Grecia, Turchia, Libano, Siria e Egitto in Vespa

Un racconto di viaggio direttamente dal 1956, immagini bellissime e una storia di passione
1 ottobre 2016

Partenza da Poggio a Forno (Campiglia Marittima), con nonna Fortuny e la Becia, ai primi di Agosto del 1956.
Bagaglio due sacchi ed una valigia, vestiario jeans e scarpe da tennis. Giancarlo invece aveva un sacco lungo.
Le Vespe erano due 150 VL3T comprate per il viaggio, l’anno prima eravamo stati in Grecia con una vespa 125 faro basso.
La mia l’ho comprata direttamente a Pontedera, perché il direttore era amico di famiglia, e il viaggio di ritorno a Firenze l’ho fatto sotto una pioggia torrenziale.
La Aquiloil di Trieste e la Piaggio ci avevano sponsorizzato e ci avevano fatto trovare lungo il viaggio le taniche di olio per la miscela, che non esisteva in quei luoghi, e qualche cavo di riserva che però non ci è mai servito.

Non esistevano guide turistiche, le grandi compagnie petrolifere, come la Shell e la Esso, che volevano incrementare il turismo ci hanno fornito delle mappe delle zone che volevamo visitare, altre informazioni all’ente del turismo per liste di alberghi che poi si occupavano sul posto.
Il viaggio è sempre stato fatto in completa solitudine, pochissimi altri turisti.
Le Vespe sono state caricate con un argano sul ponte della nave di una linea turca, e legate strette.
Primo sbarco ad Alessandria di Egitto con una decina d'ore di tempo da passare a terra tra i venditori di acqua; Nasser era già al governo e tutte le radio strillavano la sua avversione verso gli europei.
Seconda tappa della nave era Beirut, qui siamo sbarcati con le Vespe e ci siamo diretti verso Tiro, Sidone, Saira, Biblos, il ponte di Allenby. Sul ponte di Allenby c’erano tutte le targhe degli eserciti che ci erano passati sopra.
In un ristorante di Beirut, non riuscendo a farci capire dal cameriere, siamo stati invitati ad andare in cucina ad indicare cosa volevamo, ed abbiamo scoperto che il cuoco cucinava nudo per il gran caldo!

Tra il Libano e Damasco c’è la valle della Bekaa con due catene montuose, fra coltivazioni di datteri. C’era l’intenzione di passare dal Sinai, ma la guerra del Canale di Suez ci ha fatto cambiare i programmi. Sulle montagne abbiamo chiesto indicazioni a due carabinieri, che si sono fatti anche dare un passaggio: in quei giorni eravamo a dormire a Beirut, per cui eravamo in giro senza bagaglio.
Non abbiamo mai incontrato altre moto, solo ad Ankara un italiano con una Lambretta voleva che gli vendessimo una delle nostre ruote di scorta, che però ci servivano per la continuazione del viaggio.
Da Damasco partivano degli strani pullman con la motrice che arrivavano fino a Bagdad. Poi da Homs siamo andati a Palmira in macchina, la strada non esisteva, si seguivano dei bidoni di petrolio a strisce bianche e nere, arrivati ad uno si vedeva l’altro e si proseguiva.

A Palmira eravamo i soli visitatori, e siamo dovuti rimanere un giorno in più perché c’era una manifestazione contro gli europei.
Pieno di capre nere ovunque, ci si fermava a fare la miscela con le latte dell’olio Aquiloil, e facevamo anche delle foto pubblicitarie richieste dallo sponsor.
Sempre da Homs, abbiamo preso una macchina per il Krak de Chevaliers, per visitare il castello dei crociati.
Poi abbiamo puntato verso Aleppo e da lì siamo andati a visitare, facendo qualche altra decina di chilometri, Qal’at Sim’an, la chiesa di San Simeone lo stilita.
Poi siamo passati in Turchia, ed è stato un gran cambiamento perché finalmente la gente era gentile con noi.
L’alimentazione era sempre a base di carne di pecora, e non ne potevamo più: in un ristorante di un paesino ci hanno offerto due uova al tegamino, peccato che fossero fritte nel grasso della coda di una pecora… conferendone il proprio delicato sapore.
Poi abbiamo passato la catena del Tauro, verso Alessandretta e Adana e Kaiseri, passando per la Cappadocia.
In Cappadocia, un ragazzo che sapeva un po’ d’inglese ha voluto accompagnarci dappertutto contentandosi di una foto sulla Vespa. Viti e albicocche ovunque, mentre dentro le chiese rupestri tutte le facce dei santi erano state abrase dagli arabi.
A Kaiseri abbiamo visitato i mausolei giratori. Poi da Ankara abbiamo puntato verso Istanbul, e dopo aver visitato le moschee ci siamo imbarcati per il ritorno in Italia, attraverso il canale di Corinto.

Mario Giani

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