Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Il prossimo mercoledì 22 aprile, due giorni prima che le moto scendano in pista per il GP di Spagna, la città di Jerez de la Frontera metterà in scena presso il teatro Villamarta una cerimonia per il quarantesimo anniversario del circuito locale. Verranno omaggiati i grandi piloti spagnoli come Alex Crivillè, Jorge Martinez, Sito Pons, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa, Carlos Checa; saranno premiati anche Fernando Alonso e Carlos Sainz. E in rappresentanza di Angel Nieto ritireranno un premio speciale i due figli del 12+1 volte campione del mondo, Gelete e Pablo.
Fin qui la notizia. In realtà, va detto che curiosamente il circuito di Jerez ha già festeggiato l’evento l’anno scorso, nel 2025, e le date restano incerte: l’impianto è stato ultimato nel 1984, ha ospitato la prima gara automobilistica nazionale nel 1985, il primo GP automobilistico di F1 l’anno dopo e quello motociclistico nel 1987. Ma risulta che fu inaugurato ufficialmente nel 1986.
ll layout originale misurava 4.218 metri. Quando il nostro mondiale conobbe Jerez de la Frontera era l’aprile del 1987: il GP di Spagna fu la seconda prova della stagione, tra Suzuka e Hockenheim: Eddie Lawson (Yamaha) stabilì la pole position ma fu secondo in gara a ben 23” da Wayne Gardner (Honda) che registrò anche il girò veloce. In 250 vinse Martin Wimmer su Luca Cadalora, entrambi erano piloti Yamaha; in classe 125 la vittoria fu firmata da Fausto Gresini con la Garelli, davanti ad altri cinque piloti italiani: Brigaglia, Casoli, Casanova, Bianchi e Gianola. La 80 andò a Martinez e tra i sidecar prevalsero Steve Webster e Toni Hewitt.
C’eravamo, in quel lontano 1987, a seguire il GP di Spagna per Grand Prix. Non si fece vedere invece Freddie Spencer, che esattamente un anno prima, al Jarama, nel GP di Spagna guidava la corsa con la Honda, improvvisamente rientrò nel box e misteriosamente si fermò per tutto l’anno. Ufficialmente per la tendinite, poi furono gli occhi, il ginocchio, la testa… Honda lo attendeva anche lì a Jerez, il 24 aprile del 1987 per le prime prove libere della classe 500, ma Freddie al circuito non si vide. Il più grande mistero del motociclismo.
Quarant’anni fa un’altra Honda aspettava me - molto più modestamente - nella primavera del 1986 sulla pista di Jerez. Era la nuovissima VFR 750: per la presentazione dinamica mondiale fu scelta la nuova pista andalusa anche se intorno al tracciato si era ancora al lavoro. Si sbancavano le colline, si faceva spazio alle tribune, si stavano completando i box. Soltanto una parte della pista era davvero pulita. Ma fu comunque una doppia scoperta meravigliosa.
Perché il tracciato era splendido, ricco di curve di vario raggio, e naturalmente la moto era una meraviglia. La VFR doveva rappresentare la risposta alle supersportive della concorrenza, ma di fatto era una granturismo di enorme classe. Andava forte, si parlava già di 245 chilometri orari. Il suo V4 raffreddato a liquido, con la cascata di ingranaggi della distribuzione a 16 valvole, valeva 105 cavalli a 10.500 giri con una erogazione piena e un sound unico che cambiava voce sopra i 6.000 giri. Una bomba. E Il telaio: un doppio trave di alluminio, annunciato per 14 chili soltanto, con forcellone bibraccio d’alluminio, sospensioni efficienti, il Pro-link dietro, tre dischi freni molto potenti…
I vertici della Honda erano giustamente orgogliosi, la stampa specializzata era al settimo cielo perché il programma lasciava molo spazio ai turni di guida e alle sessioni fotografiche. Due giornate piene e clima ideale. Il meno felice era l’operatore di Mediaset che mi seguiva in quella trasferta. Non avevamo microcamere o accrocchi speciali, allora: l’amico Attilio Zoia, allora considerato il numero uno, si prestò a salire in sella con me, la pesante telecamera in spalla. Non fu una passeggiata, probabilmente invecchiò di dieci anni, ma si portò a casa emozioni uniche. Jerez de la Frontera è rimasta storica anche per lui.