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Assen, Giugno 2026. Aspettando il Gran Premio d'Olanda, impazienti. MM é "rosso", Bezzecchi è leader chiacchierato, anche e forse troppo, le 850GP scendono in pista e accendono le scommesse per il 2027, il Mondiale 2026 è sostanzialmente riaperto. Ma c'è dell'alfro, che sollecita impazienza. C'è la terza data H-D Bagger World Cup. Ed ecco, è Jeffrey Schuessler, il Direttore dei Programmi Racing Harley-Davidson. È uno dei personaggi chiave dell’ingresso di Harley-Davidson e della Bagger World Cup nel Mondiale MotoGP. Che non è un’operazione isolata o fine a sé stessa bensì parte di un progetto più ampio e strutturato, che risale all’inizio della decade e che, bisognerebbe sottolinearlo, “galleggia” sulle dinamiche della Fabbrica in un momento complicato, rappresentando così, anche un po’ coraggiosamente, quel che è stato e quel che vuole e “deve” essere H-D.
Cos’è la H-D Bagger World Cup adesso, dopo il Mugello, lo sappiamo bene. È una serie monomarca, incentrata sulla declinazione corsa e senza compromessi della Road Glide, e sulla partecipazione allo spettacolo globale della MotoGP. Team e Piloti vengono dai quattro continenti, paddock e Villaggio H-D si integrano in uno scenario specifico nel contesto del Gran Premio, e le Moto sono sviluppate e allestite da Harley-Davidson Factory Racing partendo dalle geometrie originali dei telai e dai motori Milwaukee-Eight V-Twin 131R, di cui non si toccano i carter. Le Road Glide Racing Specs sulla griglia di partenza sono in grado di sviluppare oltre 200 cavalli di potenza e 220Nm di coppia massima. Vuol dire una velocità massima che supera i 300 km/h!
Attorno alla Serie s’è fatto un bel po’ di “rumore”, e il termine si presta magnificamente ad essere contemporaneamente sensazione e metafora. Perché l’esordio al COTA è stato la lievitazione del successo della primordiale “King of the Baggers”, perché Andrea Iannone è entrato come una palla di fuoco sulla scena, sul primo gradino del podio e nell’immaginario degli appassionati, e perché c’è effettivamente quel “rumore” che è un dato sensoriale preciso, un’identità non confondibile. Da quel “rumore”, misurabile in frequenze e decibel ma traducibile in emozioni, parte l’idea di scavare nella storia del progetto “interrogando” uno degli artefici. Jeffrey Schuessler, appunto.
Jeff buongiorno. Qual è il messaggio che Harley-Davidson ha voluto trasmettere con questa Serie così “rumorosa”, intensa, complicata e, credo, anche molto dispendiosa?
Jeff Schuessler. “Cercherò di riassumerlo. Quello che il marchio cerca di comunicare è che abbiamo una storia di oltre 120 anni, dedita anche alle corse, alle prestazioni. Crediamo che corse e prestazioni facciano parte del nostro patrimonio, della nostra storia, del valore che offriamo ai consumatori. E crediamo che attraverso le corse possiamo aiutare a far crescere l'attività commerciale di questa azienda nei riflessi di ricerca e sviluppo, tecnologia. Nuovi prodotti, prodotti migliori per i nostri clienti, nuovo pubblico attraverso i nostri programmi. Questo è ciò che stiamo cercando di fare: parlare della nostra storia e del nostro patrimonio, sviluppare nuovi prodotti per i nostri clienti e raggiungere nuovi mercati globali in tutto il mondo. Gareggiare sulla scena mondiale o in una serie internazionale ci permette di farlo. Quindi la risposta è: ok, le corse aiutano a sviluppare tecnologie da trasferire sulle moto di serie. Crediamo che le corse siano un banco di prova e una delle migliori opportunità di ricerca e sviluppo che un OEM possa avere. Vi faccio alcuni esempi. Quando Jason [Kehls, Direttore Tecnico] ha riportato H-D nelle corse ufficiali, circa sei anni fa, utilizzavamo sospensioni di serie. Poi abbiamo contattato Öhlins, abbiamo lavorato con loro per sviluppare un nuovo setup di sospensioni per una moto da corsa [la bagger come base], cosa che non era mai stata fatta prima, per andare in pista e migliorare le nostre prestazioni. Questo poi si è tradotto in un ammortizzatore posteriore ufficiale Harley Davidson Screamin’ Eagle Öhlins, che è ora l'ammortizzatore Öhlins aftermarket più venduto al mondo. Abbiamo esempi simili, come lo sviluppo degli impianti frenanti Brembo e le nuove tecnologie che abbiamo portato dalle corse e che sono state trasferite ai nostri prodotti di serie. Akrapovič è un altro esempio perfetto. Li abbiamo coinvolti due anni fa. Ci hanno aiutato a sviluppare un incredibile scarico da corsa in titanio per le nostre moto da corsa. L'anno scorso, quando abbiamo lanciato la CVO RR, una moto da corsa di produzione, aveva un sistema di scarico in titanio. E gli esempi potrebbero continuare. Questo è uno dei principali obiettivi e la priorità di programmi come questo, che si tratti di corse Bagger o corse Hooligan, o qualsiasi altra categoria in cui Harley sta gareggiando.”
Potete sfruttare questo livello di prestazioni e la competizione per migliorare il prodotto. Ma se è così, penso, allora avete bisogno dell'aiuto del marchio Screamin’ Eagle. Siamo abituati a vedere Harley Davidson fare piccoli passi alla volta, essere attualizzata e allo stesso tempo fortemente legata alla sua tradizione. Voglio dire, Harley Davidson è sempre qualcosa di simile alla moto che abbiamo sempre conosciuto. Con questo tipo di miglioramenti decisi, rischiamo di vedere una moto diversa. Quindi forse avete bisogno dell'aiuto del marchio Screamin’ Eagle per questo.
JS. “È una domanda molto interessante. Harley Davidson, storicamente, ha fatto un lavoro incredibile nel produrre parti, accessori e nuovi prodotti per i nostri clienti che sono, diciamo, tradizionalmente o patrimonialmente orientati, che si adattano agli schemi delle nostre moto. Ma pur continuando a crescere come azienda e mentre continuiamo a spingere sulle prestazioni e sull'innovazione, ci sono nuove aree in cui giocare. Certamente in passato, Screamin’ Eagle o Harley Davidson Screamin’ Eagle Performance è stata conosciuta come il nostro braccio performante. Penso che, con le normative Euro 5, le regole EPA, le norme sul rumore e una serie di altre cose in tutto il mondo, siano intervenute delle limitazioni sulle prestazioni che abbiamo visto in Screamin’ Eagle. Onestamente, penso che Screamin’ Eagle sia un marchio straordinario, con molta fedeltà e storia. Significa qualcosa per il nostro marchio e per i nostri clienti. Credo che la piattaforma Screamin’ Eagle possa essere incredibilmente performante per Harley Davidson Racing. Parliamo di futuri componenti e accessori performanti che possiamo sviluppare nelle corse. Forse li vedrete uscire in un pacchetto Screamin’ Eagle rivitalizzato.”
Ma forse c'è qualcosa al limite. Voglio dire, prendiamo la Road Glide con le specifiche da corsa, e notiamo che usa un sistema di raffreddamento a liquido per le testate. Sembrerebbe qualcosa che non è facile trasferire sulle moto di serie. Sì o no?
JS. “Non so. Di nuovo, Jason Kehls, il nostro direttore tecnico, è più competente. Io sono più quella che chiamano una "personalità" legata al business. Penso che quell'applicazione abbia aiutato a identificare alcune possibilità di sviluppo dei modelli di produzione. Ora, dire se l'applicazione di ciò che vediamo su questo motore sarà efficace e standard su strada, probabilmente non sono la persona migliore per rispondere. Bisognerebbe chiedere a Jason. Però, in ogni caso, posso senz'altro dire che impariamo sempre qualcosa da tutto ciò che facciamo.”
Poi è nata l'idea di associare la serie Bagger al Campionato del Mondo MotoGP. Forse a causa del successo straordinario che avete ottenuto negli USA con la serie "King of the Baggers"?
JS. “Sì, sai, quando Jason Kehls ha ripreso con le corse, cinque o sei anni fa, tempi di COVID e quella prima gara di bagger, c'è stato un grande slancio, sia digitale che "live", e in Nord America la Serie è diventata un fenomeno di grande successo. Parte dell'unicità è il contesto, la sensazione, il suono, la natura fortemente competitiva delle gare, che è pazzesca. È qualcosa che molti fan non capiscono fino a quando non vedono dal vivo. Lo facciamo da sei anni, continuiamo a portare nuova gente nel team e nei diversi programmi... e siamo Harley Davidson. Siamo il marchio di moto più famoso al mondo. Se dobbiamo gareggiare, dobbiamo farlo in modo autentico per il nostro marchio, per i nostri fan e per il futuro che vogliamo. E dobbiamo farlo sulla scena mondiale. Quindi, due anni fa, Jason ed io abbiamo sviluppato il concetto di una nuova serie, monomarca, definendo cosa volevamo ottenere, come farlo e cercando di capire quale beneficio avrebbe potuto fornire alla nostra azienda, quali opportunità per il futuro. Da lì il test iniziale con la MotoGP al Circuit of the Americas, solo per tastare il polso, capire se e quale poteva essere l'interesse. Era una data della King of the Baggers di Moto America, la nostra una gara di supporto. Di fatto abbiamo visto un grande interesse da parte del pubblico e dei Team MotoGP per quello che stavamo facendo.”
Bene la Moto America, ma la MotoGP?
JS. “Abbiamo iniziato a parlare con la MotoGP per capire se si poteva costruire una relazione reciprocamente vantaggiosa. Abbiamo esplorato diverse possibilità e abbiamo visto che sì, è una proposta di valore per MotoGP, per Harley Davidson e per i fan del motorsport. Siamo giunti alla conclusione che può esserci un vantaggio per tutti gli attori dell'ecosistema. Abbiamo poi fatto un altro test a Barcellona nel 2024 con alcuni piloti MotoGP. Ok, vediamo come va in Europa, ci siano detti. Di nuovo, feedback incredibile, forte attrattiva online, sui social, molto coinvolgimento. Commenti positivi, alcuni negativi. Ma quando fai qualcosa di nuovo che davvero muove le acque, lo sai, arrivano opinioni da entrambe i fronti, e va sempre e comunque bene. Attraverso questo ciclo di due anni di sviluppo, di test, apprendimento, analisi del mercato, costruzione delle relazioni commerciali, e poi di definizione della serie monomarca, delle tecnologie, delle operazioni e delle esigenze di larghezza di banda necessarie per gestire una serie globale con MotoGP, infine siamo arrivati a oggi."
Austin, Mugello, templi indiscutibili del Motorsport…
JS. “La prima gara ad Austin, Texas. È stato un enorme successo. Abbiamo portato squadre da tutto il mondo. Molti dei piloti non avevano mai visto questa moto, il circuito, la tecnologia. Abbiamo istruito i team, li abbiamo testati. E al COTA abbiamo corso delle gare incredibili che sono state decise all'ultima curva dell'ultimo giro dell'ultima gara, dentro la MotoGP. Abbiamo ancora molto da imparare, da migliorare, da crescere. Ma finora, sentiamo di essere sulla buona strada. E si arriva al nostro primo round europeo in uno dei circuiti più iconici al mondo, il Mugello, 10 moto bagger che sfrecciano sul rettilineo principale e entrano alla curva 1 a quasi 300 km/h. Penso che le Bagger abbiano fatto girare la testa e i cuori a molti italiani, a molti addetti ai lavori. Penso che molti abbiano aperto la mente superando i preconcetti, e capito cosa può essere Harley-Davidson.”
Sembra che tutte le parti coinvolte siano contente. Ora, se chiedo a un pilota cosa sia più impressionante in questo tipo di moto, mi accorgo che non è il peso, non è la potenza, non solo almeno: è il suono. Sono portato a convenire, perché lo sento anche io, che il suono è un aspetto importante del vostro marchio, o forse è un modo per collegare tutti gli elementi?
JS. “Penso che la cosa più importante del marchio Harley Davidson sia, come hai detto, la connessione che i fan sentono con esso. E quella connessione passa attraverso l'aspetto, la sensazione e il suono della moto. Questo è ciò che definisce una Harley-Davidson. Sì, voglio dire, alcuni piloti direbbero cose diverse, ma alcuni piloti dicono "il suono". Ci credo. Abbiamo provato a Misano, per esempio. La nostra moto era in pista contemporaneamente a molte superbike di alto livello. È stato sorprendente, un'esperienza che non avevo mai vissuto prima. Sei a bordo pista, passano le superbike – e io amo le superbike, quel loro suono nitido, fantastico… - poi senti arrivare la Harley, la senti a quasi un chilometro di distanza, metti in un angolo l’emozione della pista e ti concentri solo su quel brontolio. La senti prima ancora di vederla, e quando la vedi arrivare in curva, quando vedi che si allarga, che trova trazione, riprende velocità, accelerazione, e supera le superbike sul rettilineo principale di un circuito MotoGP... Quell'esperienza viscerale e sonora è qualcosa che io non avevo mai provato. E dimostra ancora una volta che l'aspetto, la sensazione e il suono di queste moto sono davvero unici.”
Quindi possiamo dire che Harley-Davidson è qualcosa di emotivamente più forte, e forse che il suono è il messaggio tra i fan, tra i proprietari, tra gli spettatori, in un mondo di connessione?
JS. “Penso che ci siano molte cose che uniscono la comunità di Harley-Davidson. E di nuovo, penso sia una combinazione di aspetto, sensazione e suono. Credo che il suono avrà un impatto sui fan che seguono la MotoGP, specialmente su quelli che non hanno mai sentito passare una bagger da corsa. Sono sicuro al 100% che provocherà un impatto emotivo. Il risultato sarà emotivamente unico. Abbiamo bisogno delle loro sensazioni sull'impatto emotivo della gara. Ancora: alcune positive, altre negative, non lo so. Forse a qualcuno non piacerà, ma provocherà una risposta emotiva. Questo lo so per certo.”
© Immagini Harley-Davidson, H-D Bagger World Cup