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Per chi non lo conosce e per chi ha creduto che il podio di Cremona fosse stato solo un exploit dovuto al fatto di correre in Italia, su una pista conosciuta, i tre terzi posti di Alberto Surra all’Estoril possono rappresentare una sorpresa, ma per chi invece segue le vicende del pilota piemontese sin da quando, ancora quindicenne, debuttò nel CIV Moto3 concludendo la stagione al secondo posto, quello di Surra è un successo annunciato, un altro importante gradino sulla scala che potrebbe portarlo a successi decisamente più prestigiosi, anche se vederlo lottare gomito a gomito con piloti esperti, ex MotoGP, del calibro di Miguel Oliveira o Alvaro Bautista ed avere la meglio lascia comunque stupiti.
Il torinese ha solo 21 anni ed è al suo primo anno non solo in Superbike, ma anche su di una mille, avendo in precedenza sempre corso in Moto3, Moto2 o Supersport.
Quest’inverno con un contratto vantaggioso davanti, in attesa solo della sua firma, Surra ha deciso di gettarsi in un’avventura rischiosa ed in parte sconosciuta come la Superbike, con un team privato come il Motocorsa, perché le sfide gli piacciono e quelle difficili lo intrigano ancora di più.
Ma non lo ha fatto con l’incoscienza che sarebbe giustificabile alla sua età, ma si è messo in mano a persone capaci, ad un preparatore atletico di primordine, lavorando molto su stesso, sulla sua preparazione non solo atletica ma anche psicologica.
In meno di un anno Alberto è cambiato molto, come atleta e come pilota, ma non come persona e resta sempre un ragazzo innamorato delle moto, del motociclismo e del suo impegno come pilota. Insomma Surra sta arrivando al successo, ma non certo per caso.
Ancora non parla bene l’inglese e in questo mi ricorda un altro talento genuino che al suo debutto in Superbike conosceva solo poche parole di inglese, ma riusciva comunque a farsi capire: Toprak Razgatlioglu.
In sala stampa dopo le gare dell’Estoril ha risposto ai giornalisti stranieri con l’aiuto di quelli italiani e domenica anche di Bulega che gli ha suggerito alcune parole in inglese. Avendo corso in un team spagnolo lo parla meglio dell’inglese, che sta studiano, ma per ora sottoporsi alle domande dei giornalisti della Superbike è per lui più faticoso che correre contro Petrucci, Locatelli o Bautista.
Questi due podi portoghesi ti hanno dato più o meno soddisfazione rispetto a quello di Cremona, il tuo primo in Superbike?
Il primo è stato ottenuto proprio di forza, quasi di rabbia, mentre quelli dell’Estoril li ho costruiti nelle prove e quindi posso dire che siano stati un poco più facili. Più facili per modo di dire ovviamente, di certo meno problematici di quello del round italiano. In Gara1 sono arrivato a meno di otto secondi da Bulega e non ero mai riuscito a farlo e questo significa che ho fatto un bel passo in avanti. So che non bisogna certo fermarsi, perché arriveranno momenti difficili che dovremo essere pronti ad affrontare. Ma per ora mi voglio godere questo bellissimo momento.
A inizio campionato facevi, ovviamente, fatica a gestire l’usura delle gomme. Ora qual è la situazione?
Non ho più questo problema, e lo devo ai ragazzi della mia squadra, con i quali ho studiato tutti i vari comportamenti della moto, marcia per marcia, curva per curva, sia in autodromo che a casa, ed è a loro che dedico questi podi, perché mi hanno preso con loro in un momento difficile della mia carriera e mi hanno accompagnato passo dopo passo sino a dove sono ora.
E dove sei ora? Ti senti arrivato?
No. Io penso e vivo gara dopo gara, anzi curva dopo curva, perché le gare sono sempre imprevedibili e qui in Superbike lo sono più che in altri campionati. Il mio obiettivo è quello di cercare di conquistare più punti possibili e di raccogliere più dati possibili.
Ora che sei più vicino a loro, quale pensi sia il motivo per il quale Lecuona e Bulega sono un gradino sopra a tutti?
Loro due sono i migliori piloti della Superbike ed hanno le migliori moto ed il miglior team della categoria. Tutti questi fattori messi insieme fanno una grande differenza tra loro e gli altri piloti. Da parte mia so di poter contare su un’ottima squadra e su di una moto veloce e ben preparata, per cui cerco solo di fare del mio meglio, sempre.
Come hai fatto a superare Oliveira nella gara sprint?
Nella Superpole race Oliveira è stato molto veloce, ma prima della gara, assieme alla mia squadra, abbiamo cambiato qualcosa sulla nostra moto e questo mi ha permesso di essere ancora più veloce e di finire davanti a lui.
Saresti riuscito a concludere Gara2 davanti a Bautista se non fosse caduto?
Credo di sì, perché in alcune curve io ero più veloce di lui. L’ho studiato per vari giri e ho visto che in alcuni punti della pista lui aveva meno grip di me. Avrei provato a superarlo alla curva 5, ma lui è caduto prima.
Pensi di proseguire questo trend positivo anche la prossima settimana, a Jerez?
Non so cosa potrà succedere a Jerez, perché non so se il mio stile di guida si adatta o meno a quella pista e quindi non ho proprio idea di cosa potrò fare nelle ultime tre gare.