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Quello della V4SR-RR, un progetto che promette scintille e che oggi si svela con una precisione sorprendente grazie a una serie di brevetti depositati dal costruttore. Non parliamo più soltanto dei video rubati sui social o dei test di sviluppo in pista affidati a piloti del calibro di David Alonso: adesso possiamo finalmente guardare dentro le viscere di quel quattro cilindri battezzato «V.04», capace di erogare oltre 207 cavalli.
A colpire fin da subito sono le misure caratteristiche: 997 centimetri cubi di cilindrata, architettura a V di 90 gradi e quote geometriche con alesaggio da 81 millimetri e corsa da 48,4. Sono le stesse identiche misure che hanno fatto scuola nella MotoGP dell'era mille e che ritroviamo su riferimenti assoluti come la Ducati Panigale V4 R. E proprio come la supersportiva bolognese, anche la creatura di CFMoto impiega il motore come elemento strutturale stressato, collegato a un telaio anteriore corto in lega fusa, con il flusso d'aria fresca che attraversa direttamente il cannotto di sterzo per alimentare l'airbox con la massima pressione dinamica alle alte andature.
Scendendo nei particolari meccanici, l'ispirazione alle migliori soluzioni europee è evidente, ma reinterpretata con una perizia ingegneristica di prim'ordine. La distribuzione sfrutta un sistema ibrido a catena e ingranaggi centrali — una soluzione compatta che richiama da vicino il layout dell'Aprilia RSV4 per ridurre gli ingombri laterali —, con valvole richiamate da moderni bilancieri a dito e corpi farfallati imbullonati senza raccordi intermedi direttamente sulle testate. A orchestrare il respiro del propulsore provvede poi un sistema di cornetti di aspirazione a geometria variabile comandati da un attuatore elettrico, capaci di modificare la colonna d'aria nei condotti per regalare un'erogazione piena ai medi regimi e il massimo allungo vicino al limitatore.
La vera sorpresa, però, è nascosta tra le pieghe dei documenti tecnici: il brevetto contempla in modo esplicito una configurazione sovralimentata. Descrivendo le luci di scarico, gli ingegneri specificano che i gas combusti possono confluire in un impianto tradizionale per la versione aspirata oppure venire incanalati direttamente verso una turbina posizionata a ridosso della testata.
Viene spontaneo chiedersi se CFMoto stia seriamente progettando una belva turbocompressa per sfidare l'aura leggendaria di mostri sacri come la Kawasaki Ninja H2. Gestire le temperature infernali e la brutalità di un turbocompressore su una ciclistica da corsa è una sfida ingegneristica estrema, e non è raro che le case blindino soluzioni brevettuali solo per tutelare la proprietà intellettuale o per future applicazioni speciali. Eppure, il messaggio che arriva è inequivocabile: i tempi in cui il marchio si limitava a inseguire sono ormai alle spalle. Adesso la volontà è quella di osare, sperimentare e riscrivere le regole del gioco.