arrivare, di voglia di arrivare, di voglia di rimanere, di pacche sulle spalle al cartello di ingresso di un paese, di alzarsi la mattina senza sapere dove si sarà la sera, di tutto ciò che c'è lungo la strada di un viaggio così che poi è davvero difficile da raccontare.

E allora, l’unica cosa che puoi raccontare è l’insegnamento indelebile costruito dai tanti segni raccolti lungo il cammino. Come quando ci siamo trovati a fare i conti con una tratta di 600 km della leggendaria Ruta 40, uno sterrato infinito nel deserto senza nulla intorno, dove tra El Chalten a Perito Moreno sapevamo che non avremmo incontrato benzinai se non forse, da qualche racconto di altri viaggiatori, una pompa sgangherata in un ostello a tre quarti del percorso che con un po’ di fortuna poteva avere qualche litro da vendere. Siamo partiti con il serbatoio pieno, la tanica di scorta piena e con due bottiglie di coca-cola piene. Dopo 12 ore di guida e poca benzina rimasta siamo arrivati distrutti all’ostello. Quel giorno siamo anche caduti. L’unico pensiero allora era mangiare. E dormire. Eravamo talmente cotti che da non accorgerci che tra la cena e il pernottamento avevamo speso tutti i soldi contanti che avevamo. Non ne avevamo a sufficienza neanche per pagare il conto per intero. Abbiamo smontato tutte le valigie, rovistato dovunque e alla fine, in una tasca dei pantaloni, abbiamo trovato una banconota da 50 pesos. Appena sufficienti per saldare il conto e permetterci altri 2 litri e mezzo di benzina. Siamo ripartiti quindi per gli ultimi 150 Km.
Arrivare a Perito Moreno con la moto che ha cominciato a spegnersi 50 mt prima del benzinaio è stata non solo una festa, ma l’ennesimo segno inequivocabile, limpido, che la strada era quella giusta, che eravamo sotto la buona stella e ce l’avremmo fatta. Lo senti, lo percepisci, è lampante: il viaggio stesso ti porta dove è giusto che tu vada, ed ogni tassello, ogni accadimento quotidiano che ti porta alla tappa successiva, si incastra magicamente nella storia e la rende perfetta. Ecco allora che, molti chilometri dopo, il cerchio posteriore ha collassato perché anche l’ultimo dei raggi che lo teneva in equilibrio ha ceduto. Il primo raggio del cerchio si era rotto poco dopo la partenza da Buenos Aires e poi, mano a mano che aumentavano i chilometri, le sollecitazioni, le buche, il peso, gli sbalzi termici, anche gli altri ad uno ad uno hanno cominciato a cedere. Uno per volta, poco alla volta. L’ultimo si è rotto quando stavamo andando da Vina del Mar al passo di San Liberadores sulle Ande, per tornare in Argentina. Si è rotto poco dopo San Felipe, a nord di Santiago del Chile, in una strada provinciale, davanti ad una casa. La casa di Domingo, di sua moglie Eva e di suo figlio Claudio. Una casa di contadini, dove siamo entrati per chiedere un aiuto a sollevare la moto e dalla quale siamo usciti tre giorni dopo, con il cerchio riparato e la vita cambiata. Si, perché quella è una casa dove ti cambia la vita, dove si rovescia la prospettiva del mondo. Dove ti ritrovi davanti a gente povera che ti accoglie come un re, che ti apre la bottiglia migliore che ha e ti prepara due pasti caldi al giorno offrendoti aiuto in tutto ciò che fai. Dove ti ritrovi a parlare di notte con Claudio, tetraplegico da 5 anni per essersi tuffato nel solito punto di fiume durante un momento di secca, che ti spiega come lui, che ogni mattina prova a scendere dal letto con le sue gambe, ha capito che non vale la pena abbattersi perché non ci riesce, che ha scoperto che la sua giornata che è comunque piena di cose che gli riempiono la vita. Come il nostro incontro. Ecco, qui capisci perché l’ultimo raggio si è rotto in quel tratto di strada.

La strada che forse non avremmo mai percorso senza aver messo il numero 58 sul cupolino che con orgoglio e rispetto abbiamo portato con noi fino alla fine del mondo, per ricordarci di continuare sempre a credere nei sogni, perché se ci credi poi alla fine ce la fai, proprio come chi intorno a quel numero ha costruito il sogno della sua vita.
Perché l’insegnamento per noi è questo, nitido, chiaro, inequivocabile: se una cosa la vuoi davvero e vai per la tua strada a modo tuo, se insegui i tuoi sogni con tenacia e ci credi fino in fondo, poi le cose arrivano, da sé, contornate da un’aurea di tangibile magia. Tutto lungo la strada di questa storia ce lo ha fatto capire. E’ solo questione di un pizzico di coraggio e un po’ di follia.
Maurizio Franco
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Sono stati inseriti 37 COMMENTI. Commenta »
1. :)
Semplicemente bello
giangibar68 - 21/06/2012 10:56
2. grandissimi!!!
hoi io ho giocato a calcetto con uno dei due... mi avevano detto di questo viaggio.... grandissimi....
mariano.f - 21/06/2012 11:06
3. che dire, stupendo.
di solito leggo questi racconti per caso, e sono solo racconti.
questo mi preso, e confesso che ho avuto anche i brividi.
scritto in maniera semplice ma che ti rapisce e ti fa vivere le stesse sensazioni..bravissimi.
sono d'accordo, non credo nel destino ma sono convinto che le cose della vita capitano e si incastrino perfettamente, basta essere ottimista e positivo, e vedere il bicchiere sempre metà pieno.
fabu - 21/06/2012 11:24
4. Ammirazione e invidia
Questi sono i sentimenti che provo dopo aver letto il raccordo del vostro viaggio.
Lupo71 - 21/06/2012 11:39
5. complimenti ragazzi!
Bravi! L' ultimo capoverso dell'articolo delinea l'essenza del viaggio e di ciò che la moto rappresenta, quasi a rappresentare anche uno stile di vita, da mantenere anche nelle scelte importanti. Per certi versi è anche un inno all'anti consumismo modaiolo: inseguire un sogno e partire, senza curarsi troppo della forma, ma prediligendo la sostanza. Con una Triumph che agli occhi del "motociclista" stereotipato e di massa potrebbe essere indicata solo al tragitto casa - lavoro - mare - bar avete compiuto un'impresa che i proprietari delle varie maxi enduro bicilindriche adventure 1000 e rotti di cilindrata non si sognano neanche, in quanto, loro, con i mezzi kittati di borse varie, paracolpi e lumini vari l'unica strada illuminata che riescono a percorrere è quella che li porta all'aperitivo delle 19.00.... in ogni caso ognuno percorra l' "adventure" che più preferisce.... bravi ragazzi, con una buona dose di sana invidia!!!!
edoRC - 21/06/2012 11:42
6. dimenticavo..
che la moto non sia la solita BMW GS superaccessoriata sempre tirata a lucido vorrà dire qualcosa?
fabu - 21/06/2012 11:45
7. siete dei grandi
ragazzi avete la mia ammirazione e rispetto per tutta la vita!!!!
siete stati eroici, grandi, meravigliosi.
ricorda il viaggio fatto dal Che, il film "i diari della motocicletta".
lasciatemi dire che provo un pò di sana invidia per la vostra impresa, ho letto il racconto e mi avete catturato a tal punto che mi sembrava di essere li con voi.
e poi la conclusione, quel riferimento al ns indimenticato 58, il sogno che diventa realtà, mi avete letteralmente commosso.
bravi siete un bell'esempio, un esempio positivo per tutti.
grazie
Alberto
albe69 - 21/06/2012 11:47
8. Fantastico
Complimenti ragazzi, viaggio e racconto fantastici.
The edge - 21/06/2012 12:01
9.
Ho lavorato su navi da crociera molti hanni, ho visto tanti posti è vissuto tante esperienze. Sono nato in argentina e mio padre per anni mi ha portato in giro con il suo camion con cui lavorava, quindi conosco bene la nazione, condivido pienamente il discorso che la fortuna aiuta gli audaci e che tutto si incastra al momento giusto. Ho letto il racconto tutto di un fiato, mi son venuti i brividi alla pelle . Complimenti veramente per il viaggio è soprattutto per la maniera improvvisata e naturale con cui l'avete intrapreso. Le emozioni vi accompagneranno per tutta la vita. Queste esperienze danno dipendenza , sicuramente starete già pensando al prossimo viaggio. Ciao ragazzi...............
parmi9439 - 21/06/2012 12:10
10. DA BRIVIDI
....
giorgio8201 - 21/06/2012 12:12
11. !!!!!
il solo leggere il vostro racconto ha migliorato la mia giornata, non posso immaginare come questo viaggio abbia miglioratola vostra vita. Complimenti, bella storia davvero. 58 race your life.
Slamps
Giase - 21/06/2012 12:15
12. ...emozionante... con un pizzico di sana invidia!!
Grandissimi! Non mi viene in mente un altro aggettivo. Forse anche coraggiosi e determinati. Avete trovato lo spirito giusto e lo avete cavalcato fino in fondo senza lasciarvi deprimere da chi vi diceva che sarebbe stata una cosa da folli! Avete il mio massimo rispetto e una invidia che però è sana e che va a braccetto con l'ammirazione!
biciomv - 21/06/2012 12:20
13. complimenti
e bella storia di motociclismo.
Il viaggio che ho sempre sognato, progettato, quasi riuscito a farlo e che non ho fatto.
La moto ha dato qualche problemino però , s'è persa qualche pezzo...
piega996 - 21/06/2012 12:31
14. Grandi
Viaggio incomparabile fatto alla vecchia maniera con i bagagli legati sui portapacchi che puntualmente si rompono, roba d'altri tempi, bravi e coraggiosi.
Per fabu, lascia perdere la gs io ne sono orgoglioso possessore anche se non faccio questo tipo di viaggi, allora che dovrei dirti, che loro l'hanno fatto con la trendy e alla moda Triumph scrambler? basta con queste classifiche tra possessori di moto diverse, siamo tutti motociclisti.
un saluto Fabio
fabioduke01 - 21/06/2012 12:41
15. eccezionale!!!
bello bello bello
lapostrofo - 21/06/2012 12:52
16. ricordi ....
la Patagonia è misteriosa, affascinante, incute paura in certi periodi dell'anno. Noi (io e mia moglie) ci siamo stati in aprile (autunno
x loro) del '05. Per farla breve è come detto nel racconto.
Se rimani da solo c'è sempre quacuno che si ferma e ti aiuta, ti protegge vorrei dire. I luoghi sono fantastici. Il tempo scorre in un altro modo, diverso da noi. Lì si gusta ogni momento della vita con semplicità.
..... ricordo l'azzurro del cielo mai visto da noi, il vento sempre e ovunque, il tempo che cambia in un ora, sole,pioggia,neve e poi sole nuovamente, è indiscrivibile.
.... Avrete sicuramente bevuto litri di "mate" da quelle parti. ...
Quella gente ha un'altra cultura, sono discendenti dei Mapuche, il Cile e la Patagonia Argentina è un tutt'uno anche se ci sono le maestose Ande a dividere, .... non mi dilungo oltre, ..... es. la zona di S.Carlo de Bariloche e i suoi laghi ... è come girare tra Salisburgo e l'Alto Adige però con colori naturali,profumi e un'atmosfera diversi .... anche gli animali corrono liberi.
insomma la Patagonia è unica.
complimenti, bellissimo viaggio.
xrv27 - 21/06/2012 13:01
17. BRAVI!!
Un esperienza incredibile. Indelebile più di qualsiasi tatuaggio sulla pelle. Una sana invidia.... complimenti davvero.
superfelix71 - 21/06/2012 13:06
18. ...in moto, in Patagonia?!
INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA INVIDIA ...ma tanta, questi viaggi sono il mio sogno che prima o poi realizzerò!
Michele200925 - 21/06/2012 13:22
19. GRAZIE
pit42 - 21/06/2012 13:32
20. ....grazie....
...pensavo fosse sufficiente. invece voglio farvi i più sinceri complimenti per come avete narrato la vostra avventura...un vero giornalista o scrittore non avrebbe potuto fare meglio. grazie per averci reso partecipi della vostra avvenura. grazie per avermi fatto emozionare. grazie per avermi fatto sognare.
pit42 - 21/06/2012 13:58
21. O_O
complimenti ragazzi, davvero emozionante...
Ale-9168828 - 21/06/2012 14:34
22. Veramente stupendo!!! complimenti a voi!!
Grandissimi !!! un viaggio epico è l'unico aggettivo che mi viene in mente!
se fosse possibile mi piacerebbe molto sapere le tappe che avete toccato nel vostro viaggio, cosi chissa... magari un giorno ci provo pure io!!! se ti lasciassi un email mi potreste mandare piu info del vostro viaggio??
veramente grandi!!! mi avete fatto venire voglia di prendere e partire!!!
a volte la follia è la vera saggezza!!
Roberto.Baldini - 21/06/2012 15:00
23. x fabioduke
infatti il senso del mio commento era proprio questo.
w la moto.
fabu - 21/06/2012 15:41
24. 58
CHE BELLO VEDERE QUEL 58!!! BRAVI!!!
masfor - 21/06/2012 15:41
25. La fartuna aiuta i più audaci!
Ogni giorno siamo circondati da cose e persone che boicottano la nostra felicità... voi avete avuto la forza di ignorarli.
Avete avuto cuore, coraggio, palle, avete fatto una cosa meravigliosa!
Grazie
Kekko40 - 21/06/2012 19:20
26. bravi
la cosa più' bella e' stata leggere che il viaggio e le emozioni sono al centro e la moto e' nell'anima
personalmente ho fatto nel 2004 un viaggio da Bologna fino in Giappone di 6 mesi ... e non sono piu' tornato
un viaggio così ti cambia la vita
l'america latina era il mio secondo sogno ... a presto
rommel01 - 21/06/2012 19:52
27. Vi ringrazio...
Casualmente ho cominciato a leggere questo vostro racconto mentre nelle cuffie cominciava "the exctasy of gold" di Ennio Morricone.....ho avuto la pelle d'oca e gli occhi lucidi di gioia per un buon quarto d'ora, inutile descrivervi le mie emozioni, inarrivabili rispetto a ciò che avete vissuto voi.
Grazie per aver condiviso.
Il Grande Baboomba - 21/06/2012 20:48
28. FANTASTICI!!!!
Complimenti x lo spirito d' avventura e di sopravvivenza!!un esperienza unica che ti segna x sempre lasciandoti dentro quella voglia sfrenata di rifarla il prima possibile...POSSO FARLA IO CO IL MIO K EXC 250 2012???SCHERZO OVVIAMENTE E COMUNQUE V ' IVIDIO TROOPPPO CIAOOOO
enduro80 - 21/06/2012 23:30
29. Complimenti!!
Un condensato di avventura ed emozione. Siete stati dei Giganti!!!!
Motoguxxi - 22/06/2012 08:19
30. Fantastico!
Semplicemente....fantastico! Racconto affascinante e coinvolgente. Avete fatto un viaggio in un posto già di per sè meraviglioso. Viverlo in moto all'avventura senza aver programmato ogni tappa vi rende.... invidiabili!
Complimenti.
BOKIK - 22/06/2012 15:43
31. GRAZIE RAGAZZI
SONO LE IMPRESE COME LA VOSTRA CHE TI RIPORTANO ALLA VERA ESSENZA DELLE COSE
brixblade - 25/06/2012 23:16
32. BRAVISSIMI
L'ho sempre sognato anch'io un giro così.
è possibile conoscere i costi per capire se anch'io posso realizzare il mio sogno. Grazie e complimenti
igor .simonetti - 28/06/2012 00:32
33. volere è potere
il motore della vita e la voglia di fare cose che per altri rimarranno solo sogni..tanto di cappello
scheggia12 - 23/07/2012 14:46
34. Quetsa è la vita
Non ci sono parole per descrivere le emozioni che questo report può suscitare in un vero motociclista.
Un viaggio così si sogna tutta la vita e se si avvera cresci interiormente.
Non è importante la metà, il viaggio è l'essenza della vita parafrasando un poeta italiano.
Andrea
enduro 58 - 14/08/2012 11:39
35. o fridd' n'guoll'.!!!!
..da pelle d'oca....solo a pensarci!!!
ONORE A VOI...LUCIDAMENTE FOLLI I!!!
vincenzoboca - 23/08/2012 12:30
36. 2 Meravigliosi pazzi visionari...!!!
Ciao Maurizio! Beh che dire...??? Davvero un impresa superlativa, quando l'altra sera in mezzo al casino della cena mi hai parlato di questa avventura ho capito subito che sei stato letteralmente rapito da tutto quello che avete vissuto e leggendo il racconto ho potuto rendermi conto facilmente del perchè...
Complimenti ancora all'equipaggio, siete stati davvero dei grandi pazzi visionari nell'aver organizzato un viaggio così old style... credo che la vera differenza in positivo stia proprio in questo !!! A presto
Dr.Gil - 09/11/2012 23:56
37. Grazie..
...ho le lacrime agli occhi e mi manca il fiato...non riesco a dire altro...
GV65Florida - 02/01/2013 17:59