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Le raffinerie cinesi hanno messo in pausa, almeno per ottobre, le vendite all'estero di prodotti petroliferi, con la sola eccezione delle destinazioni di Hong Kong e Macao. Secondo le indiscrezioni riportate da Reuters, la scelta nasce dalla volontà di Pechino di proteggere le riserve interne e arriva in attesa di nuove indicazioni dalle autorità. Non è una novità assoluta, già a marzo la Cina aveva frenato l'export di carburanti, quando il conflitto con l'Iran aveva interrotto l'arrivo di greggio dal Medio Oriente. A luglio le restrizioni erano state allentate, con una gestione delle spedizioni su base mensile, ma ora il freno torna a essere tirato.
Un segnale concreto arriva dalle compagnie: PetroChina ha annullato mercoledì alcuni carichi di benzina e carburante per aerei previsti per questo mese, mentre Zhejiang Petrochemical non ha programmato partenze durante la settimana di festività nazionale. Non è chiaro cosa accadrà dopo il 7 ottobre, quando la festa si concluderà: l'eventuale ripresa dell'export dipenderà probabilmente dal livello delle scorte interne e dalla produzione delle raffinerie.
Per capire il peso del gigante asiatico bastano i numeri di settembre: circa 1,4 milioni di tonnellate di diesel, 500mila di benzina e almeno 2 milioni di carburante per aerei, comprese le consegne a Hong Kong e Macao. Tra i principali acquirenti figurano Singapore, Malesia, Australia, Vietnam, Bangladesh e Filippine, quindi l'impatto più diretto sarà in Asia e Oceania. Per chi guida in Italia, però, il mercato dei carburanti è globale: meno prodotto disponibile può alimentare tensioni sui prezzi.