Montepulciano non è così…Nobile

Montepulciano non è così…Nobile
Avvio incerto e tra le critiche per la prima dell'Italiano: freddo pungente, speciali in linea un po' troppo corte e niente fettucciato. Tra i big vittorie di classe per Gritti, Rubin e Caccia
9 marzo 2010


Montepulciano (SI) – Adesso non puoi neppure dire “bastano due ammortizzatori e via”. Per essere dei nostri, nel gruppo 5, s’intende. Già, perché passano gli anni, e con la Open spuntano i primi freni a disco e i mono. Pochi ma buoni. Come le splendide Aim “brutto anatroccolo” viste domenica a Montepulciano, in occasione dell‘apertura di campionato 2010. Il resto, il grosso della truppa, è sempre lo stesso, disseminato nelle diverse cilindrate. Le facce pure, solcate dagli anni, inossidabili per la voglia di correre ancora, di “fare il tempo”, di mettersi alla prova, anche se il medico magari storce il naso all’idea che passati i 60 è ora di stare quieti. Moto belle, meno belle, abbastanza consuete - quelle al top per rarità stanno sempre al calduccio del garage – ma sicuramente a punto, pronte a una nuova stagione di gare. E ci si accontenta, quando non si riesce a trovare percorsi di gara da favola, basta stare in compagnia e dare del gas. Certo,ci sono anche le cavalcate, ma se ami le vecchiette, vuoi dar la paga ai tuoi soci, figurare in classifica e fare il bauscia una settimana intera con gli amici, allora il Gruppo 5 fa per te.

La regolarità d’epoca unisce le generazioni, dagli over 60 fino ai trentenni che avevano ancora il ciuccio in bocca quando il Sachs a sei marce imperava in catena di montaggio.
Un bell'ambiente che cementa le amicizie, conferma le rivalità e le sfide storiche per chi guarda il cronometro. Come quella tra veneti e bergamaschi. A corollario non manca un paddock nostrano, dove il rito della punzonatura si accompagna al controllo della carburazione, mentre chi ti segue si improvvisa meccanico, benzinaio, gommista e  consigliere. Umanità varia e ansiosa di godere a bordo fettuccia o con un manubrio in mano,  di moto che, se solo non le ami, potrebbero essere solo rottami da schiacciare o dimenticare nel sottoscala.

Non sempre però le ciambelle riescono col buco. Tocca dirlo, questa volta, introducendo la prima prova del Campionato italiano di regolarità d’epoca (Gruppo 5), che ha avuto come teatro di gara le splendide colline toscane. Non molto differente dalla gara di due anni fa, funestata da pioggia e fango: quest’anno, complice il maltempo che ha imperversato nei giorni precedenti l’evento riducendo ad acquitrini i prati, l’organizzazione del moto club locale non ha potuto fare altro che mettere a disposizione due prove in linea – peraltro abbastanza corte, una più dell’altra – senza poter preparare una prova speciale fettucciata degna delle contropendenze da sogno che da queste parti si possono ricavare in veri e propri anfiteatri naturali.  La speciale c’era, quasi pronta con metà fettucce tirate, ma in condizioni impraticabili per l’acqua che ti faceva sprofondare nel prato. E dopo l’ultima ricognizione la sentenza: niente da fare. Il freddo pungente ha poi giocato brutti scherzi visti i numerosi grippaggi, soprattutto tra le piccole cilindrate e chi aveva la carburazione decisamente troppo magra. E se la gara poteva essere anche annullata – tante le critiche da chi si è sciroppato centinaia di chilometri per pochi muniti di speciali c’è stato anche chi, facendo due conti con la somma dei tempi delle prove discriminanti, ha ipoteticamente messo in discussione la validità stessa della prova, come da regolamento.

Esagerazioni o verità? Lasciamo stare, che già questo è un ambiente dove criticare è un’arte. Allora meglio fare che restare a guardare, tenendo ben saldo il famoso bicchiere ”mezzo pieno”. Già l’ambiente dell’enduro rischia la desertificazione, e chi lo pratica l’iscrizione nella lista specie protette e rare. Piuttosto che niente, meglio piuttosto.  E’ così è andata anche questa volta: chiuso un occhio sulle speciali, chiuso anche l’altro per le caratteristiche del giro – asfalto e sterrato a go go – resta sempre lo spirito del gruppo 5 a tener alta la bandiera di questo campionato. Tre i giri in totale per una quarantina di chilometri, corsi insieme ai più giovani del Trofeo Testori, in realtà quattro gatti che ancora non hanno le pretese di fare almeno un regionale. Tra i vecchi qualcuno mancava all’appello – Murer, Brissoni e Uslenghi, tanto per citare quelli che vanno forte forte.

Nel Rotary dell’enduro, dove tutti si conoscono e  lo spirito cameratesco impera sia che fai l’operaio o hai i miliardi,  la classifica conta fino a un certo punto... Grossa bugia, quando poi trovi una massa di teste bianche con il naso all’insù a cercare il proprio nome nella lista dei tempi delle speciali in attesa delle classifiche finali. O ritrovi personaggi dell’enduro moderno di qualche anno fa, come l’ex campione del mondo della 250 4tempi del 2000, Matteo Rubin, infilato in squadra – La Marca Trevigiana -  per contrastare i soliti grandi nomi della specialità targati Bergamo.  Quelli che, per inciso, passati i 60 anni di appendere il casco al chiodo non ne vogliono proprio sapere (beati loro…).

Potere della regolarità, che unisce mani con storie diverse, con più o meno calli a raccontare da dove vieni. Se arrivi col tuo moto club hai lo stesso blasone di chi è più vecchio di te. Salvo poi finire nel calderone degli sfottò nel più classico stile da camerata.  Insieme a parvenue e aficionados dell’ultim’ora anche l'ultima "leggenda" rimasta (il Gritti, classe 1947), eterna icona nell'immaginario collettivo fuoristradistico, mentre si balocca con il casco prima di partire questa volta con un Ktm, il “suo” marchio per eccellenza. Moto rimesse a puntino, con motori che girano precisi come un Omega Speedmaster, a volte brutte fuori ma "belle" dentro, che fanno girare la testa in senso letterale, perchè ognuna di loro aveva un rumore diverso, caratteristico, originale. Niente a che vedere con l’egualitarismo acustico di tradizione nipponica a cui siamo abituati oggi.
Insomma, altro che Akrapovic dei tempi nostri. Aim, Gori, Beta e Ancillotti (tanto per onorare la storia motociclistica della regione ospitante) insieme alla pattuglia dei quattro tempi.
Gilera, Morini in testa, assieme ai tanti 2 tempi Ktm, Swm, Fantic, Zundapp, Maico, Puch.
Senza dimenticare le spagnole, Ossa e Montesa.

*BRPAGE*


Ma torniamo a bomba alla prima di stagione. Da registrare, alla vigilia di gara un certo “fiscalismo” nel controllo delle gomme, che per regolamento dovrebbero essere perentoriamente “enduro” o comunque “Fim approved”. Così gli oltre 200 iscritti  - come scolaretti agghindati alla bella e meglio al primo giorno di scuola – hanno giustamente beccato il rimprovero dei commissari di gara davanti ai quali hanno sfilato, in fase di punzonatura, con un campionario di pneumatici degno di un commerciante all’ingrosso. Individualismo italico all’ennesima potenza e considerazione delle regole uguale a zero. “ Ma non sapevo mica che…” ecco, della serie, stavolta vi abbiamo avvisato, alla seconda prova – hanno ribadito i commissari Fmi -  non fatevi trovare con le gomme da cross.

Sistemata la moto al parco chiuso, il rituale è proseguito con la verifica a piedi delle speciali, alla vigilia di una domenica che si sarebbe preannunciata piuttosto fredda. Battere metro per metro curve e sentieri delle linee fa bene anche a chi non ha ambizioni di classifica, non è solo prassi da campioni. Il rito è anche questo, altrimenti come giustifichi lo sfottò serale a cena, dove ti lanci in pronostici e valutazioni che puntualmente non si avverano se basta un filo della frizione a metterti fuori gioco? O peggio – come è capitato realmente domenica – se fai il pieno con la tanica di gasolio nel Puch e te ne accorgi solo a frittata fatta?
“Una gara a cui do la sufficienza – spiega a fine gara Marco Pinoli, (Gilera Club Arcore) vincitore di classe nella 100 fino al 1975 - per essere al via della stagione.  Considerata la potenzialità di questa zona, tuttavia, devo ammettere che una gara al 50% divisa tra  asfalto e sterrato non può che aver scontentato più di uno. Lo sforzo  di realizzare qualcosa di più divertente poteva essere fatto. Prove belle ma corte, insufficienti per valutare bene i piloti: con  una linea da 2 minuti e 50 insieme a un’altra da 1 minuto e mezzo, è evidente che i valori dei piloti in gara non sono stati espressi a dovere”.

Max Segale, bergamasco iscritto al Sebino, un passato recente nell’italiano major, è più diplomatico: "Per me è stato un trauma passare dalle moto moderne a quelle vecchie: cominci a  divertirti da metà gara in poi, quando capisci la moto, come curva e come frena. E se frena. Bello comunque l’ambiente.  Peccato per le condizioni climatiche, e le prove piuttosto corte, ma per quel che mi riguarda attendo una prova d’appello alle prossime gare di campionato."

Giudizio positivo, invece, per  Alfredo Bottarelli (moto club Piacenza), in sella a una  Kramer 250 autografata da Gritti, un passato nel cross negli anni 80, alla seconda stagione nel gruppo 5, secondo l’anno scorso nella 250 (D5): “A me la gara è piaciuta. C’era troppo asfalto, è vero, ma sono stati bravissimi gli organizzatori a rimettere in sesto la situazione, anche per le condizioni meteo. Non si poteva fare diversamente. Del resto, qui di giovincelli non ce ne sono e bisogna creare condizioni buone per tutti. Un po’fiscali con le gomme?  Giusto, i pneumatici devono essere uguali per tutti. Anche perché le regole parlano chiaro, e bisogna correre in condizioni uguali, poi il più forte  vince lo stesso”.

Tra quelli che non si risparmiano e puntano solo alla classifica c’è Matteo Rubin. In forza alla Marca Trevigiana, Rubin ha un passato “pesante”, neppure troppo lontano. Nel 2000, come detto, ha vinto il Mondiale enduro nella 250 4t con Ktm, quando la classe era appannaggio di pochi iscritti (e nella 400 vestito d’arancio c’era ancora un certo Mario Rinaldi a fregiarsi dei colori dell’iride). Un po’ come certe classi del gruppo 5, dove sono in cinque o sei al massimo. “Tre anni fa ho vinto con il 360, ho proseguito con la 250 ma  la moto si rompeva sempre. Poi dall’anno scorso sono nella 175, classe in cui ho fatto il primo. Fino all’ultimo quest’anno non sapevo con quale cilindrata correre, vista la sfida che abbiamo col Vintage Racing”. Le strategie non mancano, se punti al titolo cerchi di capire in quale classe corre l’avversario più forte, poi scegli. “Giornata molto fredda, speciali corte senza fettucciato, che potevano essere più articolate. Qualcuno asserisce  che gli organizzatori non volevano rovinare i terreni in previsione di una prossima gara di motorally. Certo, se le linee fossero state più lunghe sarebbero state molto belle,  qui sicuramente visti i posti . Anche perché con prove cronometrate corte se ti capita un problema o hai una bagarre in linea non riesci a recuperare”.
Ma in moto ti alleni ancora? “Ogni tanto mi propongono di fare il regionale , ma non ho più tempo, per il lavoro. Da chi come me ha vinto a livello internazionale ci si aspetta molto, e alla fine per non deludere le aspettative e non sollevare discussioni meglio lasciar perdere: ti criticano sempre. se vai forte è perché hai vinto ai massimi livelli, se vai piano perché  qualcosa che non va finisci sul banco degli imputati. In moto non vado neppure, faccio solo il gruppo 5. Del resto, non ho neppure una moto mia, figuriamoci se vado ad allenarmi. Un po’ di cross, però, mi piacerebbe farlo”.

I vincitori di classe:


A2 (100 cc fino a 1972): Alberto Rittà, La Marca Ntv, Ktm
A3 (125 cc fino a 1972): Giancarlo Melli, Mc Careter, Ktm
A4 (175 cc fino a 1972): Marco Bianchi, Vintage racing, Puch
A5 (oltre 175 cc fino a 1972): Alessandro Gritti, Vintage Racing, Ktm
B1 (125 4t): Pietro gamba, Mc Careter, Morini
B2 (175 4t): Ivan Pagani, Norelli, Morini
B3 (oltre 175 4t): Mauro Sinigaglia, La Marca Ntv, Ktm
C1 (50 cc fino a 1975): Pietro Caccia, Vintage racing, Ancillotti
C2 (100 cc fino a 1975): Marco Pinoli, Gilera Club, Swm
C3 (125 cc fino a 1975): Riva Massimo, Norelli, Ktm
C4 (175 cc fino a 1975): Matteo Rubin, La Marca Ntv, Ktm
C5 (250 cc fino a 1975): Massimo Parrini, Mc Pantera, Ktm
C6 (oltre 250 cc fino a 1975): Enrico Tortoli, Mc Pantera, Ktm
D1 (50 cc Open): Giulio Gambarini, Norelli, Fantic Motor
D2 (80 cc Open): Gianluca Passoni, Norelli, Aim

Emanuele Vertemati

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