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La pazienza in Valle Staffora è finita. Quella che per decenni è stata un'oasi di pace, meta ideale per escursionisti, famiglie e amanti della natura, si sta trasformando troppo spesso - secondo i residenti - in un circuito a cielo aperto per Suv, quad e moto da enduro. Un turismo a motore non autorizzato che ha scatenato le ire di chi l'Appennino lo vive e lo custodisce tutto l'anno, portando a una reazione ferma da parte delle autorità.
"Rovinano i nostri boschi" Il grido d'allarme si alza ormai da tempo perché i mezzi fuoristrada, inoltrandosi su vecchie mulattiere, pascoli e sentieri pedonali, stanno causando danni incalcolabili al delicato ecosistema della vallata. Le ruote tassellate e il peso dei Suv scavano profondi solchi nel terreno innescando fenomeni di erosione, rovinano il sottobosco, distruggono la flora e spaventano la fauna selvatica.
A questo si unisce un importante fattore di sicurezza: camminatori, escursionisti e ciclisti si trovano costantemente a dover cedere il passo a carovane rumorose e inquinanti. «I nostri boschi non sono piste da corsa», è il ritornello esasperato dei residenti e dei comitati locali. «Siamo stanchi di vedere turisti del fine settimana che scambiano la natura per un parco divertimenti personale, incuranti dei danni che lasciano dietro di sé».
Di fronte al moltiplicarsi delle segnalazioni, nelle ultime settimane i Carabinieri Forestali hanno intensificato i controlli, istituendo veri e propri posti di blocco e pattugliamenti mirati (anche con l'ausilio di droni) nei punti di accesso più sensibili delle viabilità agro-silvo-pastorali, dove il transito a motore è severamente regolamentato e spesso vietato dalle normative regionali.
L'esito dell'operazione è stato implacabile: decine di conducenti, molti dei quali provenienti dalle province limitrofe e dall'hinterland milanese, sono stati fermati e multati. Una vera e propria raffica di sanzioni che, oltre a colpire il portafoglio dei trasgressori, vuole fungere da forte deterrente in vista della stagione estiva.
La crociata contro l'invasione dei motori, precisano dal territorio, non è una chiusura ai visitatori. Al contrario, la Valle Staffora e l'intero Oltrepò Pavese hanno bisogno di turismo per rilanciare le economie locali, sostenere i piccoli borghi e valorizzare le eccellenze enogastronomiche.
La condizione, però, è che si tratti di un turismo "lento" e rispettoso delle regole. I boschi dell'Appennino offrono decine di chilometri di percorsi meravigliosi da esplorare a piedi, in mountain bike o a cavallo. Le operazioni dei Carabinieri Forestali proseguiranno anche nei prossimi fine settimana e l'obiettivo è chiaro, ripristinare la legalità e proteggere un patrimonio naturale che appartiene a tutti, tenendo i motori ben lontani dai sentieri.