Rubrica letteraria

Libri per motociclisti: "Paolo Martin. Un motociclista con la matita"

- Oggi vi presentiamo un rarissimo libro di Moto-Design, di un'altrettanto unico Moto-Designer: Paolo Martin
Libri per motociclisti: Paolo Martin. Un motociclista con la matita

Il libro è curato da Giuliano Silli ed edito da Asi. Lo abbiamo visto nascere dalla prima pagina, prima della sua presentazione ufficiale, che avverrà all'imminente edizione di Eicma 2017.

 

“Che cosa è una moto?
Personalmente la definisco uno strumento, perché il motociclista appassionato la moto...la “suona”, la ama... entra nel tuo modo di muoverti, si guida con il corpo e non ci si sente come un pacco trasportato all’interno di una scatola.”

Paolo Martin
 

Disegnare una moto non può essere un atto frivolo, la sua forma è completa funzionalità, indispensabile, un fatto di vita o di morte, ma soprattutto di gioia. Il designer di moto deve essere per forza un motociclista.

 

Paolo Martin

E' tra i più famosi car-designer del mondo, alcuni miti della Pininfarina portano la sua firma: Ferrari Modulo e Berlinetta Speciale, Rolls Royce Camargue...beh, alla faccia della storiografia ufficiale, però, Paolo nell'animo è un motociclista nato:
 

“ il codice fiscale dice che io sono del '43 - Paolo valuta il tempo in ere personali e non in anni - ho diversi amici , dai 70 agli 80 anni, a cui la moto ha conservato giovinezza,voglia di vivere e senso di libertà, tanto che invecchia prima la loro patente”.


Attualmente guida una Yamaha 1000 GTS, meglio sui colli, quando c'è foschia e pioviggina in autunno.

Martin ha una dote unica: disegna con maestria, ma passa subito al modello reale, che realizza e sperimenta personalmente finchè non è perfetto. Questa capacità lo ha portato a realizzare svariate moto, biciclette sensazionali e anche mezzi a tre ruote. E' forse l'unico designer al mondo ad aver disegnato così tante motociclette, più di 36 delle quali sono entrate in produzione.


Ha avuto il difficilissimo compito - come ci racconta - di “tirare insieme” dei pezzi sparsi in giro per riuscire a creare delle "moto”, nonostante la drammatica situazione dell'industria motociclistica italiana negli anni '70. Con questi "pezzi", in Moto Guzzi disegna la V7 Special, la LeMans, la 850 California, la bicilindrica 250 TS a 2 tempi e tante altre.

Sempre nella delirante orbita DeTomaso disegna per Morini - sua la 3/2 - e Benelli, tra cui la “6 cilindri”. In Gilera disegna anche la Rx, poi l'Arizona, vari ciclomotori, e la bellissima RV125.
 


Ampio repertorio di studi per scooter, motorini componibili a mo' di bagalio a mano, avveniristici veicoli a tre ruote studiati per Piaggio. Notevoli le biciclette aerodinamiche ed i tandem da corsa, esposti anche in Russia ed interamente costruiti da Paolo.

 

Una Bmw pezzo unico, in un unico pezzo

Paolo collaborava, all'epoca, come indipendente in BMW, dopo la felicissima esperienza maturata al seguito di Michelotti per la Casa della doppia elica. Agli esordi del suo percorso a due ruote, Martin realizza su BMW R 90S (il prototipo esiste ancora) una carena unica che comprende serbatoio e sella. Il lavoro, anche questa volta auto-realizzato e funzionante, viene portato a Monaco alla celebre sede a torri di BMW, e presentato al chief design BMW Wilhelm Hofmeister come épreuve d'artiste.

 

Disegnare una moto negli anni '70: il caso Moto Guzzi


Lungi dal dire che telai, motori e carisma Guzzi fossero di second'ordine, negli anni '70 una forte dialettica cresceva tra bontà del progetto e qualità costruttiva specialmente rispetto alla concorrenza giapponese. La V7 era la conferma della validità del mitico marchio, scelta pure dalla polizia californiana (ricordate la celebre serie Chips, e i policemen Poncherello e Baker sulle V7?), ma succedeva che i fornitori nazionali vincolassero drasticamente i produttori, senza assecondarne invece le necessità di innovazione progettuale.

Un aneddoto ce lo testimonia

Due amici, uniti dalle fughe durante la guerra dopo il '43, collaudavano le Moto Guzzi di preserie, guidando come dei folli e sempre al limite (all'epoca si poteva) in giro per l'Italia. Erano Marcello Minerbi, celebre giornalista purtroppo da poco scomparso, e l'inseparabile amico Fausto Montini. Quest'ultimo ci racconta dettagliatamente dei comandi al manubrio che i fornitori rifilavano senza possibilità di scelta alla Guzzi. Così, mentre i giapponesi sfornavano strumentazioni e comandi che rivoluzionarono la qualità della motocicletta, sebbene l'estetica di certo non era tagliente la bella Guzzi montava più o meno i devio faro dei ciclomotori e strumentazioni generali che la facevano sembrare già vecchia.

Il nostro Fausto deve riconsegnare la moto in sede ma è già buio. Sta andando davvero forte con la V7 Sport preserie, che si comporta benissimo. Il pilota si accorge tardi dello svincolo in uscita ad Alessandria, è sui 200 km/h e stacca di colpo: con la nocca del pollice urta le ridicole levettine deviafari e si trova al buio, ormai in cuva. Le intercessioni del noto zio, forse il magnifico telaio Guzzi e il “manico” alla guida, fanno sì che Fausto torni a Mandello tutto intero, ma con molto da ridire...

 

Per chi è questo libro

Lasciando gli aneddoti e tornando al libro, anche in questo caso – come “Pensieri in tre Dimensioni - Martin's Car ” - è indirizzato direttamente ai creativi e ai giovani designer. Non si vuole raccontare tanto delle storie, quanto confidare ai colleghi cosa si è fatto di bello e perchè, in modo da creare un dialogo prolifico, costruttivo e trainante con i designer stessi.

Tutto è pronto per le stampe allora, ci vedremo all'Eicma!

 

di Alessandro Sammartini

  • Bikerider1, Milano (MI)

    Me li ricordo sì i Chips televisivi, tanto da rammentare che quelli viaggiavano in Kawasaki, non su Guzzi ;-)
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