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Milestone torna in pista con MotoGP 26 e lo fa con un episodio che punta tutto sulla completezza: roster ufficiale, weekend realistici, una carriera più narrativa e un modello di guida che riesce a essere accogliente senza perdere credibilità. Le prime ore di gioco mostrano un titolo ricco, curato e sorprendentemente immersivo, soprattutto grazie al commento di Guido Meda, che accompagna ogni sessione con il suo stile inconfondibile.
La modalità Carriera è la porta d’ingresso più interessante. Si può creare un pilota da zero oppure impersonare un professionista come Bastianini o Márquez, e già questo cambia il tono dell’avventura. L’avvio è sorprendentemente narrativo: una conferenza stampa iniziale ci chiede di definire il nostro atteggiamento, il rapporto con il compagno di squadra e la strategia di sviluppo della moto. È un modo semplice ma efficace per dare personalità alla stagione.
La creazione del pilota riprende quanto visto in Ride 6, con la possibilità di scegliere lo stile di guida — gomito a terra, corpo fuori, posizione più centrata — mentre il calendario riproduce fedelmente l’intero weekend di gara, dalle libere del venerdì alla domenica, con meteo variabile e un’atmosfera televisiva resa ancora più viva dalla voce di Meda.
In modalità Arcade, MotoGP 26 offre un modello di guida che riesce a essere permissivo senza diventare banale. La dinamica della moto è credibile, soprattutto nella gestione delle pieghe e delle uscite di curva, anche se richiede un minimo di apprendimento: capire quando iniziare a inclinare la moto e quando rialzarla non è immediato per chi arriva dai giochi automobilistici.
Nelle curve lente si percepisce bene la fisicità del mezzo: anticipare troppo il gas porta larghi, mentre forzare lo sterzo può far “chiudere” la traiettoria verso l’interno. È un comportamento coerente, che restituisce una buona sensazione di controllo.
Il traction control, invece, lavora in modo quasi invisibile. Il DualSense non vibra in modo dedicato, l’audio non cambia e non ci sono segnali chiari del taglio di coppia. L’unico indizio è che la moto non scivola, anche aprendo il gas con decisione. È una scelta pensata per non distrarre i neofiti, che possono concentrarsi sulla linea senza preoccuparsi delle elettroniche.
La frenata è altrettanto permissiva: si possono portare staccate molto profonde anche dentro la curva, con la moto che ondeggia leggermente ma senza mai perdere l’anteriore. Una soluzione che evita frustrazione ai principianti, mentre i giocatori più esperti probabilmente preferiranno ridurre gli aiuti o passare alla modalità più simulativa.
Le tre categorie sono ben differenziate. Le Moto3 sono leggere e docili, le Moto2 iniziano a muoversi di più in uscita curva, mentre le MotoGP richiedono precisione e controllo del gas. La progressione è naturale e aiuta a capire come cambia la dinamica al crescere della potenza.
L’intelligenza artificiale è una delle sorprese migliori. I piloti controllati dal gioco si comportano in modo naturale, senza linee assurde o tamponamenti inspiegabili. Sembrano consapevoli della posizione del giocatore e reagiscono di conseguenza, evitando manovre irrealistiche. È un passo avanti importante rispetto a molti titoli di guida.
Come Ride 6, anche MotoGP 26 utilizza l’Unreal Engine. Il risultato è pulito, ma un po’ piatto: mancano profondità, riflessi e variazioni di luce che altri motori grafici riescono a restituire meglio. La pioggia, provata già nella prima gara a Chang, non è del tutto convincente e non trasmette davvero la sensazione di acqua sull’asfalto.
Anche l’audio ha margini di miglioramento. Il suono della Moto3 agli alti regimi sale in modo leggermente “a scatti”, invece di aumentare in modo fluido. Non rovina l’esperienza, ma spezza un po’ l’immersività per chi è attento al sound.
Fuori dal campionato ufficiale, MotoGP 26 offre una serie di modalità alternative che aggiungono varietà e leggerezza. Si può correre con piloti della MotoGP in contesti completamente diversi: Motard, Dirt Track, Minimoto e persino gare con moto stradali. La scelta del pilota determina la moto e, in alcuni casi, anche il tracciato. Con Toprak Razgatlioglu, ad esempio, le gare con moto stradali non si disputano al Mugello ma a Petit Le Mans, una scelta curiosa ma coerente con il suo stile.
Sono modalità pensate per spezzare il ritmo della stagione e offrire un’esperienza più immediata e divertente, senza la pressione del campionato.
Il roster è completo: piloti, team, livree e piste sono presenti senza mancanze evidenti. Il calendario può anche essere ridotto per chi vuole una carriera più rapida, una soluzione utile per chi ha meno tempo ma non vuole rinunciare all’esperienza MotoGP.
Le visuali sono numerose e ben curate. La chase cam è perfetta per i neofiti, mentre la visuale casco riproduce gli spostamenti del pilota in modo sorprendentemente credibile: in rettilineo si resta bassi dietro il cupolino, in frenata la visuale si alza quando il pilota si solleva per contrastare la decelerazione. È un dettaglio che aumenta molto il coinvolgimento.
Su PS5 il gioco è stabile: nessun calo di frame rate, nessun bug o crash. L’unico elemento evidente è il forte carico sull’hardware, con le ventole che partono subito e restano attive per tutta la sessione.
Su PlayStation Portal, invece, si notano rallentamenti e lag. Non rendono il gioco inutilizzabile, ma sono abbastanza frequenti da risultare fastidiosi nelle fasi più tecniche, in particolare quando serve rialzare la moto in uscita dalle curve lente
MotoGP 26 è sorprendentemente inclusivo. Oltre agli aiuti alla guida, troviamo correzioni visive per daltonici, filtri audio per chi soffre di acufeni e persino impostazioni per giocare con una sola mano. È una cura rara nei giochi di guida e rende il titolo accessibile a un pubblico molto più ampio.
MotoGP 26 è il capitolo più completo e accessibile della serie. Non rivoluziona la grafica, ma convince per contenuti, immersione, IA e un modello di guida Arcade ben calibrato. È un titolo consigliato sia ai fan della MotoGP sia ai neofiti che vogliono avvicinarsi alle due ruote virtuali senza sentirsi sopraffatti.