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Quando diventi un pilota di MotoGP, rimani un pilota MotoGP per tutta la vita. La velocità di pensiero, lo sguardo sempre proiettato lontano, l’istinto per il sorpasso e la capacità di infilarsi negli spazi più improbabili restano lì, quasi come un riflesso automatico.
E quello che in circuito può sembrare normale, fuori dal contesto giusto diventa semplicemente pericoloso. È esattamente quello che è successo ad Aleix Espargaró, protagonista di un episodio che sta facendo parecchio discutere.
Durante un allenamento in bici da corsa, il pilota spagnolo è stato ripreso mentre effettua un sorpasso decisamente spettacolare. In una curva su strada pubblica, Espargaró supera due auto all’esterno, mantenendo una traiettoria pulita e precisa.
Tecnicamente parlando, il gesto è quasi perfetto. La linea è millimetrica, la velocità calcolata, il tempismo impeccabile. Un sorpasso che, se lo vedessimo in pista, definiremmo probabilmente chirurgico. Ma qui non siamo in MotoGP. Il problema è il contesto.
Il punto non è tanto la capacità tecnica – quella di certo non manca – ma il luogo in cui è avvenuta l’azione. Parliamo di una strada aperta al traffico, con auto in movimento e tutte le incognite che la circolazione reale comporta.
In una situazione del genere basta un attimo perché qualcosa vada storto: una macchina che si sposta, un errore di valutazione, un ostacolo imprevisto. Il sorpasso può anche essere stato perfetto dal punto di vista della guida, ma resta un gesto che mette a rischio non solo chi lo compie, ma anche gli altri utenti della strada.
Non è che qui si voglia fare sempre la morale. Chi segue le moto sa bene quanto certi gesti spettacolari facciano parte del DNA dei piloti. Ma questa volta è difficile trovare attenuanti. Anche perché l’episodio ha fatto abbastanza rumore da spingere il team per cui corre a prendere le distanze dalla vicenda. Un segnale chiaro: certe cose, soprattutto quando finiscono online, non possono essere ignorate.
Viene quasi da scherzare dicendo che forse si trattava di fare il tempo su un segmento di Strava. Battute a parte, il punto resta sempre lo stesso: quando si esce su strada, serve la testa. Anche – e forse soprattutto – se si è un pilota professionista abituato a correre a 350 km/h. Perché il talento può essere straordinario, ma la strada resta un posto dove gli errori si pagano molto più cari che in pista.