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Dieci grandi Kawasaki da corsa. Fino all'ultima Superbike vincente

- Manca pochissimo al via della nuova stagione SBK. Nell’ultimo campionato il quarto titolo consecutivo di Rea, e della ZX-10RR, ha ribadito la tradizione sportiva di Kawasaki nella velocità. Ecco dieci moto Kawasaki da corsa che hanno lasciato il segno, nei GP e non solo
Dieci grandi Kawasaki da corsa. Fino all'ultima Superbike vincente

Il quarto titolo iridato consecutivo di Jonathan Rea conquistato nel 2018 ha esaltato il valore della sua Kawasaki ZX-10RR, moto che ormai da anni è in vetta al massimo campionato delle derivate.

Le Kawasaki vincono nella velocità da quasi mezzo secolo, anche se alla fine degli anni Sessanta ancora non erano colorate di verde. In realtà gli esordi non sono stati facili per la Casa giapponese, che nelle corse ha storicamente investito risorse inferiori rispetto a Honda, Yamaha e anche Suzuki.
Ma le idee ad Akashi non sono mai mancate: originalità e passione sono diventate patrimonio comune dei modelli di produzione -spesso di grande personalità - e delle moto da corsa, quasi sempre bellissime.

Ecco le dieci Kawasaki che hanno fatto la storia delle gare mondiali sull’asfalto. Quasi tutte vincenti.

 

KA-1 125 GP, 1969

La KA-1 125 GP di Dave Simmonds è stata campione del mondo 1969 con otto vittorie (su undici gare).
La prima Kawasaki non è verde: bicilindrica a disco rotante, raffreddata a liquido, esordisce nei GP nel 1965 in Giappone rivelandosi però molto fragile.
Simmonds, pilota e tecnico validissimo, viene allora ingaggiato nel ’67, ma i risultati restano scarsi, idem nel ’68, per rotture continue. Allora Kawasaki si ritira e lascia la 125 all’inglese, che clamorosamente vince il titolo mondiale e poi porta in gara la 125 fino al ’72 (con un solo podio).
Simmonds morirà a Rungis proprio in quel 1972, paradossalmente tentando di spegnere il rogo della roulotte di Jack Findlay.

H1R 500, 1970

E' la prima "mezzo litro" GP di Kawasaki. L’esordio della H1R 500 avviene nel 1970 con Ginger Molloy alla 200 Miglia di Daytona, e nel mondiale con vari piloti.

Solo cinquanta esemplari costruiti, nel 1970 e 1971. Motore derivato da quello di serie, tre cilindri a due tempi, in un periodo in cui la tecnologia dominante era quella del "quattro tempi": è la 500 che apre un’epoca che durerà trent’anni. Ha potenza di 75 cv  a 9.000 giri. Il telaio poco rigido dava problemi di stabilità (corretti senza successo con la H1RA del ‘71), 134 kg il peso a secco.

I risultati furono magri, a parte la vittoria in GP (seconda 2T dopo la Jada Suzuki privata) ottenuta da Dave Simmonds in Spagna 1971 (con telaio dello specialista inglese Sprayson). In gara fino al 1975, con una vittoria di Grant al TT (con raffreddamento modificato, a liquido).

H2R 750, 1972

H2R: ovvero la 750 a due tempi e tre cilindri.
Per allinearsi nelle spettacolari 200 Miglia e nelle gare della nuova Formula 750, Kawasaki utilizzò fino al 1974 il motore  a tre cilindri derivato dalla serie e raffreddato ad aria. Il primo modello, chiamato H2R, fu poi sostituito nel ’75 dalla bellissima KR 750 raffreddata a liquido (105 cavalli a 9.500 giri), che corse fino al 1979. Il nuovo motore risultò tuttavia fragile e meno potente della concorrenza, specie nel confronto con la mattatrice Yamaha. La H2R è andata a podio solo con Villa nella 200 Miglia di Imola 1973, cogliendo in seguito quattro vittorie in cinque stagioni: col canadese Yvon “Superfrog” DuHamel nel 1975, in Olanda e con lo statunitense Gary Nixon nel 1976 (secondo nel campionato mondiale 750 con altri due podi); poi con altri due successi dell’australiano Gregg Hansford.
La 750 non ha mai vinto alla 200 Miglia di Daytona.

1000 Endurance, 1974

La 1000 Endurance permise alla affiatatissima coppia George Godier (francese) e Alain Genoud (svizzero) di diventare campioni europei nel 1974 e 1975.  Il primo anno con un telaio dello specialista svizzero Fritz Egli, il secondo con quello riprogettato da una scuola meccanica francese e la sospensione posteriore ispirata alla F1. La Kawasaki 900 a quattro cilindri e quattro tempi modificata e guidata dalla celebre coppia vince due volte il campionato Endurance (e due volte il Bol d’Or a Le Mans), allora Europeo FIM.

Il mondiale nascerà solo nell’80, concludendosi con la vittoria della Honda Japauto di Marc Fontan ed Hervé Moineau: ma i due anni successivi saranno Raimond Roche e Jean Lafond a trionfare con la Kawasaki 1000 preparata dagli stessi Godier e Genoud. Numerosi saranno in seguito i campioni su Kawasaki, da Fogarty a Vieira, Morrison, Morillas. Il motore a quattro cilindri bialbero di serie (best seller del mercato nel periodo) è evoluto con pezzi ufficiali.
Ad organizzare impeccabilmente il team sulle 24 Ore è Serge Rosset.

 

KR250 e KR350, 1975

Le KR 250/350 furono dominatrici assolute nel motomondiale dal ’78 all’82: otto titoli e 72 GP!
Il progetto è del 1974, con il motore 250 bicilindrico in tandem, due tempi, disco rotante, raffreddamento a liquido, manovelle a 180°.

La KR250 esordisce nel 1975 alla 100 Miglia Daytona con Yvon DuHamel e Ron Pierce, poi nel mondiale dal GP d’Olanda.
Arrivano i primi punti, ma grossi sono i problemi: raffreddamento, vibrazioni e scarse prestazioni. Allora arriva un anno di stop, il 1976, per correggere ed evolvere.

Kawasaki rientra l’anno successivo con la nuova sospensione posteriore Uni-Trak e piloti Barry Ditchburn e Akyhiko Kiyohara: subito due podi, poi arriva l'inglese Mick Grant, che vince due GP.
Dal ’78 la svolta: arriva anche la 350, Kork Ballington e Gregg Hansford sono i piloti ufficiali, Toni Mang e Jean Françoise Baldé i semi-ufficiali. Arriva subito la doppietta mondiale di Ballington, poi il bis del 1979, e infine i quattro titoli perentori di Toni Mang.

KR 500 GP, 1980

La KR 500, quattro cilindri da GP, debutta al Nazioni di Misano Adriatico nel 1980 con Kork Ballington (ritirato).
Il motore è un quattro cilindri a due tempi in quadrato (ispirato all’RG Suzuki) a disco rotante, ottenuto con l’accoppiamento di due bicilindrici KR 250: potenza 110 cavalli a 11.400 giri, peso 133 chili a secco.

Il telaio particolare monoscocca d’alluminio è ispirato a quello della monocilindrica spagnola Ossa 250, ma si rivela troppo rigido. Dall’81 telaio più leggero (ancora monoscocca), basamento motore in magnesio, forcella con anti dive; due i podi con Ballington, e due i giri veloci.
E’ una delle poche Kawasaki che non riesce a vincere. Ultimo anno il 1982, con motore invariato, telaio alleggerito e sospensioni Showa (invece che Kayaba), poi l’abbandono definitivo.

ZXR 750 SBK, 1993

La ZXR 750 è campione del mondo SBK nel 1993 con Scott Russell.
Kawasaki è presente nel campionato delle derivate fin dal primo anno, 1988, vincendo qualche gara. Poi, nel ’93, l’apoteosi con l’americano Scott Russell, che vince cinque manche e inoltre, in coppia con il neozelandese Aaron Slight, trionfa anche nella 8 Ore di Suzuka.

La stagione successiva le vittorie parziali sono ben nove, ma il titolo va a Carl Fogarty (Ducati). Va detto che il motore a quattro cilindri di serie della ZXR 750, alimentato da quattro carburatori Keihin da 38 mm, vantava già la bellezza di 120 cv e 76 Nm a 10.000 giri, che garantivano una velocità massima di circa 260 orari. E che anche la ciclistica era decisamente sofisticata, col telaio a doppio trave scatolato d'alluminio e sospensione posteriore Uni-Trak.

ZX-RR MotoGP, 2003

E’ la moto del ritorno ufficiale alle competizioni del motomondiale dopo vent’anni, in occasione della seconda stagione della MotoGP: è il 2003, con piloti Garry McCoy ed Andrew Pitt.

La verdona è raramente protagonista: primo podio in Giappone, 2004 (Nakano terzo), poi qualche secondo posto con Oliver Jacques dietro a Rossi, in Cina nel 2005, Nakano ad Assen e De Puniet in Giappone nel 2006. Prima con motore 990 cc, quattro cilindri in linea come Yamaha, e con il richiamo pneumatico delle 16 valvole, dal 2007 ridotto a 798 cc come da regolamento tecnico.
Il telaio è a doppio trave d’alluminio. A fine 2008 il ritiro, anche se il team Hayate ha continuato con Marco Melandri, secondo nel GP di Francia.

ZX-6R WSS, 2012

E' la SS 600 dei titoli Supersport di Sofuoğlu.
Dopo il primo titolo mondiale 2001 di Andrew Pitt (pur senza vittorie parziali) con la ZX-6R, dal 2012 inizia il vero dominio Kawasaki nella categoria 600 con il turco Kenan Sofuoğlu (già titolato con la Honda): arrivano tre titoli iridati piloti e altrettanti titoli costruttori in cinque anni, con la ZX-6R strettamente derivata dal modello di serie.

ZX-10RR SBK, 2018

Con questa moto, costantemente evoluta ma fedele alla sua impostazione, Jonathan Rea ha ottenuto nel 2018 il suo quarto titolo consecutivo e si presenta al via della stagione 2019 ancora come il pilota – e naturalmente la moto – da battere.
Rea è il primo pilota ad aver vinto quattro titoli di fila in SBK, dopo il titolo di Tom Sykes acquisito nel 2013, sempre in sella alla la ZX-10R

Il motore  a quattro cilindri in linea (76x56 mm le misure caratteristiche) eroga oltre 230 cavalli, per una velocità massima di oltre 330 orari. Il telaio d’alluminio ha struttura bitrave, forcella e mono sono Showa, le ruote sono Marchesini e i freni Brembo. Il peso è di 170 kg a secco, e la gestione elettronica del motore sfrutta una evoluta piattaforma inerziale.

  • Silverkap, Gavorrano (GR)

    Sono l'unico che stravede per la ZXR 750???
  • Giulio211R, Bassano del Grappa (VI)

    Alcune son veramente splendide.. Ma la mia esperienza sulle stradali mi ha portato alla conclusione che uno abituato ad una Kawasaki sarebbe in grado di far svoltare anche il cancello marrone della nonna.
    Io abituato a più agilità della mia r1 provando un zx10r arrivo al tornante pensando di svoltare come al solito.. E cioè facendo nulla di che.. Pensando alla linea.
    E invece mi ritrovo a pensare "perché non svolta sta ca**o di moto!? Come si guida sta roba!?)

    Battute a parte, grandi moto!!
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