Intervista

Marco Pagani: "Al TT ci vuole anche tanta fortuna"

- Due chiacchiere con il pilota bresciano a mente fredda, a un mese dal termine del Tourist Trophy. Ecco le sensazioni qualche tempo dopo, i propositi, le speranze
Marco Pagani: Al TT ci vuole anche tanta fortuna

Marco, le tue sensazioni al rientro, cosa ti sei portato indietro da questo TT?
Da questo TT ho portato a casa sensazioni contrastanti. Una grande frustrazione per i tanti problemi avuti e le conseguenti prestazioni compromesse, e una grande soddisfazione a livello umano per aver saputo creare un bel gruppo di lavoro, che ha funzionato a dovere in entrambe le settimane di permanenza sull’Isola.
Il bilancio è sicuramente positivo, l’esperienza fatta è preziosissima anche se un pizzico sfortunata.

Che differenze ci sono, se ci sono, tra la categoria Superbike e Superstock?
Le categorie SBK e Stock al TT ricalcano quest’anno il regolamento del British Superbike, con l’unica eccezione che qui l’organizzatore può accettare a propria discrezione la partecipazione nelle gare SBK di moto, diciamo, “fuori regolamento”: è il caso quest’anno della Suter, della RC213V-S e della Norton.
La SBK ha una maggiore libertà di preparazione rispetto alla Stock per quanto riguarda il motore, la ciclistica, i freni ed i sistemi di cambio rapido della ruota posteriore.
Nel mio caso, le moto che avevo a disposizione quest’anno differivano nei cerchi, nella forcella e nei freni. Non avevo a disposizione le “slitte” per il cambio ruota veloce, purtroppo, avendo avuto un problema a quel componente prima della partenza. I motori erano invece completamente originali, ma nonostante questo uno di essi ha accusato un problema di fabbricazione.
La differenza che maggiormente caratterizza la guida delle due moto riguarda i pneumatici: slick per la SBK ed intagliati per la Stock. Personalmente preferisco il feeling con le gomme slick, che sono più rigide di carcassa rispetto alle seconde.

Cos'è cambiato quest'anno nell'interpretazione della gara, forte dell'esperienza dell'anno precedente?
Niente. Cerco sempre di fare tutto al meglio, prima durante e dopo la gara. Semplicemente mi ero augurato di avere meno sfiga dello scorso anno, invece è parso essere raddoppiata.
Lo scorso anno sono stato rallentato nella SBK per un problema ad un componente della trasmissione che ha ceduto. Sono stato costretto al ritiro nella Stock per un problema ai freni e ho dovuto rinunciare a ripartire nella Senior per la rottura dell’ingranaggio della terza marcia.
Quest’anno ho dovuto abbandonare la moto con cui mi sentivo più a mio agio (e con la quale avevo immediatamente raggiunto le 122 mph) al terzo giorno per un problema al motore.
Mi sono poi ritirato a malincuore dalla gara SBK mentre ero primo tra gli italiani, a causa della foratura del radiatore. Durante la gara Stock sono stato penalizzato dalla scelta (colpa mia) di una gomma non adatta alla temperatura molto calda di quel giorno, che ha fatto si che il pneumatico si surriscaldasse fino a perdere pezzi dalla parte centrale dando vita ad un grosso pattinamento anche nelle marce più alte, con conseguente peggioramento dei tempi e perdita di diverse posizioni.
Nella Senior, due pitstop “poco felici” e alcuni problemi non risolti alle sospensioni (trascinatisi durante le due settimane) hanno fatto si che la gara sia risultata incolore e con un netto peggioramento sulla media totale. Peccato per l’ultimo giro, molto buono sin dopo il Bungalow (personal best delle due settimane al rilevamento del Bungalow in 14:27), abortito poi per il regime di bandiere gialle dovute ai due incidenti, incontrati in successione, occorsi al Travelling Marshal partito in soccorso di Andy Soar, e dello stesso.
In linea generale mi sono sempre sentito molto bene con il tracciato, ho avvertito il feeling maggiore che si crea con esso anno dopo anno. Ho patito invece durante entrambe le settimane un problema di indurimento degli avambracci, giornalmente curato da quella fantastica realtà che è “Isla Schott Therapy (Rob Vine Foundation)”, segno che non ero molto a posto con la moto e che ci ho sempre lottato un po’ contro.

Quanti anni di presenza ci vogliono per puntare alla vittoria?
Domanda da un milione di sterline mannesi!
Infiniti! Oppure quattro? Cinque? Sei? Dipende dal talento di ogni pilota e dal modo in cui viene supportato. Qualcuno non vincerà mai, qualcuno, come Hickman per esempio, magari sarà pronto il prossimo anno alla sua quarta presenza.
Le storie recenti di Guy Martin, Micheal Dunlop, Steve Plater insegnano. Poi dipende dalle categorie e dalla fortuna...
Tutti i top rider ci mettono il massimo impegno, ma sull’Isola di Man per vincere serve che una lista molto lunga di fattori sia allineata nel senso positivo. E’ per questo che tutti passano da Fairy Bridge!
 


Quale parte del tracciato ti piace di più, e quale di meno?
Non ho una parte preferita, quest’anno mi sono sentito bene ovunque. Però dati alla mano, confrontando i miei intertempi nei vari settori con quelli di piloti con più esperienza ma di pari prestazione finale (a seconda dei giri), si notava il fatto che fino a Ramsey (prima metà del tracciato) perdevo circa 9-10 secondi, per poi andare a riprenderli con gli interessi lungo tutto il tratto di montagna.
Questo è anche un sintomo dei problemi di setup che mi sono portato appresso sulla moto durante le due settimane. Muovendosi molto pativo di più nei tratti sconnessi rispetto a quelli meno tormentati (di liscio al TT non c’è quasi nulla…).
Solamente durante l’ultimo giro della Senior ho fatto qualcosa di diverso, arrivando al rilevamento del Bungalow molto sotto i miei parziali sino a quel giro, ma questo è stato dovuto ad un ultimo giro fatto col coltello fra i denti, assottigliando il limite della sicurezza per un solo giro (cosa altamente sconsigliata da fare per una progressione intelligente e stabile). Volevo prendermi di forza una prestazione che mi desse soddisfazione. E c’ero quasi riuscito. Peccato, sarà per il prossimo anno.

Il prossimo anno. Cosa cambierai nell'organizzazione delle tue gare?
Vista l’esperienza accumulata in queste due partecipazioni, cercherò di incrementare il budget a disposizione, perché potendo investire di più diminuiscono le cose che possono andare male o che si possono rompere.
Inoltre dovrò fare una più attenta scelta di alcuni partner tecnici, perché non si ripetano i grandi ritardi e i grossi problemi avuti quest’anno, negativi ai fini della sicurezza, della prestazione e dell’organizzazione del lavoro anche prima di partire per una trasferta già complicata di suo come il TT. (Marco non si riferisce al suo main sponsor RMS, nda).
Quest’anno ho avuto al mio fianco persone valide, ma abbiamo dovuto fare una sorta di “turn-over dei meccanici” tra la prima e la seconda settimana. Per il prossimo TT mi piacerebbe avere le stesse persone dal primo all’ultimo giorno, ma non è semplice dal punto di vista economico e lavorativo.
Inoltre devo ritagliarmi più tempo per allenarmi fisicamente, e per fare più test così da percorrere più chilometri in pista prima del TT.

Quanto conta la fortuna in una gara impegnativa come il TT?
Conta tanto. Certo bisogna sempre dare il massimo sia a livello organizzativo che sopra la moto, e non lasciare mai nulla al caso, specialmente quando la propria vita è in balia anche del lavoro altrui: per esempio di chi ha montato le gomme, di chi ha cambiato le pastiglie dei freni, di chi ha montato un determinato componente, di chi lo ha prodotto in azienda etc etc. Al TT non si scherza, tutto deve essere perfetto e controllato a dovere, perché è vero che il pilota guida per arrivare al traguardo ed ha nelle proprie mani sia il comando del gas che la leva del freno, ma è anche vero che un guasto tecnico fa paura e non è tollerato. A maggior ragione al TT.
In questo, spesso la fortuna gioca un ruolo fondamentale, perché non tutto va sempre come dovrebbe.

Che margine di miglioramento prevedi nel tuo TT 2017?
Non ne ho idea. Magari vado più piano. In questi due anni ho raccolto meno di quello che credo di poter fare, sia a livello di tempo sul giro sia di risultati in gara, per una serie di motivi inutili ormai da elencare, nonostante abbia sempre dato il massimo. Dunque, visto che quest’anno c’è praticamente sempre stato il sole, il prossimo potrebbe piovere molto ed è inutile parlare di miglioramenti teorici. Magari, invece, per una volta filerà tutto liscio ed usciranno delle belle prestazioni. Io di certo se avrò la possibilità di essere ancora presente al TT darò il massimo, e cercherò nei mesi precedenti di fare scelte più intelligenti e accordi migliori.

Ti piacerebbe correre in un'altra categoria (sidecar, elettriche?)
Mi piacerebbe correre in tutte le categorie (tranne i sidecar), ma per ora è un sogno, perché ad oggi il budget non c’è. Credo che la Lightweight si sposi molto bene con il mio stile di guida.
Anche la Supersport mi attira molto, ma è abbastanza fuori discussione per via dei costi della categoria.
Le elettriche sono affascinanti, ma bisogna per forza guadagnarsi la sella di un team ed oggettivamente, date le poche
moto esistenti, i team puntano a ragion veduta su piloti di esperienza e non in crescita.
I sidecar invece sono uno spettacolo da vedere e da vivere, ma non fanno parte della mia cultura, io fino a lì non ci arrivo, non mi vedo né pilota né passeggero, io ho bisogno di essere da solo su un mezzo che si piega.
Non fa per me, ma ho immensa stima e rispetto per la crew dei sidecaristi.

  • mauromoto, Treppo Grande (UD)

    Perfetta analisi di tutta la situazione. Considerazioni molto ragionevoli a dimostrazione di una consapevolezza molto chiara limpida e serena.
    Ti auguro tutto il meglio per la prossima avventura.
  • piega996, roma (RM)

    Anche in MotoGP.
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