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Lisbona, 3 gennaio 2008. 2.500 persone da tutto il mondo, moto, auto, quad per 550 mezzi, sono riuniti sulle rive dell’Atlantico in Portogallo. Meno di 48 ore e deve partire la Lisbona-Dakar 2008, trentesima edizione del Rally-Raid inventato da Thierry Sabine. Sarà una corsa di quasi 6.000 chilometri in 15 tappe attraverso Marocco, Mauritania, Senegal. Sarà…
Mauritania, 24 dicembre 2007, vigilia di Natale. 4 turisti francesi sono assassinati nei pressi di Aleg, regione di Brakna, 250 chilometri dalla capitale Nouakchott. Due giorni dopo 3 militari sono uccisi in un attacco a El Ghallawiya. Banditi, terroristi, ipotesi e voci di rivendicazioni, si fa il nome di Al Qaida. Il governo francese rivolge agli organizzatori, Amaury Sport Organisation, ASO, l'invito a evitare il passaggio della corsa in Mauritania, e direttamente ai francesi il consiglio di non recarsi in quel Paese perché il rischio terroristico in Mauritania non può essere escluso. Naturalmente c’erano anche altri, cruciali motivi.
Lisbona, 4 gennaio 2008. Etienne Lavigne, il direttore della Dakar, riunisce giornalisti e concorrenti all’auditorium del Centro Cultural de Belém, il luogo dove avrebbe dovuto tenere il primo briefing del Rally. Lavigne riassume gli eventi di cui sopra e gela la platea: "Vi leggerò il comunicato ufficiale dell'organizzazione ASO. Dopo vari scambi con il governo francese e in particolare con il Ministero degli Affari Esteri, e tenuto conto di queste ferme raccomandazioni, gli organizzatori della Dakar hanno preso la decisione di annullare l'edizione 2008 del rally. La Dakar è un simbolo e nulla può distruggere i simboli. La Dakar è scossa ma la Dakar è in piedi e l'anno prossimo vi diamo appuntamento per un grande evento sportivo!"
Aprile 2008. ASO crea il surrogato Central Europe Rally tra Ungheria e Romania, "Dakar Series". Vincono Carlos Sainz, Volkswagen, e David Casteu, KTM. L'anno dopo, il 3 gennaio parte la Dakar Argentina-Cile, 31ma edizione e prima di undici disputate in America del Sud. Poi l'Arabia Saudita dal 2020. E ora? E ora si ha paura che l’Arabia Saudita non sia nelle condizioni di ospitare una Dakar in sicurezza. Così si è scatenato il finimondo che tutti gli appassionati conoscono e che porta a una possibile, articolata conseguenza.
Ottobre, 2026. Non parlo di Dakar in Marocco, di 12 tappe, 4.000 chilometri cronometrati e partenza entro il 10 gennaio, di Dakar di nome e di fatto a tutti gli effetti, insomma. Questa è la traccia principale delle ipotesi e di un milione di chiacchiere. Mi viene semplicemente in mente che, dopo diciotto anni, seimilacinquecentosettantanove giorni di migrazione sulla faccia del Pianeta, la Dakar potrebbe tornare in Africa partendo… da dove l’aveva lasciata: Lisbona!
Prestissimo sapremo.
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