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Kawasaki non lavora soltanto a Corleo, il robot a quattro zampe da cavalcare. Nei laboratori del gruppo giapponese, che oltre a moto e attrezzature per il motorsport costruisce robot industriali dal 1969, un altro team sviluppa dal 2015 un umanoide bipede chiamato Kaleido, arrivato nel 2026 alla nona versione. Un percorso più lungo di quello di Asimo, il robot di Honda ritirato nel 2022, e che dopo il debutto pubblico all'iREX 2017 non si è mai fermato. Kaleido è stato progettato per essere robusto e resistere alle cadute, il rischio più grave per qualsiasi macchina che cammina su due gambe.
Secondo Nikkei Asia, l'obiettivo è presentarlo alle aziende nel 2030 con una piattaforma di intelligenza artificiale fisica firmata Noetra, che Kawasaki affiancherà alla collaborazione con NVIDIA per ottenere movimenti più complessi e precisi. Il primo impiego sarà più modesto di quanto il termine "autonomo" lasci pensare: pattugliare fabbriche e magazzini e trasportare componenti, un lavoro simile a quello di una guardia robotica. Per il momento Kaleido resterà telecomandato, con operatori umani pronti a intervenire quando serve. Le prime trattative sarebbero già aperte con costruttori di auto e di semiconduttori, mentre compiti più complessi come l'assemblaggio dei prodotti arriveranno in una fase successiva. Serviranno prima un modello di intelligenza artificiale multimodale, atteso per l'anno fiscale 2028, e un sistema capace di comprendere le proprietà fisiche degli oggetti entro il 2030.
La stessa Kawasaki invita alla calma: i robot umanoidi non saranno improvvisamente in grado di fare tutto da soli, e la loro diffusione nella società sarà graduale. La tabella di marcia indica il 2030 per il lavoro indipendente e di supporto in fabbrica, il decennio successivo per il funzionamento autonomo in ambienti non strutturati e il 2050 per sistemi in grado di adattarsi a qualsiasi contesto e compito. Il traguardo finale resta l'intervento in caso di calamità naturali, lo stesso scenario immaginato per Corleo: non è escluso, insomma, che un giorno cavallo e umanoide possano lavorare fianco a fianco.