Storie di Concessionari

Moto Shop Parma: la nuova Visual Identity Yamaha parte dall’Italia

- La concessionaria del vulcanico Giovanni Buratti è il progetto pilota europeo. Le iniziative con le moto ed il territorio di un concessionario che crede nelle due ruote
Moto Shop Parma: la nuova Visual Identity Yamaha parte dall’Italia

Se siete del parmense probabilmente conoscete Giovanni Buratti anche se non avete mai avuto una Yamaha. Il perché è semplice – lo diciamo per chi non ha mai orbitato nel capoluogo emiliano – e ve lo abbiamo già raccontato qualche anno fa: il titolare di Moto Shop è attivo tanto all’interno quanto all’esterno della sua concessionaria, con iniziative che pur avendo sempre come denominatore unico il marchio dei tre diapason, puntano a far crescere, educare ed incanalare la passione per le due ruote di ogni marca.

Parliamo di Sport Rider, una scuola di guida alternativa che vuole unire sicurezza (propria ed altrui) con il piacere della guida dinamica, ma anche di tutte le iniziative per fare gruppo e coltivare la cultura motociclistica. L’ultima delle quali, ci spiega Giovanni in occasione della nostra visita, è volta a valorizzare una delle strade più belle dell’appennino, il Passo della Cisa. Che, contemporaneamente all’iniziativa di riqualifica delle Case Cantoniere, verrà riasfaltata (come Dio comanda, non rappezzata come usa fare di questi tempi…) e diventerà teatro d’elezione proprio per la scuola grazie alla disponibilità della Casa Cantoniera Monte Marino, che il Sindaco di Berceto ha concesso in uso a Sport Rider come punto di ritrovo.

Un’iniziativa che dà origine ad un circolo virtuoso per tutti, perché il motociclista formato ed educato apprezza il piacere della guida ma non commette quegli errori che possono allontanare – per paura o questioni economiche – gli appassionati dalla pratica motociclistica. E il motociclista felice continua a crescere… motociclisticamente parlando, alimentando il mercato e l’indotto del turismo sulle strade frequentate dalle due ruote.

Diapason Racing: fra poco tocca all’R6

Senza dimenticare, naturalmente, Diapason Racing, che proprio grazie a Giovanni è nata e cresciuta e continua a tutt’oggi a limare via quei piccoli difettucci che le economie di scala costringono Yamaha a lasciare nei suoi modelli. Altre volte, come dice il nome stesso, si lavora per rendere ancora più pronto gara i modelli sportivi Yamaha, oppure al contrario per adattare le supersportive come la YZF-R1 all’uso stradale rialzando i manubri – se siete fra quelli che friggono nell’attesa della nuova R6, sappiate che fra Parma e Mantova stanno lavorando per realizzare la soluzione Sport Rider anche per la sorella minore della Superbike di Iwata.

Del resto, Giovanni non smette mai di lavorare per soddisfare i suoi clienti ed amici, ma anche per vivere in prima persona una passione per la moto che non sembra mai abbandonarlo.

«Certo! L’idea di realizzare la trasformazione della posizione di guida anche per la R6 nasce dalla presa di coscienza che ormai le prestazioni dell’R1 sono un po’ troppo per me ed è il caso di passare alla sorella minore. Qualche mese fa ero al Mugello con la R1M e… le curve arrivavano davvero troppo velocemente».

«Però qualche soddisfazione me la sono tolta lo stesso, perché ero lì per accompagnare due miei clienti, e già che c’ero abbiamo portato giù tutta la mia organizzazione per fare un po’ di assistenza. Uno dei partecipanti, che faceva riferimento ad un concessionario vicino, aveva dimenticato le termocoperte a casa e gli ha telefonato per farsele portare in circuito quando ha visto che noi eravamo organizzatissimi. Non vi dico quanti accidenti mi ha tirato, visto che si è dovuto sparare tutto il tragitto in scooter per arrivare al Mugello in tempo…».

La nuova Visual Identity Yamaha

Ma c’è un motivo se torniamo a visitare Moto Shop. Un motivo di cui Buratti è giustamente orgoglioso: Yamaha Europa ha scelto la concessionaria parmense come progetto pilota per la nuova Visual Identity delle concessionarie dei tre diapason, dopo che già a suo tempo Moto Shop era stata pioniera nel portare avanti un certo discorso filosofico.

«Esatto. Avevamo rinnovato tutto già nel 2001, poi, circa due anni fa, abbiamo contattato Yamaha perché, dopo tanti anni, mi sembrava il caso di dare una rinfrescata al negozio. La loro risposta è stata una domanda: “Ma i muri si stanno scrostando?”, al che ovviamente ho risposto di no. E loro mi hanno chiesto di aspettare un attimo. Da lì è partito con loro il discorso della nuova Visual Identity europea di Yamaha, e quando mi hanno proposto di essere il primo ad introdurla naturalmente ho accettato».

Un lavoro che naturalmente non è durato pochi giorni, anche se, per fortuna, i muri corrispondevano già alle intenzioni del team di architetti attivato per ripensare Moto Shop. Tre mesi di lavori che hanno visto una completa ridefinizione dell’estetica della concessionaria, anche grazie a luci a LED di ultimissima generazione con una temperatura studiata appositamente per valorizzare le livree delle moto lasciando i colori i più naturali possibile. E soprattutto sono sparite alcune pareti che c’erano prima, compresa quella curva davanti all’ingresso con i tre diapason da cinque metri e venti che, parola di Buratti (e nostra, che l’abbiamo visto nella nostra precedente visita), “era una figata pazzesca”.

«Si. Però il risultato ottenuto, a detta anche di chi ci ha lavorato, ha superato le aspettative. È un ambiente dove si lavora bene, dove le moto vengono esposte bene, valorizzate, si ha un bel rapporto con il cliente. La grafica è chiara, fa capire bene in quale segmento di moto o scooter ci si trova. All'ingresso il cliente viene accolto dalla spiegazione della filosofia che da sempre guida la Casa di Iwata, quel Kando (la sensazione di profonda soddisfazione che si prova davanti ad un oggetto emozionante e di qualità) che fin dalla fondazione Genichi Kawakami ha costituito come l’obiettivo da garantire alla propria clientela».

Un discorso analogo era già stato fatto con il lavoro precedente, con le isole che dividevano le moto per categorie, ma così come Yamaha ha cambiato bruscamente rotta, rimettendosi ad andare a pieno ritmo nel 2013, allo stesso modo ad Iwata hanno pensato di rimescolare un po’ le carte tanto del prodotto (con la nascita di famiglie come la Sport Heritage o Hyper Naked) ed è stato giustamente pensato di adeguare quello che dopotutto per molti è il primo contatto del cliente con le moto a questa nuova visione di Yamaha. Se avete visitato i saloni di quest’anno, tanto per dire, noterete più di una somiglianza stilistica fra lo stand Yamaha e Moto Shop.

«In sostanza, tutta la disposizione ruota attorno alla strategia dei tre blocchi che rappresenta l’intento di Yamaha di offrire prodotti e servizi seguendo le motivazioni di acquisto dei nostri clienti: blocco Race legato ai prodotti “adrenalicini” come l’iconica R1, blocco Feel legato ai prodotti che esprimono “passione” come la MT-09 e infine il blocco Move legato ai prodotti per la mobilità urbana. Il tutto in un contesto dinamico, elegante, piacevole e ben illuminato».

Al nostro colpo d’occhio diremmo che la missione è stata compiuta.

«Si. Dopo tre mesi di duro lavoro, fortunatamente nel periodo meno attivo per noi, già l’indomani abbiamo fatto vedere il risultato al team che ci ha aiutato a definire il tutto nei minimi dettagli, e il consenso è stato unanime. Un momento che ha cancellato in un attimo la stanchezza accumulata, i sacrifici affrontati da noi e dai nostri clienti che dovevano vedere le moto fra mille disagi. Adesso anche i nostri clienti si meritano di entrare in un ambiente come quello che vedete. Adesso ci restano solo alcuni dettagli, come alcuni pezzi dell’arredamento».

Il configuratore montato in un'isola apposita, ovviamente con illuminazione studiata appositamente
Il configuratore montato in un'isola apposita, ovviamente con illuminazione studiata appositamente

Ad accoglierli, i clienti troveranno anche una bellissima isola con il configuratore in 3D Yamaha che gli permetterà di sapere già come uscirà dalla concessionaria la moto che hanno scelto.

Europa o Mondo?

Insomma, un primato europeo che, questo lo diciamo noi, potrebbe essere un primato mondiale, perché in Giappone stanno ancora valutando la possibilità di estendere questa iniziativa a tutto il mondo.

«Si, potrebbe essere, anche se al momento non c’è niente di sicuro. Però Mr.Watanabe, che ovviamente è il vicepresidente di Yamaha e non il pilota di motocross, quando mi ha salutato era molto soddisfatto…».

Appuntamento a sabato 25 febbraio dalle ore 16:00 per l'inagurazione, alla presenza delle M1 numero 46 e 25 di Valentino Rossi e Maverick Viñales.

  • bocciu, Genova (GE)

    Tutto bello, tutto eccitante, tutto nuovo, tutto allegro.... No, purtroppo no: se vogliamo parlare di realtà, devo dire(e l'ho vissuta 2 volte) che la visual identity, imposta da ogni casa, è una dannazione pecuniaria, morale ed energetica. Spesso i risicati guadagni del dealer, sono massacrati, non già da tassazione ed imposizioni legali, ma anche da questa nuova tendenza del millenio. Pecuniaria per l'impegno evidentissimo di denaro necessario a rivoltare come un calzino la ditta, morale perchè dopo anni di sforzi e gusti dettati dal tuo amore per l'attività, ti vedi demolire le tue scelte con maniere sbrigative quanto impositive, farcite da ricatti che ormai sono a cielo aperto, energetiche perchè devi dedicare al cambiamento imposto sia il personale preposto a rendere giornalmente, sia lo staff dei soci che, ovviamente, partecipano ad olio di gomiti. E tutto per uniformare, normalizzare, globalizzare senza concedere un pizzico di fantasia o inventiva ai conduttori. E' giusto? Impossibile da chiarire, perchè questo tipo di trasformazione indotta è nato all'inizio di un periodo assai critico, sul pianeta intero. Ritengo che senza visual identity si sarebbero fatti gli stessi numeri, consentendo a qualche titolare di sudare qualche camicia in meno delle solite sette. Ma questo non importa a chi è ai vertici, ove impera sempre più l'apparire invece dell'essere.
  • Paolo661511, Castel San Pietro Terme (BO)

    Bravi!

    Che dire, quando la passione incontra la professionalità...


    Per quanto invece riguarda la Cisa, da Parma a Bereto in condizioni vergognose (a dir poco) vedremo. Visto che non solo è da riasfaltare ma pure da rifare il fondo. Speriamo...
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