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Negli ultimi giorni una serie di post controversi sui social media ha attaccato duramente Harley-Davidson, esaltando al contempo la sua principale rivale, Indian Motorcycle. Il tutto è culminato con un post sull'account social aziendale di Indian che imita gli spot politici contro Harley, elencando una serie di motivi per cui i consumatori dovrebbero abbandonare il marchio storico.
Harley era presa di mira soprattutto per la produzione all'estero. Inoltre le polemiche su una deriva "woke" di Harley-Davidson sono esplose a partire dall'estate del 2024, quando l'azienda è stata bersaglio di un'accesa campagna di boicottaggio guidata dall'influencer conservatore americano Robby Starbuck.
L'azienda di Milwaukee è stata criticata per aver adottato presunte politiche "DEI" (Diversity, Equity, and Inclusion) e iniziative LGBTQ+, tra cui eventi aziendali orientati all'imprenditoria inclusiva e spazi ricreativi con drag queen. A seguito delle pressioni e di un calo nelle vendite, nell'agosto del 2024 Harley-Davidson ha ceduto alle richieste degli attivisti, annunciando la cancellazione dei programmi di diversità aziendale, l'interruzione della partecipazione a sponsorizzazioni e fiere LGBTQ+, e lo stop alla formazione obbligatoria per i dipendenti. Il brand ha affrontato un periodo di forte calo delle vendite e polemiche tra i fan tradizionali, a cui si sono sommate le critiche per l'eccessiva digitalizzazione dei nuovi modelli
L'affermazione secondo cui Indian Motorcycle avrebbe orchestrato le recenti critiche a Harley-Davidson è falsa. Non abbiamo creato la storia, né scelto le voci, né diretto le persone che hanno riportato queste problematiche all'attenzione del pubblico. Sean Strickland parla a nome di Sean Strickland. Robby Starbuck parla a nome di Robby Starbuck.
Non ci siamo sottratti a una discussione che i motociclisti stavano già portando avanti. Harley-Davidson ha preso le proprie decisioni pubblicamente. I motociclisti hanno tutto il diritto di metterle in discussione. Non è stata Indian a stabilire il record di Harley-Davidson. È stata Harley-Davidson.
Sappiamo che alcuni vorrebbero che questo settore rimanesse in silenzio e si parlasse solo di moto. Lo rispettiamo. Ma le motociclette americane non sono mai state solo una questione di specifiche tecniche. Rappresentano identità, lealtà, cultura, libertà e fiducia.
Harley-Davidson ha compreso l'importanza della concorrenza quando ha lanciato il suo programma "Indian Conquest", rivolto ai possessori di moto Indian, proprio il primo giorno del cambio di proprietà e il primo giorno di Mike Kennedy come CEO. Quella fu considerata una semplice operazione commerciale. Ora che Indian sta rispondendo alla concorrenza, non dovrebbe essere improvvisamente vista come un danno per il motociclismo.
Una Indian più potente è un vantaggio per motociclisti, concessionari, costruttori, meccanici, piloti e per il futuro del motociclismo americano.
Rispettiamo la storia di Harley-Davidson. Rispettiamo i motociclisti Harley. Ma il rispetto non è sinonimo di resa.
Entrambe le aziende avevano programmi DEI che poi hanno accantonato e anche Indian ha delocalizzato la produzione in Polonia e Vietnam. Il passato di Harley è sorprendentemente simile a quello di Indian sotto questi aspetti.
In pratica Indian ha preso le distanze dalla campagna contro Harley sui social, ma non l'ha affatto rinnegata. I due colossi americani sono arrivati, dopo decenni di lotta sul mercato, allo scontro diretto.
E tu da che parte stai?