Auto e trasporti pubblici troppo cari per un milione di famiglie italiane

Auto e trasporti pubblici troppo cari per un milione di famiglie italiane
Una ricerca del Transport Poverty Lab identifica le aree di criticità e propone alcune soluzioni per evitare il fenomeno della povertà dei trasporti. Troppi non possono permettersi l’auto e sette milioni di italiani hanno trasporti pubblici insufficienti
2 aprile 2026

C’è una fragilità sociale che è diffusa e viene trascurata? Pare proprio di sì: per molte persone esiste una carenza di servizi di mobilità e trasporto che ora viene misurata da una ricerca. Non è soltanto una questione di spostamenti, ma un tema che coinvolge l’accesso al lavoro, ai servizi e alle opportunità. Leggiamo sul Corriere Motori, a firma di Andrea Poletti, che oltre sette milioni di italiani vivono nella condizione di povertà dei trasporti, non riescono a sostenere i costi della mobilità oppure non hanno alternative adeguate.

Il trasporto pubblico al Nord e al Sud

A dirlo è il primo Green Paper sul tema, presentato a Milano dal Transport Poverty Lab della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, una realtà impegnata nella promozione di temi come la neutralità climatica e la transizione energetica, l’economia circolare e rigenerativa, le green city e la mobilità sostenibile. Con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del MIT, la ricerca ha individuato circa 1,2 milioni di famiglie che combinano rischio povertà e spese elevate per la mobilità; mentre 7,3 milioni di cittadini vivono in aree con trasporto pubblico insufficiente, effetto di un netto divario territoriale tra Nord e Sud. Milano è vicina a 16.000 posti/km per abitante, la media nazionale è di 4.623 e in alcune zone del Sud si scende sotto i 200, con regioni come la Calabria che contano il 10% di famiglie vulnerabili.

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Le diverse fragilità

Il rapporto è stato stilato incrociando reddito e accesso ai servizi di mobilità. Sono state individuate diverse tipologie: la prima, considerata vulnerabilità assoluta, è dove ad un basso reddito si associa l’assenza di alternative di trasporto. Poi c’è la vulnerabilità territoriale dove, pur in presenza di risorse economiche adeguate, gli utenti hanno a che fare con servizi insufficienti e sono costretti all’uso dell’auto privata. All’estremo opposto si trova la vulnerabilità personale: quella delle barriere economiche, fisiche o sociali che impediscono di accedere a un’offerta efficiente. A queste si può inoltre aggiungere una vulnerabilità “indotta”, ovvero legata alle politiche climatiche europee, ideate per promuovere la mobilità sostenibile ma che hanno un forte impatto economico su cittadini e piccole imprese. Per contrastarla, scrive Poletti, il Fondo Sociale per il Clima dell’Unione Europea ha mobilizzato circa 85 miliardi di euro, di cui 9 destinati all’Italia, da utilizzare nel periodo 2026-2032.

Il decalogo europeo

I numeri di questo fenomeno di “povertà dei trasporti” non sono incoraggianti a livello europeo: oltre 25 milioni di persone non possono acquistare un’auto e più di 10 milioni non accedono al trasporto pubblico. Quasi 90 milioni non dispongono di un servizio che si possa considerare adeguato alle esigenze di mobilità.

Il quadro normativo europeo vuole facilitare l’accesso a veicoli a basse emissioni e parallelamente sviluppare mobilità condivisa e sostenibile. Tra le iniziative più rilevanti immaginate e raccomandate per i prossimi anni, ecco schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici e le distanze tra casa e luogo di lavoro. Anche le microimprese potrebbero essere oggetto di sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni, ma altrettanto importanti sarebbero bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, lo sviluppo della micromobilità (soprattutto biciclette) favorendo la creazione di infrastrutture ciclabili sicure che colleghino aree a basso reddito con destinazioni chiave. E ancora la mobilità pubblica sostenibile su richiesta, la mobilità condivisa e le opzioni di mobilità attiva.

Molte di queste raccomandazioni si sono già tradotte in politiche concrete in vari Paesi europei, in un sistema che punta a tenere insieme equità sociale e transizione ecologica, come sottolineato a livello istituzionale, mentre gli operatori del trasporto pubblico spongono la centralità dell’accessibilità a tram, autobus e metropolitane come diritto. La povertà dei trasporti non riguarda soltanto i più deboli, ma incide sui diritti, sullo sviluppo economico e sulla coesione. Il rischio è che la transizione verso modelli sostenibili lasci indietro proprio chi avrebbe più bisogno di essere aiutato.